Fondo salverà i conti del Comune, ma non le tasche dei foggiani

L'unica strada possibile per evitare ufficialmente il dissesto finanziario è il decreto salva-enti, ma per 10 anni si prevede una forte pressione fiscale

Comune di Foggia

Mancato riconoscimento di debiti fuori bilancio; bassa capacità di riscossione delle entrate tributarie; difficoltà nella riscossione delle entrare derivanti da alienazioni immobiliari; elevato utilizzo dell’anticipazione di tesoreria; contenzioso di difficile quantificazione che può causare un numero indefinito di passività potenziali; scarsi risultati della manovra finanziaria di risanamento e del relativo piano di rientro contabile; incertezza sul mantenimento della posta in bilancio derivante dai PRUSST a copertura del disavanzo 2009; mancata copertura della quota di disavanzo 2010 applicata al bilancio di previsione 2011 e confermata nel consuntivo 2011 per 2milioni di euro; forti squilibri economici finanziari nelle gestioni delle società partecipate Ataf spa e del gruppo Amica spa in fallimento.

E’ lunga la lista di doglianze che i revisori dei conti elencano nel parere al riequilibrio di bilancio depositato in mattinata. I conti del Comune di Foggia continuano ad annaspare nelle secche del dissesto finanziario nonostante le draconiane manovre di risanamento attuate. A tal punto da far ritenere al collegio che l’unica strada possibile sia affidarsi al decreto salva-enti in discussione al Parlamento.

Si legge testualmente: “L’Organo di revisione … invita l’Ente a proporre entro la chiusura dell’esercizio finanziario corrente una delibera di riequilibrio finanziario complessivo con l’adozione di un piano di rientro contabile che sia in grado di porre rimedio all’estinzione della massa debitoria e dei debiti fuori bilancio e al ripristino degli equilibri generali di bilancio”.

Un’istanza, quella di accesso al fondo di rotazione pensato dal Governo Monti, già al vaglio dell’amministrazione Mongelli che, per rientrare nel provvedimento (dai cui beneficiari è stata esclusa in prima battuta), ha mobilitato i propri parlamentari a Roma. E gli emendamenti di recente approvati vanno proprio in questa direzione. Foggia potrebbe ricevere denaro cash fino a 300 euro per abitante. Di contro però dovrà preparare un rigoroso piano di risanamento pluriennale (fino a 10 anni) per restituire quel denaro che stringerà paurosamente i cordoni della spesa pubblica e spingerà al massimo la pressione fiscale, così come accade in caso di dissesto.

Così come accadrà, insomma, per i prossimi 5 anni a Zapponeta e a San Nicandro Garganico, ufficialmente in dissesto.  Prima il crollo politico-amministrativo, poi quello economico-finanziario. La parabola è stata la stessa per entrambi gli enti: ambedue commissariati, il primo dal luglio scorso dopo la breve esperienza targata Rizzi, vendoliano di ferro; il secondo da qualche settimana, dopo le dimissioni del sindaco Udc Vincenzo Monte.

La dichiarazione di bancarotta se la sono accollata i rispettivi commissari, Nicolina di Miscia e Francesco Cappetta, chiamati al capezzale dei comuni per mettere ordine nei conti dopo la resa degli amministratori. Troppo tardi. Il commissario non perdona anni di gestione finanziaria squilibrata. 6 milioni di euro di massa passiva a Zapponeta, esattamente il doppio a San Nicandro, stando ai dati ufficiali, decretano il dissesto dei due enti, da tempo sorvegliati speciali dalla Corte dei Conti. Si tratta  dei primi due comuni, a memoria storica, che in Capitanata sprofondano nel baratro finanziario. Ma certamente non si tratta dei soli finiti nel mirino dei magistrati. Oltre a Foggia, di recente ci è entrato anche San Marco La Catola, anch’esso commissariato.

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