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Parte la catena per salvare Iaccarino. Amici ed elettori lo invitano a ripensarci: "Leonardo non ti dimettere"

Fioccano i messaggi di solidarietà sulla bacheca del presidente del Consiglio comunale alla vigilia della formalizzazione delle dimissioni che saranno protocollate domani dopo lo scandalo dei video delle pistolettate a salve di Capodanno

"Leonardo Iaccarino non ti dimettere". È il messaggio fotocopia che circola da qualche ora, a ritmo cadenzato, sulla bacheca del presidente del Consiglio comunale di Foggia.

È una catena, finalizzata, evidentemente, a farlo desistere dal suo proposito, formalizzato in una lettera indirizzata al sindaco Franco Landella, un gesto "doloroso ma inevitabile", dopo lo scandalo dei video delle pistolettate sparate a salve con il figlio per festeggiare Capodanno. "Devo anteporre l’interesse dell’Istituzione che rappresento e della intera Città, che per mia responsabilità si trova negativamente al centro della cronaca", ha scritto lui stesso nella missiva, riconoscendo, questa volta, la gravità dell'episodio diventato suo malgrado di dominio pubblico. Prima ancora aveva derubricato lo stesso gesto filmato del figlio a una "goliardata di un 16enne", risultando poco convincente agli occhi dell'opinione pubblica.

Per la cronaca, non ha ancora protocollato le dimissioni, anche perché nei festivi l'ufficio è chiuso. Ma, da accordi, domani lo farà. A onor del vero i primi a invocarle erano stati i Cinquestelle Rosa Barone e Mario Furore, senza infingimenti e senza tentennamenti, e ora rilanciano chiedendogli di abbandonare la massima assise. A ruota, erano partite le richieste degli altri rappresentanti delle opposizioni. In un primo momento la maggioranza era stata più blanda, quando a circolare era solo il video di Iaccarino junior, poi ha convocato una riunione d'urgenza per affrontare il caso trovandosi a prendere atto delle dimissioni.

L'impressione è che la 'valanga di solidarietà' possa rappresentare il preludio di un dietrofront. In un paio d'ore sono una cinquantina i post dello stesso tenore apparsi sul profilo del presidente del Consiglio che, stando ai suoi intendimenti, dovrebbe retrocedere al ruolo di consigliere comunale per cui è stato eletto con 1312 voti nel 2019 (dopo averne presi ben 3.358 alle Primarie del centrodestra per la scelta del candidato sindaco). Fioccano le attestazioni di stima: amici, conoscenti, ed elettori si schierano apertamente con lui e qualcuno utilizza anche l'hashtag "Io sto con Leo". In tanti si indignano prendendosela con chi giudica e con chi lo vuole fuori dalla politica: "Tutta invidia e gelosia". Alcuni parlano di "accanimento mediatico a fini politici" e di gente che lo aspettava al patibolo. "Non hai fatto niente di male", scrivono. Chiedono rispetto per l'uomo. "Certo quello che abbiamo visto non è stato bello - si legge in un post - Possiamo scrivere di tutto ma mi piace pensare che per lui sia stato un momento di défaillance, complice il clima di festa e qualche bicchiere di prosecco. Condanno invece chi si è appropriato di questo video per distruggere una persona. Vorrei ricordarvi che dietro il politico c'è un uomo, un padre, un figlio, un fratello e le cattiverie scritte non fanno male solo a lui".

Ma qui è in discussione l'istituzione, non l'uomo. Non è materia di giudizio che sia una "persona vera e sincera", come dice di lui chi lo conosce. E nemmeno lo si vuole sottoporre a una gogna. Ci si sarebbe aspettati, semmai, sentimenti di comprensione e finanche indulgenza, magari esprimendo apprezzamento per la scelta di congedarsi, perché le dimissioni, di questi tempi, si sa, sono merce rara. Ed è condivisibile la vicinanza di quanti ne riconoscono le qualità, pregi e virtù, magari anche richiamando il suo onorabile mestiere di pompiere. Non è ammissibile, però, che si possa minimizzare l'acclarato errore che, volente o nolente, gli costerà la poltrona. Perché se non dovesse andare via con le sue gambe, ne uscirebbe con disonore con una mozione di sfiducia che, dopo la tanto vituperata (da lui) modifica al regolamento del Consiglio comunale - che generò un vibrante scontro con Landella -, sarebbe un gioco da ragazzi.

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