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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

Foggia mostra i muscoli: lo Stato con gli imprenditori antimafia per mettere un freno al racket delle estorsioni

Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese presiede un comitato in corso di svolgimento in Prefettura. Alle 11.15 conferenza stampa. Alle 12 la presentazione dell'associazione antiracket. Poi un salto all'università

Foggia mostra i muscoli. E' in corso di svolgimento presso la prefettura di Foggia il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, atterrata questa mattina all’Amendola. Ad attenderla c'era il prefetto Carmine Esposito.

Partecipano anche il capo della Polizia Lamberto Giannini, i comandanti generali dei carabinieri e della guardia di finanza, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la commissaria straordinaria per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Giovanna Cagliostro e i vertici della locale procura e della direzione distrettuale antimafia di Bari.

Lamorgese - che nell'ottica di un rafforzamento della strategia di contrasto alle mafie del territorio ha annunciato l’arrivo di 50 poliziotti - terrà una conferenza stampa alle 11.15. Sono schierati questa mattina 150 componenti di tutte le forze dell'ordine compresi tiratori scelti e artificieri.

forze dell'ordine prefettura foggia-2

Sempre in Prefettura, alle 12 - prima di recarsi all'Università di Foggia - il ministro dell'Interno parteciperà alla presentazione dell’associazione locale antiracket Fai intitolata ai fratelli Luigi e Aurelio Luciani, presieduta da Alessandro Zito, affiancato, in questa sfida contro il racket delle estorsioni (la Capitanata è la prima provincia d’Italia per il numero dei reati), dal manager della sanità Luca Vigilante e dall’imprenditore Lazzaro D’Auria. 

L’associazione si schiera dalla parte delle vittime, fonte di guadagno della mafia. Secondo il procuratore della Repubblica di Foggia, Ludovico Vaccaro, “la situazione è grave”. “Lo Stato e le forze dell’ordine ci sono e stanno creando le condizioni per una inversione di rotta. Ma il mondo imprenditoriale non può sottrarsi dal fare la propria parte in questa azione: è necessario chiudere gli spazi all’impresa illecita e tornare ad investire per creare ai nostri giovani opportunità di vita e di lavoro a tutti i livelli”..

Chi ha provato a decifrare i meccanismi di azione della ‘Società’ è Tano Grasso, presidente della prima associazione antiracket italiana costituita a Capo d'Orlando nel 1990 e fondatore della Federazione antiracket italiana, di cui è attualmente presidente onorario. “La città è in apprensione per una serie di atti di violenza ai danni degli operatori economici. Questa affermazione - spiega - non è neutra. Non è un caso, infatti, che il target di riferimento delle mafie, dalle origini ad oggi, sia rappresentato dal rapporto con il mondo imprenditoriale e l’economia”. Impresa e mafia condividono spesso lo stesso orizzonte territoriale: “Altrimenti viene meno la definizione stessa della mafia, che prende corpo e si identifica attraverso l’esercizio di un potere o sovranità su un dato territorio. E l’estorsione è lo strumento per eccellenza che permette di realizzare questo controllo dei luoghi ed esprimere il potere”. Oltre a fare cassa, ovviamente. La prima ‘legittimazione sociale’ della mafia viene data proprio dall’imprenditoria: “Nel momento in cui si paga, ci si sottomette a certe logiche estorsive, si riconosce automaticamente la subordinazione”.

“Quando hai un’impresa o stai con loro o stai contro di loro”. A dirlo ai microfoni di Foggiatoday, il 17 gennaio di due anni fa, prima che scoppiasse la pandemia, era stato Alessandro Zito, l’imprenditore foggiano che nel 2014 si era visto costretto a chiudere la sua attività, la ‘Az ceramiche’, per le continue e ripetute richieste estorsive ricevute, “pressioni” che si ripetevano almeno da un paio di anni. Anche a Pescara, dove aveva aperto una sede operativa della sua impresa, aveva continuato a ricevere minacce ed intimidazioni. “Non ti lasciano liberi” aveva evidenziato. “Denunciare è importante per il futuro di questa terra. Vanno fatte delle scelte, se una persona è perbene le fa".

Il racket delle estorsioni è un fenomeno che il rumore delle bombe di inizio anno ha riacceso con prepotenza. Se ne contano quattro a San Severo – a una profumeria, concessionaria d’auto, negozio di fuochi pirotecnici e salone di un parrucchiere - due attentati dinamitardi a Foggia riconducibili allo stesso proprietario, un ristorante e un’azienda di distribuzione di caffè.

Al fianco di Zito ci sono anche Lazzaro D’Auria, l’imprenditore campano ma foggiano d’adozione costituitosi parte civile nel processo contro la Società Foggiana, che a più riprese, a colpi di minacce ed atti intimidatori, gli aveva chiesto 200mila euro “altrimenti ti ammocchiamo”.

Nel Tavoliere D’Auria ha messo in piedi 6 aziende agricole che fatturano quasi 40milioni di euro; un patrimonio dal quale la criminalità organizzata voleva in qualche modo trarre profitto, pretendendo grosse cifre di denaro a titolo di ‘contributo per i carcerati’. Il 24 agosto, i criminali sono tornati a fargli visita in località Palmoli a San Severo, dando alle fiamme e distruggendo un capannone.

Da tempo sotto scorta, l’imprenditore 55enne in questi anni non ha mai smesso di rivolgersi ai colleghi imprenditori: “Questo è il momento della svolta. Le forze dell’ordine e i magistrati stanno lavorando duramente. I processi in corso definiranno le pene, che ci auguriamo saranno severe. Ma c’è bisogno di uno scatto d’orgoglio, di alzare la testa e dire, finalmente, basta”.

Fa parte dell’associazione antiracket anche Luca Vigilante, manager della sanità foggiana che ha subito quattro attentati in dieci mesi. Non ha mai smesso di rimarcare che la Capitanata propone tante attività alternative a una vita da criminali. “Quando si palesarono quelle persone dissi dentro di me: ma come farò io tra 18-20 anni, laddove i miei figli volessero continuare la nostra attività a dire loro 'vedete che forse avrete a che fare con un mafioso perché dovete regolare un po' i conti'. Non era possibile" dirà il vicepresidente di Universo Salute e presidente della cooperativa sociale Sanità Più, alla consegna del premio 'Magna Grecia Awards & Fest'.

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