Salernitana-Foggia 0-3: le pagelle dei rossoneri

Floriano e Agazzi protagonisti con le tre splendide e decisive marcature. Buona anche la prova della difesa. Gerbo in affanno

Roberto Floriano (ph. R. D'Agostino)

La vittoria della rinascita? Chissà. Certo è che dal minuto 43 del secondo tempo di Foggia-Venezia, sembra sia cominciato un altro campionato. Quattro punti che muovono la classifica e forse ridonano anche un po’ di convinzione a una squadra per settimane preda delle proprie paure e incertezze. Per inciso, con la Salernitana non è stato tutto perfetto (si veda il conto dei legni colpiti, ndr), ma la squadra ha vinto con una attenzione e tenacia che non molto spesso si erano viste in questa prima metà di stagione. Resta un ultimo impegno, prima della sosta di quasi un mese in cui la squadra potrebbe subire un profondo restyling. Il Frosinone più che uno scoglio sembra un mega faraglione da domare, peraltro in un teatro (quello dello Zaccheria) dove il Foggia non è mai riuscito a esibirsi al meglio. Chissà che gli ultimi due risultati non determinino un cambio di ritmo anche nel tempio rossonero.

SALERNITANA (4-2-3-1) Adamonis 6; Pucino 6 Schiavi 6 Mantovani 6 Vitale 6; Ricci 5,5 Signorelli 5,5; Gatto 6 (12’st Di Roberto 5) Kiyine 6 (22’st Rosina 5,5) Sprocati 6,5; Bocalon 5 (30’st Rossi s.v.). A disposizione: Russo, Bernardini, Zito, Rodriguez, Alex, Iliadis, Kadi, Perico, Popescu. All. Colantuono 5,5

FOGGIA (3-5-2) Tarolli 6; Loiacono 6,5 Camporese 6,5 Martinelli 6,5; Gerbo 5,5 Agnelli 6 Agazzi 7,5 Deli 6 Rubin 6 (39’st Figliomeni s.v.); Chiricò 5 (22’st Floriano 7,5) Beretta 6 (28’st Calderini 6). A disposizione: Sanchez, Sarri, Fedato, Coletti, Ramè, Fedele. All. Stroppa 7

Arbitro: Marini di Roma 1 6,5

Tarolli 6 – Non esce quando deve, e se lo fa sbaglia il tempo dell’uscita. Qualcosa è da rivedere. Però tra i pali ci sa stare e anche bene. Vola alla grande sul destro a giro di Kiyine. E soprattutto sfata due tabu personali: mai aveva vinto e mai aveva chiuso il match con la porta inviolata.

Loiacono 6,5 – Al netto di un pasticciaccio su un disimpegno, mette a referto una prestazione incoraggiante. Solido negli uno contro uno, riesce a contenere Gatto che dopo un tempo sparisce. Meglio ancora quando entra Di Roberto.

Camporese 6,5 – Stroppa lo recupera e rilancia subito dall’inizio. Stavolta niente centrodestra, ma perno della retroguardia. E ne guadagna in sicurezza e pulizia degli interventi. Non avrà la visione di gioco di Coletti, ma come guida della difesa va più che bene.

Martinelli 6,5 – Rimedia con un autentico miracolo a un brutto errore di Loiacono – con la parziale complicità di Tarolli – e per una volta riduce al minimo le ‘martinellate’.

Gerbo 5,5 – Mezzo voto in più per l’assist a Floriano. Tuttavia pesano due errori di valutazione in chiusura di primo tempo, che avrebbero potuto valere altrettanti gol, e le praterie lasciate sistematicamente a Sprocati nella ripresa.

Agnelli 6 – Simbolo di un gruppo che a interpretare il ruolo dello sparring partner non ne ha la minima intenzione. Non sarà un campione di tecnica e visione di gioco, ma il suo lavoro in mezzo serve eccome. E infatti da quando ha recuperato, Stroppa non ci rinuncia mai.

Agazzi 7,5 – Qualche errore di lettura nel primo tempo, ma la sua prestazione è una figura retorica. Un climax ascendente che lo vede gradualmente prendere il possesso della mediana, tra chili di palloni recuperati, e quintali distribuiti. Perfetto interprete del mai semplice taglia e cuci, con ciliegina finale del supergol che tramortisce l’Arechi.

Deli 6 – Il voto sarebbe più alto se solo compiesse la scelta giusta quando si presenta a 15 metri dalla porta. Ma da mezzala sinistra con licenza di sganciarsi sul versante offensivo crea più di qualche grattacapo alla truppa di Colantuono. Eccellente anche il lavoro in interdizione.

Rubin 6 – Altro giocatore in fase di ritrovamento. Più vero del fantasma sceso in campo nella prima parte di stagione. Centellina ancora le discese, ma con lui e Deli il Foggia ha ritrovato qualità e corsa sul versante mancino (39’st Figliomeni s.v.)

Chiricò 5 – Da seconda punta proprio non si trova. Troppo forte la tentazione di scollinare su una delle due corsie. E così finisce per risultare poco utile al gioco dei suoi (22’st Floriano 8 – Fallisce due dribbling in area che avrebbero potuto spianargli la strada verso la gloria. Fortuna che gli capiti anche una terza chance, e non la fallisce. Bellissimo il primo gol, da fenomeno il secondo, a gara già in archivio, ma non per questo meno meritevole di celebrazioni).

Beretta 6 – Encomiabile quando sbaglia un’apertura, avviando il contropiede degli avversari, e si produce in un ripiegamento di oltre 60 metri di campo per tentare di rimediare. Si obietterà sulla qualità del prodotto offensivo – ma con un Mazzeo accanto la musica sarebbe più gradevole – mai si potrà dire nulla sul suo impegno e spirito di abnegazione (28’st Calderini 6 – Come per Beretta. Non gioca la partita da Pallone D’Oro ma si sbatte, fino alla propria area di rigore, e provando a interpretare come può l'inedito ruolo di prima punta).

All. Stroppa 7 – La società gli impone di escludere Vacca – scelta che forse avrebbe preso a prescindere – e lui si adegua, come ha sempre fatto. Disegna una squadra compatta e soprattutto cazzuta. E per una volta anche la fortuna lo assiste. La perfetta risposta a chi una settimana fa lo aveva invitato a liberare l’armadietto e fare ritorno in Brianza.

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