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Il sindaco di Lucera si è dimesso: "Non ho più una maggioranza, aprirò un dibattito pubblico"

L'avvocato Giuseppe Pitta si prenderà qualche giorno di pausa per riflettere e poi ascolterà le forze politiche e i singoli consiglieri: "Non sarò io a non avere la schiena dritta e ad aprire il mercato delle vacche pur di rimanere seduto a Palazzo Mozzagrugno"

"Prendo atto di non avere una maggioranza in Consiglio comunale. Nei prossimi giorni aprirò un dibattito pubblico con la città e le forze politiche per capire, innanzitutto, se chi ha firmato un programma e voleva fare determinate cose per la città si rimangia la sua parola rispetto a quel programma sottoscritto. E poi vediamo se ci sono forze politiche in Consiglio comunale che vogliono fare cose buone per la città".

Mezz'ora dopo aver rassegnato le dimissioni dalla carica di sindaco di Lucera, protocollate prima di mezzogiorno, l'avvocato Giuseppe Pitta, eletto al secondo turno il 5 ottobre 2020, motiva così la decisione assunta dopo poco meno di otto mesi. Scattano oggi i canonici 20 giorni per ripensarci.

Venerdì, in un'intervista rilasciata a FoggiaToday, aveva annunciato che avrebbe riflettuto sulla situazione politica. La sua ultima firma digitale è stata apposta questa mattina alle 11 per presentare i pareggi di bilancio. La dichiarazione in Consiglio comunale del gruppo Con Lucera che aveva comunicato l'abbandono della maggioranza aveva aperto ufficialmente la crisi politica. Si era smarcata anche la lista Agricoltori per Lucera.

All'esito dell'annunciato confronto con le forze politiche, se ci fossero le condizioni tornerebbe in sella. "Non dovesse essere così, non ho nessun problema a tornare a fare l'avvocato e a riprendermi tempo per me e la mia famiglia, che ormai mi manca da oltre 7 anni".

Se la consiliatura dovesse terminare anzitempo "sarebbe - ammette Pitta - un peccato per la città di Lucera che deve mantenere il passo con il resto d'Italia, ma sicuramente non sarà il sindaco eletto dalla città a 34 anni a non avere la schiena dritta e ad aprire il mercato delle vacche pur di rimanere seduto a Palazzo Mozzagrugno. Questo non accadrà mai. Se ci sono le condizioni per trattare la politica con i temi della politica, cioè i programmi e i fatti, allora bene. Non chiedo e non cerco amici - prosegue - e questo l'ho detto chiaramente. Viste le motivazioni risibili, inconsistenti e irresponsabili che mi sono state sollevate, quindi problemi di carattere personale, richieste personali, dissapori tra consiglieri e assessori, non possono mettere la città a rischio per un ulteriore anno con tutti i problemi che le amministrazioni commissariali comportano per i Comuni. Dovranno essere loro a spiegarmi perché dopo anni che non ci approvavano il bilancio e alla vigilia dell'approvazione del rendiconto e del bilancio di previsione triennale con modalità ordinarie, finalmente, quando si può programmare il futuro della nostra città almeno per i prossimi 3 anni e con imminenti lavori da far partire, c'è qualcuno che ha preferito staccare la spina di questa macchina. Poi è stato tutto un errore, ci siamo sbagliati, è stato un brutto sogno? Lo vedremo. Non dovesse essere così ragioniamo sui programmi. L'impegno che io ho preso con i cittadini non si cambia di una virgola. Le cose che devo fare le farò, se resto dove sono. Chi non le vuole fare o le vuole cambiare non potrà essere al mio fianco, questo è certo".

Come aveva fatto sapere tre giorni fa, non si sarebbe occupato della crisi politica prima di aver chiuso le partite più urgenti. "Dovevo terminare un iter amministrativo per presentare i progetti, firmare gli equilibri di bilancio, approvare il piano triennale delle opere pubbliche, costituire il Piano Sociale di Zona che mancava da due anni. Cioè, dovevo fare una serie di attività per non causare danni alla mia città, visto che mi sono sempre impegnato per risolvere i problemi e non per crearli. La nostra città è ferma da dicembre 2019, se non prima perché ci sono state le elezioni, quindi da oltre due anni. Oggi che si è messa in moto, cerca di stare al passo pure con i finanziamenti, con la ripartenza che inevitabilmente ci deve essere dopo un periodo così lungo di stop dovuto al Covid, ho sacrificato anche una immediata risposta politica sull'altare dell'efficienza amministrativa. Non ci dimentichiamo che ci hanno approvato dopo anni il bilancio stabilmente riequilibrato non più tardi di giovedì scorso. Non mi facevo approvare il bilancio per poi non presentare i riequilibri al ministero. Sarebbe stato un atto di una irresponsabilità inaudita".

Proverà a prendersi qualche giorno di pausa, per "valutare la questione politica con serenità. Dopodiché ascolterò quelli che sono gli attori perché poi ogni singolo consigliere comunale ha avuto il privilegio di essere stato eletto e ha una responsabilità nei confronti dell'intera città, e anche il diritto di essere ascoltato".

La conferenza stampa di sabato pomeriggio delle liste Con Lucera e Agricoltori per Lucera non ha determinato, assicura, una accelerazione. "Assolutamente no. Se non ci fossero stati atti da firmare, progetti da proporre a finanziamento e il piano triennale da approvare io mi sarei dimesso il giorno stesso, perché non ho né la necessità e né la voglia di rimanere a Palazzo Mozzagrugno un secondo di più se non ci sono le condizioni. La conferenza stampa non l'ho ascoltata, mi hanno fatto vedere alcuni spezzoni e posso dire che ritenevo che non ci fossero motivazioni, dopo la conferenza stampa - conclude Pitta - ribadisco che non c'è alcuna motivazione di carattere politico per mettere in discussione l'operato di un sindaco che in otto mesi ha fatto veramente tanto e ha trascorso almeno 15 ore al giorno in questo Comune, forse come mai nessuno ha fatto".

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