L'addio di Stroppa a Foggia: "La mia è una scelta tecnica, ma non chiamatemi traditore"

L'addio del tecnico rossonero subito dopo aver rescisso il contratto con il club rossonero, ed essersi legato al Crotone con un contratto fino al 2020: "Nessuna lite con Nember, vado via perché non potevo dare di più"

Giovanni Stroppa

E’ stata solo una scelta tecnica. Nessun dissidio, nessuna lite. Solo una carenza di stimoli o, meglio, la convinzione di non poter dare più di quello che è stato fatto in un biennio. Due anni di grandi risultati, che incidono il nome di Stroppa nella bacheca dei grandi della storia rossonera, anche se la conclusione sarebbe potuta essere diversa. Nella conferenza stampa di commiato, tenutasi nell'insolita cornice di Villa Reale, l’ormai ex tecnico del Foggia (che dopo aver rescisso, rinunciando alle ultime tre mensilità, è stato annunciato dal Crotone, ndr) spiega un po’ tutto quello che c’era da spiegare, partendo da un excursus sul percorso iniziato tra molti dubbi e la diffidenza di una piazza pronta a mugugnare al primo passo falso. D’altronde a Foggia, dopo 19 anni di ‘sfighe’ calcistiche, era una cosa normale. “Venire qui a Foggia non è stata una scelta normale, perché questa è una città che vive il calcio 24 ore al giorno. Ecco perché la serie B è stata una rivalsa per tutta la città e per tutto il movimento”. Poi il campionato di B, cominciato con tanto entusiasmo, un bel gioco, ma scarsi risultati, ai quali il mercato di riparazione e un grande girone di ritorno hanno posto rimedio. Qualità del gioco, giocatori valorizzati (Kragl su tutti, ma anche Ciccio Deli, Agazzi o lo stesso Mazzeo), grandi risultati, “ecco perché credo sia giusto lasciare. Capisco che la gente ci sia rimasta male, ma non voglio passare per traditore o per quello che abbandona la nave nel momento di difficoltà. Semplicemente sono arrivato al culmine di quello che potevo dare alla squadra, alla società e alla città. Il mio addio è frutto di una scelta solo tecnica”. Poi chiarisce il punto sugli accordi verbali in essere con i Sannella: “E’ vero, con la proprietà si era detto che sarei potuto andar via in caso di offerte dalla serie A, ma le varie situazioni createsi mi hanno spinto a cambiare”.

Resto, anzi, no.

Anche sulla tempistica spiega: “Prima della fine del campionato dissi che sarei rimasto, ma era difficile per i tempi dire qualcosa di diverso. Avrei alimentato dubbi, avrei messo in difficoltà la società. Mi sono mantenuto una possibilità”. E così è stato anche quando con Nember è stata scelta la località dove svolgere il ritiro: “Coltivavo già l’idea di andar via, ma ho cercato di pensare da allenatore, sperando di recuperare le energie e le motivazioni necessarie per restare qui”. Nember col quale Stroppa non ha mai avuto problemi: “Ho letto di frizioni, liti. In realtà con lui i rapporti sono stati eccezionali. Lui per me è stato un valore aggiunto, anche la sua presenza in panchina è stata un’ulteriore risorsa, una figura in più con la quale confrontarmi oltre a quelle di Guerra e Brescia (i suoi due vice che lo raggiungeranno a Crotone, ndr). La mia scelta non è stata determinata affatto dai cattivi rapporti con Nember. Dalla proprietà fino ai giardinieri ho sempre avuto rapporti splendidi”. E poi continua: “Sono dispiaciuto per come alcuni hanno preso la mia scelta, per la delusione dei Sannella, ma vorrei comprendeste che si tratta solo di una scelta tecnica. Magari sbaglierò, come tante volte per voi ho sbagliato i cambi o la formazione iniziale.

Strutture, penalizzazioni e mercato

Se il processo sportivo non ha inciso (“Partire con una penalizzazione non mi avrebbe preoccupato”) sulla decisione, qualche turbamento può averlo determinato la carenza di strutture: “Non nego che per due anni di fila i cambi di location hanno creato dei problemi. Lo scorso anno abbiamo lasciato il campo dell’Amendola a maggio in perfette condizioni e lo abbiamo ritrovato ad agosto senza erba. Siamo stati costretti ad allenarci su altre strutture, e andando a Cerignola sul sintetico ha comportato degli infortuni. Siamo arrivati al punto di avere ben 11 giocatori indisponibili in una stessa partita. Può darsi che questo aspetto abbia inciso, ma so che la società sta acquisendo mezzi per la gestione delle strutture e ha firmato la convenzione”.

Sul mercato chiarisce e preannuncia quelle che potrebbero essere alcune scelte del diesse: “Mi fu detto che c’era la possibilità di fare entrare soldi in cassa (attraverso cessioni eccellenti, ndr), per poi finanziare il mercato. E su questo non sono stato molto d’accordo.

Ricordi ed emozioni

Splendidi come i ricordi di Foggia e della città che porterà con sé: “Foggia mi lascia una magia. Non mi sono mai sentito un allenatore normale. Quando sono arrivato ho creduto per un attimo di avere un credito per quanto fatto da calciatore, ma non è stato così. Mi sono dovuto guadagnare tutto. Porto con me la bellezza di volervi bene, di conoscere i pregi e difetti, di essermi sentito un condottiero quando ho dovuto fare da scudo ai miei giocatori. E ho fatto tutto col sorriso, anche all’inizio quando la situazione è stata più difficoltosa. Ma è stato fatto un grande lavoro. Quando porti in giro 4mila persone, quando diventi riconoscibile per il gioco della squadra, per il tuo pubblico, diventa motivo di orgoglio, che nessuno mi potrà mai togliere. Ho ricevuto tanto, anche qualche ‘vaffa’, di cui però non mi interessa. Ma vi dico grazie col cuore in mano. Per me Foggia era qualcosa di speciale da calciatore, e lo è diventato ancora di più quando ci sono tornato da allenatore”.

Successore

Nella girandola di nomi, è salito nella gerarchia dei favoriti per la panchina rossonera Gianluca Grassadonia, che secondo alcuni rumors stamani avrebbe incontrato i vertici societari presso gli uffici della Tamma. L'accordo, tuttavia, non sarebbe ancora stato trovato. Restano in piedi, seppur più defilati i nomi di Oddo (la cui richiesta di attendere il verdetto del processo pare abbia un po’ stizzito Nember) e di Nicola (che attende una chiamata dalla serie A). Praticamente fuori dai giochi i profili di Juric e Rastelli, per una mera questione economica (contrattio fuori budget). “Sono stati fatti nomi importanti, ma secondo me Grassadonia è il profilo migliore, più simile a quello che cerca la società. Ma anche Nicola ha dimostrato tanto”, il commento finale di Stroppa.  

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