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Don Aniello e Mascione

Don Aniello e Mascione

"Quante serpi, quanti falchi e quanti topi ancora a Foggia?"

Il commento di Pietro Paolo Mascione, vicepresidente nazionale di 'Ultimi', l'associazione fondata a Scampìa dal prete anti-racket don Aniello Manganiello, ora presente anche in Capitanata con il presidio 'Ultimi Gargano'

'Le Iene' mostrano all'Italia intera il dramma di una città sotto lo schiaffo della mafia del pizzo, delle bombe e delle estorsioni. Foggia e la 'Società Foggiana'. Venticinque minuti di servizio che sono un pugno nello stomaco. Che dividono. Tanti i commenti suscitati dall'incursione foggiana del giornalista Gaetano Pecoraro.

Sulla narrazione della realtà foggiana è intervenuto anche Pietro Paolo Mascione, vicepresidente nazionale di 'Ultimi', l'associazione fondata a Scampìa dal prete anti-racket don Aniello Manganiello, da poco presente anche in Capitanata con il presidio 'Ultimi Gargano'.

"Serpi, falchi e topi. Mi piace analizzare a freddo le sensazioni e le emozioni che spesso mi ruotano intorno. 'Iene' a Foggia e come da copione tutti a parlarne male, ora più che mai, coscienti che la 'Società' parte prima e poi la 'quarta mafia' oggi esiste per davvero. Quanto stupore! Allora grazie 'Iene' per questo mattutino e corposo caffè che ha svegliato qualcuno dal tepore di un sonno perenne. Grazie ancora a Mediaset che ha voluto parlarne suscitando il falso, condizionato, complice parlare di qualche cittadino che, dall'alto della propria dimora, si dimena nel giudicare una città marcia, non capace di reagire, proponendo come unica salvezza la fuga da Foggia", scrive Mascione.

Il volto peggiore della città, un pugno nello stomaco e quel 'se voi abitaste a Foggia cosa fareste?"

"Non esagero se lo chiamo 'vigliacco disfattismo' con un odore di complicità che si mescola alla più squallida omissione sociale. Era il 1984 e già sentivo parlare di mafia a Foggia. Erano gli anni della N.C.O. di Cutolo quando Foggia e il suo Gargano venivano scelti come terra di conquista e di residenza estiva. Erano i fastosi anni di Pugnochiuso quando le Tremiti iniziavano a parlare ben presto di partenope e camorristi di alto leveraggio eleggevano i luoghi per scontare le loro pene proprio a Foggia. Erano gli anni dell'Hotel Florio e dell'espansione della camorra in Capitanata, un modello sociale che non ci saremmo mai più tolti".

"Erano gli anni della 'strage del Bacardi', ma forse solo io le ricordo queste cose. Avevo 4/6anni ed altro che giocattoli! Siamo confusi da una dominante zona grigia che ci fa vedere la pantera come simbolo di un male importato da qualche fiction alle pendici del Vesuvio ma io preferisco vederla come simbolo delle auto della Polizia che mi incita a reagire e mai piangermi addosso, piegarmi. Quindi, quanti di noi erano degni di essere presenti in quella marcia? Quanta falsità e quanti passi insieme tra vittime ed aguzzini tra tonfi di  oscuri silenzi. Fuggi da Foggia? Mai. Combatti per Foggia. Perché Foggia è anche mia. Quanti uomini, quanta Dia e quanto Stato di fronte ad una comunità reticente, schiava e non combattente incapace di preparare il proprio domani. Quante serpi, quanti falchi e quanti topi ancora a Foggia?"

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