L'Aventino di Forza Italia scatena il tutti contro tutti: è caos in Consiglio comunale

Otto consiglieri di FI non si presentano. Il gruppo chiede l'ingresso in Giunta. Anche l'opposizione si spacca in due con Rizzi, Sciagura, Buonarota, Cassitti e Iaccarino in soccorso a Landella

Forza Italia assente

Gli annunci della vigilia non sono stati smentiti dai fatti. Come preannunciato su queste colonne, Forza Italia, prima forza di coalizione, non si è presentata oggi ai lavori del consiglio comunale. Lo ha fatto compattamente, come garantito dal capogruppo Raimondo Ursitti che all'indirizzo di Landella ha agitato ieri, nel corso di un infuocato vertice di maggioranza, tutta la sua contrarietà per il "metodo di governo" del sindaco, preannunciando l'aventino. Sul tavolo la richiesta di sempre, da otto mesi a questa parte: l'ingresso nella compagine di governo di Forza Italia, che ad oggi sarebbe assente (la triade De Filippis, Giuliani e Lombardi non è mai stata "riconosciuta" da una parte del gruppo azzurro, quello più di fede tarquiniana).

 

Vano si è rivelato il lavoro delle colombe nella prima parte della mattinata. Giunto in aula, il sindaco ha dovuto prendere atto, per la prima volta, della serietà delle minacce dei suoi consiglieri. Ne è scaturito un affondo duro del primo cittadino, che di "cedere con la forza" proprio non ne vuol sapere. "Col commissario FI, Lucio Tarquinio, si era convenuto di aprire una verifica politica per valutare il da farsi. In cambio avevo chiesto serenità e continuità amministrativa perché ritengo sbagliato e controproducente sovrapporre il piano politico a quello amministrativo. La nostra città attende risposte che non possono essere in alcun modo subordinate a richieste di rimpasti e giochi di potere. Prendo atto, con rammarico, che così non è stato. Dal gruppo consiliare di Forza Italia è giunto invece un atteggiamento grave ed irresponsabile. Un metodo che non condivido ed al quale mi oppongo in modo fermo e deciso. La cosa peggiore che mi si possa fare, per mia natura, è costringermi con la forza, seppur fisica, a compiere degli atti".

 

Quindi il ringraziamento ai consiglieri di minoranza che hanno permesso alla seduta di svolgersi comunque. La bufera azzurra, infatti, ha spaccato anche la minoranza. Da un lato Buonarota (Lavoro e Libertà), Cassitti (PSI), Sciagura (Il pane e le rose) e Iaccarino (Udc) e Rizzi (ex M5S, oggi Indipendente) che per "senso di responsabilità" sono rimasti in aula a garanzia del numero legale. Dall'altro il capogruppo de Il Pane e le Rose, Augusto Marasco, PD e la civica di Leonardo Di Gioia che l'aula l'hanno abbandonato.

 

Vano l'appello di Marasco ad un coordinamento delle opposizioni (ha dovuto scontare una defezione proprio in seno al suo gruppo) ed il "rimprovero" del consigliere Leonardo Di Gioia alla maggioranza "a presentarsi un'altra volta in maniera autosufficiente". L'opposizione di fatto si spacca.

 

E mentre il PD parla di "ribaltone politico", l'aula approva 97 dei 98 debiti fuori bilancio giunti in Consiglio. Rinviate le sei delibere su altrettanti insediamenti produttivi "che giacevano nel cassetto dell'ex dirigente del SUAP e che potrebbero attrarre fino a 200 posti di lavoro" affonda il consigliere FDI Mainiero che chiede un accertamento interno delle responsabilità. Rinviato anche il voto su Moldaunia, il progetto di fusione della Capitanata col Molise.

 

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A rendere storica la giornata, dulcis in fundo, gli ex lavoratori di Foggiaservizi, Amica Gestioni, Acea e famiglie destinatarie di provvedimenti di sfratto che hanno interrotto più volte i lavori rendendo difficile il lavoro al presidente del consiglio, Luigi Miranda, ed ottenendo che una delegazione incontrasse il sindaco.

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