Deleghe in cambio di fiducia, ma per Mongelli potrebbe non bastare

Sel rispedisce al mittente l'offerta. Accettano Rita Chinni, Gaetano Pedone e Italo Pontone. La maggioranza è spaccata

Gianni Mongelli

Tira una brutta aria nella maggioranza Mongelli. Lo scivolone di lunedì scorso, quando il consiglio comunale è stato aggiornato per mancanza di numeri, altro non è stato che la punta evidente di un iceberg più profondo, cresciuto e radicatosi nel tempo tra i banchi di Corso Garibaldi. Da tempo il centrosinistra dà segni di cedimento e di disagio.

Ma sino ad oggi i partiti sono riusciti ad indurre alla ragionevolezza i propri consiglieri nei momenti clou, riuscendo - con le buone talvolta, più spesso con le cattive – a non far mancare i numeri sui provvedimenti più importanti. Ma che si viaggi in ordine sparso è ormai acclarato, ragionano fonti interne. “Ciascun consigliere rappresenta sé stesso ormai e vota solo ciò che gli pare” si sfoga Leonardo De Santis, Sel che lunedì scorso, assieme al collega Sisbarra, ha fatto sapere, pertanto, di ritenersi “svincolato da qualsiasi patto di coalizione”.

E il test “sul campo” arriva subito, offerto dal progetto di una discarica per rifiuti targata Zammarano che dovrebbe sorgere a Passo Breccioso (oggetto qualche giorno fa di una denuncia anonima) e dai tre progetti di residenze sanitarie socio-assistenziali presentati da alcuni imprenditori foggiani: perplessità più o meno fondate o semplice disinteresse, scatta il fuggi fuggi dei consiglieri, la maggioranza traballa e si sfalda.

Senza numeri: tutto rinviato, tra le urla fuori dai riflettori di Angelo Benvenuto che minaccia: “Se giovedì la discarica non riceve voto compatto, Mongelli faccia conto di non avere più una maggioranza”. Ma il vertice di maggioranza convocato in tutta fretta ieri e protrattosi sino a tarda sera non ha sanato la situazione: le fratture, marcate, permangono, evidenziate sin dalle prime battute dall’assenza dei Moderati e Popolari di Sottile e De Vito che non si presentano all’appuntamento ritenendolo “ormai superfluo”.

Né ha potuto nulla l’operazione politica tentata in extremis dal sindaco Mongelli che ha fatto precedere l’incontro da una distribuzione di deleghe a quei consiglieri da tempo in attesa di uno strapuntino. Sel rispedisce al mittente l’offerta, ritenendola “tardiva”; non altrettanto invece fa Gaetano Pedone, ex opposizione poi convertito all’Udcap, che intasca la delega al Decoro Urbano.

Mongelli firma anche le Pari Opportunità per la democratica Rita Chinni e la gestione del bosco dell’Incoronata per Italo Pontone, Pd. Prima di loro erano stati accontentati AnnaRita Palmieri, Udcap vicina all’assessore Pellegrino, nelle cui mani sono finite addirittura le politiche abitative, tema quantomai delicato e bollente in una città come Foggia, e Peppino D’Urso (Pd), delegato alla Cultura. Se non è un governo del consiglio, insomma, poco ci manca.

Ma l“Operazione deleghe” resta comunque insufficiente stando gli esiti del vertice di ieri e se è vero che domani la maggioranza sarà costretta a chiedere addirittura un’inversione dell’ordine del giorno per rinviare quei quattro progetti della discordia a data da destinarsi ed evitare così che un’altra discussione, lacerante, segni il punto di non ritorno di una crisi strisciante.

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Ai capricci dei consiglieri fa da sfondo, intanto, una situazione preoccupante sul fronte economico. Mentre in aula è corsa alle deleghe, l’ente appende le sue sorti al decreto anti-dissesto del governo Monti per scongiurare il collasso finanziario.

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