Comune e Provincia, due governi in bilico: rischiano Pepe e Mongelli

A Palazzo di Città la TARSU spacca la giunta Mongelli. A Palazzo Dogana il presidente Pepe è ostaggio di una maggioranza litigiosa. Riorganizzarsi e ripartire per evitare il tracollo politico

Gianni Mongelli

Sarà un pausa di seria riflessione più che di meritato riposo quella che si apprestano a vivere Corso Garibaldi e Piazza XX Settembre a Foggia. Centrosinistra e centrodestra, Comune e Provincia, ognuno con le proprie grane politiche ma accomunate dallo stesso imperativo: riorganizzarsi e ripartire per evitare il tracollo politico. Si, ma come?

PALAZZO DI CITTA' - Il sindaco Mongelli perde il suo braccio destro e vicesindaco, Lucia Lambresa. E lo perde su un atto di vitale importanza per la vita dell’ente: il Bilancio di previsione 2011 con annesso il famigerato incremento Tarsu del 30%. Lambresa non condivide. E non condivide né l’aumento dell’imposta sui rifiuti solidi urbani in un momento - è questo il punto - in cui Amica è nel caos e non si ha certezza della spesa delle risorse. Né il bilancio, una manovra draconiana da 200milioni di euro “sulla quale - dice - c’è da fare una riflessione più generale”.

Certo, la pasionaria di Corso Garibaldi, coprotagonista della stagione di risanamento del Comune di Foggia, non si dimette (attende che sia il sindaco a ritirarle le deleghe) ma per le forze politiche la mancata approvazione della delibera di giunta (e non una qualunque, “il bilancio - dicono - è il Comune di Foggia”) altro non è che una certificazione dello strappo definitivo della leader di Io Sud in una maggioranza e su politiche che negli ultimi tempi le stavano decisamente “strette”.

Il disagio politico, sempre crescente, vissuto da Lambresa nell’ultimo anno non è un mistero. Ma sul fatto che lo strappo si consumasse realmente nessuno ci avrebbe scommesso. Peraltro in un momento così delicato per Palazzo di Città, in cui il dissesto non è ancora archiviato, in particolare per lo stato in cui versa l’azienda comunale Amica, appesa al via libera del Tribunale all’amministrazione controllata (un eventuale diniego manderebbe in default l’azienda di nettezza urbana e, a ruota, Palazzo di Città).

Mongelli è preoccupato. I numeri si rimpiccioliscono. Io Sud conta 3 voti (anche se bisognerà vedere se i consiglieri Laccetti e Leone seguiranno la loro leader) mentre si scagliano contro bilancio e Tarsu i Moderati e Popolari (2 voti); la SEL (1 voto) vincola il suo ok ad uno screening preventivo di Amica da portare in consiglio comunale; Mennuno (ex Udc) non ha mai votato un atto mentre si levano altre voci di dissenso. Nella migliore delle ipotesi sul bilancio il prossimo 31 agosto verranno a mancare 5 voti; nella peggiore dagli 8 ai 9 voti. Troppi. Certo, c’è la seconda convocazione ma una “radiografia” dell’intera maggioranza incombe oggi più che mai.

PALAZZO DOGANA - Non se la passa meglio Palazzo Dogana. Della serie “se Sparta piange, Atene non ride“. Certo, Pepe non ha problemi di conti: il bilancio è bello e archiviato. Ma resta. la sua, una maggioranza tormentata e litigiosa, dai numeri risicatissimi. Il Pdl aveva già provveduto a suo tempo a mettere in guardia il presidente: votiamo il bilancio ma, subito dopo, tocca al rimpasto di giunta. pepe e mazzone-2

Mentre tornano a litigare La Destra e l’Unione di Capitanata. La prima ad accusare la seconda di politica ‘dei due forni’, la seconda a replicare alle accuse nel tentativo di uscire dalle secche e rispolverare un’immagine negli ultimi tempi troppo sbiadita. L’assist lo offre la modifica dello Statuto della Scuola Marcone e, in particolare, quella possibilità di offrire la presidente della scuola di Pubblica amministrazione ad un esterno al consiglio provinciale, sponsorizzata - pare - proprio dal partito di Storace.

Il perché è presto detto per l‘opposizione: “Una modifica su misura per il leader de La Destra Agostinacchio” tuona il capogruppo Pd Prencipe (l’ex sindaco di Foggia abbandonò nel novembre scorso i banchi di Palazzo Dogana per far posto ad Enzo Iannantuono). Mentre i centristi di De Leonardis fiutano “l’affaire” e rialzano la testa: “Il testo torni in commissione”. Il Pdl alza le braccia e accetta: rischia di non avere i numeri. Pepe osserva: ce la farà a settembre ad innescare un (doveroso) cambio di passo?

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