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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

14 anni e 4 mesi per la morte di Donato Monopoli: è la richiesta del Pm per i due imputati

Questa la richiesta del pm Galli, dinanzi al giudice Bencivenga, a carico di entrambi gli imputati

La pena base è di 21 anni più 6 mesi di reclusione, che si riduce a 14 anni e 4 mesi in virtù della scelta del rito abbreviato. Questa la richiesta del pm Galli, per entrambi gli imputati a processo per la morte di Donato Monopoli, il giovane di Cerignola deceduto dopo 7 mesi di agonia, in conseguenza di una rissa avvenuta in una discoteca alla periferia di Foggia.

L’accusa si muove nella cornice del reato di omicidio, benché resti il dubbio da sciogliere sulla qualificazione giuridica del reato, tra colpa cosciente o dolo eventuale, ovvero tra omicidio volontario per l'accusa, e omicidio preterintenzionale per la difesa. Per il caso, sono imputati due giovani foggiani, entrambi assenti in aula: Michele Verderosa e Francesco Stallone. Un anno fa hanno ottenuto il rito abbreviato - che garantisce loro lo sconto di un terzo della pena - in quanto la condotta lesiva presa in esame è avvenuta prima dell'entrata in vigore della legge che nega il rito abbreviato per i reati punibili con l'ergastolo.

Lunga e accorata la discussione della pubblica accusa: per un’ora e mezza il pm Galli ha ricostruito l’intera vicenda, muovendosi tra gli atti probatori (numerosi i riferimenti alla super-perizia richiesta dal gup, Marialuisa Bencivenga) e sentenze che hanno fatto giurisprudenza. Prima dell’integrazione probatoria ordinata dal giudice,  lo ricordiamo, la richiesta formulata dal pm era 30 anni di reclusione. La parola è passata quindi ai patroni di parte civile (avvocati Rosario Marino e Franco Metta): entrambi si sono opposti alla concessione delle attenuanti generiche, concordando senza esitazioni sulla qualificazione del concorso in omicidio volontario. 

L’udienza-fiume è proseguita con le posizioni dei legali della difesa (Paolo D’Ambrosio, Tonio Ciarambino, Francesco Padalino e Guido Di Paolo). In particolare, sia l'avvocato Padalino che l'avvocato D'Ambrosio hanno chiesto la riqualificazione giuridica del fatto: "Bisogna andare al punto di partenza per ricostruire la verità processuale. Altrimenti il processo si va ammalando", ha spiegato D'Ambrosio. A breve il rinvio per le repliche del pubblico ministero. 

Aggiornato alle 14.35

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