Cronaca

Marco Ferrazzano non era l'unica vittima: picchiato, deriso e umiliato insieme ad un amico. Due dei 6 indagati arrestati per l'omicidio Traiano

Atti di bullismo e violenze tra il Candelaro e Parco San Felice. Tra i sei indagati ci sono anche Antonio Bernardo classe 1997 e Antonio Pio Tufo classe 2000, arrestati nell'ambito dell'operazione Destino sulla rapina e la morte di Francesco Traiano.

Gli atti di bullismo si consumavano al Parco San Felice e nei quartieri Candelaro e San Ciro: tra le vittime non c’era soltanto il povero Marco Ferrazzano, morto suicida il 22 gennaio, ma anche un suo amico, con il quale condivideva uno stato di disabilità e problemi psichici.

Sei gli indagati, tra cui Antonio Bernardo classe 1997 e Antonio Pio Tufo classe 2000, già tratti in arresto alle prime luci dell'alba del 25 febbraio nell'ambito dell'operazione ribattezzata 'Destino', in merito alla violenta rapina avvenuta il 17 settembre 2020 in via Guido Dorso presso il bar-tabaccheria Gocce di Caffè, in cui il titolare, Francesco Paolo Traiano, è deceduto presso il policlinico Riuniti di Foggia il 9 ottobre dopo 23 giorni di agonia.

Hanno 22 e 23 anni gli altri quattro ragazzi sottoposti a indagini preliminari, dal cui avviso di conclusione, d’informazione di garanzia e di diritto alla difesa firmato dai pm Marco Gambardella e Alessio Marangelli, sono emersi elementi inquietanti.

L’attività investigativa ha avuto inizio dalla denuncia di furto del cellulare sporta da Ferrazzano a gennaio e dalla successiva denuncia di allontanamento di dalla propria abitazione nella stessa giornata, presentata dai parenti. 

Il giorno prima del tragico epilogo, Marco aveva dichiarato che quella mattina, mentre era nei pressi del mercato rionale di via Luigi Pinto, era stato avvicinato da due ragazzi a bordo di uno scooter che gli avevano chiesto di poter effettuare una chiamata con il suo cellulare.

Temendo ripercussioni, malgrado non fosse intenzionato ad acconsentire alla pretesa, Ferrazzano aveva consegnato nelle mani di uno dei ragazzi il proprio cellulare, ma alla richiesta di restituirglielo, i due si erano allontanati portando via il telefono. Nel tentativo di rincorrerli e bloccarli, Marco era caduto a terra procurandosi qualche escoriazione.

Due giorni dopo, nel primo pomeriggio del 23 gennaio, presso la sezione di Polizia Ferroviaria di Foggia, la madre del ragazzo aveva denunciato la scomparsa del figlio, avvenuta il giorno precedente intorno alle 15, riferendo che il cellulare rubato al figlio continuava a squillare senza risposta e precisando che Marco faceva abitualmente rientro a casa intorno alle 20.30, che soffriva da anni di depressione e schizofrenia, per cui era in cura presso il dipartimento di Salute Mentale di Foggia.

Più di una volta i familiari avevano lanciato un appello e denunciato atti di bullismo nei confronti del ragazzo, oltre al furto del cellulare (ben 12 persi o rubati) e ad alcuni video in cui la vittima era stata oggetto di parole di scherno, insulti e anche botte, pubblicati finanche sui social (e poi cancellati).

Venerdì 22 gennaio Marco era uscito di casa a piedi intorno intorno alle 15 dicendo che sarebbe rientrato nel giro di un'ora, ma così non è stato. Verrà travolto da un treno lungo i binari nel tratto ferroviario tra il capoluogo dauno e Rignano Garganico.

Pertanto, su richiesta della Procura della Repubblica, era partita l’attività d’indagine, durante la quale era stato recuperato il cellulare appartenuto al ragazzo, già più volte vittima di furto del proprio telefonino. 

Tuttavia, dall’ascolto di alcuni testimoni, emergeva che a seguito dell’ultimo furto, la vittima aveva mostrato agitazione e preoccupazione: un malessere più grande rispetto a quello in precedenza manifestato, tant’è che si era recato dai suoi parenti per bloccare il suo numero sui loro dispositivi elettronici.

Inoltre era emerso che in più occasioni era rientrato a casa con ferite o/e escoriazioni. Nonostante non avesse mai raccontato nulla ai familiari, era stato picchiato in strada da suoi coetanei: alcuni video mostrano immagini in cui a Marco venivano tagliati i capelli o fatte fare le capriole a terra. 

Ferrazzano era stato costretto a restare più volte in compagnia degli indagati, che gli avevano impedito di allontanarsi liberamente e lo avevano costretto a contattare con il cellulare conoscenti, per proferire insulti o ad ingiuriare i passanti.

Dall’audizione dell’altra parte offesa, è altresì emerso che la vittima aveva subito ripetutamente atti di “bullismo” e violenza fisica ad opera degli indagati che incontrava spesso al Parco San Felice o nel quartiere Candelaro, luoghi dove solitamente si intratteneva.

In particolare, in una occasione, dopo essere stato capovolto a testa in giù, era stato ripreso da uno degli indagati con un cellulare, mentre gli altri assistevano compiaciuti alla scena; in un’altra circostanza era stato investito con un ciclomotore.

Da accertamenti richiesti alla direzione sanitaria del Riuniti, è emerso che il 25 gennaio 2020, Marco aveva fatto ricorso alle cure mediche a seguito di un'aggressione subita da persona a lui nota.  I sanitari gli avevano diagnosticato  ‘escoriazioni al volto, alla mano destra, trauma contusivo piramide nasale con epitassi con prognosi di giorni 20.

Uno dei sei ragazzi è indagato perché in concorso con un altro soggetto sconosciuto, con artifizi e raggiri si era impossessati del suo cellulare dandosi repentinamente alla fuga a bordo di uno scooter senza riconsegnare al legittimo proprietario quanto ricevuto per via di una chiamata urgente.

Antonio Bernardo, Antonio Pio Tufo e altri tre dei quattro soggetti, sono indagati perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e in concorso morale e materiale tra loro, con condotte reiterate, minacciavano, molestavano, diffamavano, ingiuriavano ed aggredivano fisicamente Marco e un altro soggetto portatore di disabilità in modo da cagionare loro un grave e perdurante stato d’ansia e di paura; ed ingenerare un fondato timore per la loro incolumità più volte esternata dal Ferrazzano e dall’altra vittima, così da costringerli ad alterare le loro condizioni di vita, contribuendo ad aggravare il già fragile equilibrio psichico di Ferrazzano.

All’amico, nonché altra vittima del gruppo, Marco aveva confidato il suo stato di malessere derivato anche dalle vessazioni subite per opera degli imputati, che più volte, con i propri cellulari o con quelli in possesso delle due vittime, riprendevano scene in cui i due venivano derisi, picchiati, costretti a rincorrere coloro che li avevano sottratto i cellulari, indotti a fare capriole senza valide ragioni se non quelle di ridicolizzarli realizzando video da diffondere privatamente o su piattaforme social tra cui la pagina Instagram ‘Le comiche foggiane’.

In particolare uno dei bulli in più di una occasione aveva spinto a terra l’amico di Marco. In un’altra, lo aveva capovolto a testa in giù permettendo ad un altro del gruppo di riprendere la scena con il cellulare mentre un terzo soggetto assisteva compiaciuto. E ancora, dopo che l’amico di Marco era riuscito a darsi alla fuga, lo avevano inseguito a bordo di un’autovettura.

Due soggetti indagati si erano presi gioco di Marco, costringendolo ripetutamente a buttarsi a terra e successivamente a fare innumerevoli capriole.

Antonio Bernardo, in più occasioni, lo aveva colpito con schiaffi al volto. Non era stato l’unico ad alzargli le mani. L’amico di Marco era staro ripreso da un soggetto indagato, che nel frattempo si prendeva gioco di lui ingiuriandolo pesantemente.

Un altro lo aveva minacciato dicendo che appena lo avrebbe incontrato gli avrebbe spaccato la testa, offendendolo ripetutamente e proferendo nei suoi confronti la seguente espressione “E’ arrivato u pungon”. Antonio Pio Tufo, all’amico di Marco, aveva rivolto espressioni del tipo: “Malato, stupido, pingone”

Inoltre, Antonio Pio Tufo e Antonio Bernardo, avevano aggredito in più occasioni Marco Ferrazzano, colpendolo. il primo inoltre lo aveva fatto ballare prendendosi gioco di lui e in un’altra occasione, in concorso con altre persone, lo aveva investito con il ciclomotore.

Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e in concorso morale e materiale tra loro, mediante violenza e minaccia, cinque dei sei indagati avevano costretto Marco a restare più volte con loro impedendogli di allontanarsi da parco San Felice, mentre il suo amico era stato costretto a contattare alcuni conoscenti e a proferire insulti all’indirizzo di questi ultimi.

In ultimo, tre dei sei indagati avevano lo avevano costretto a restare all’interno della loro autovettura intimandogli di ingiuriare i passanti.

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