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Letta boccia la Superlega: "Novità vengono dalle periferie come il Foggia di Zeman". Furia De Zerbi: "È un colpo di stato"

L'ex tecnico rossonero non nasconde la rabbia dopo la nascita della nuova Superlega che vede Inter, Milan e Juve tra i club fondatori: "Il calcio è di tutti, è meritocratico.

Da alcuni giorni è diventato l'argomento d'attualità principale, a momenti anche più dell'emergenza Covid: da quando 12 club (le due squadre di Manchester, Arsenal, Chelsea, Tottenham, Arsenal, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid, Inter, Milan e Juventus) hanno ufficializzato la nascita della Superlega, non si parla d'altro. Una decisione che ha generato un autentico terremoto nel mondo del calcio e non solo. Anche nel mondo della politica in molti hanno commentato l'evento che promette di rivoluzionare il mondo del calcio. 

Perché la Superlega, al di là degli interessi economici che si celano dietro la sua creazione, è un pugno allo stomaco ai cultori della meritocrazia, alle realtà più piccole da sempre costrette a profondere sforzi maggiori, con risorse limitate, per provare a sovvertire i pronostici. Per chi ancora non lo sapesse, la Superlega prevede la creazione di una competizione internazionale alla quale 15 delle 20 squadre previste, partecipano di diritto ogni anno, a prescindere dai risultati conseguiti nei rispettivi campionati nazionali. Il tutto con la garanzia di introiti ben più corposi di quelli garantiti dall'attuale Champions League. Ma se da un lato la nuova competizione è spiegata con la necessità da parte dei club di mettere a posto i bilanci sofferenti ulteriormente fiaccati dalla pandemia, per converso la distribuzione di ingenti risorse a un ristretto numero di club finirebbe per ampliare ulteriormente il già notevole gap esistente con le altre società, in primis quelle più piccole. In parole povere, con la Superlega sarebbe sempre più difficile assistere all'ascesa di club virtuosi come l'Atalanta. Insomma, quanto accaduto nella tarda serata di domenica scorsa non ha inviperito solo Fifa e Uefa. 

Molti i politici che si sono esposti a sfavore della Superlega, come Enrico Letta. Il segretario del Partito Democratico, tifoso del Milan, in una intervista alla Gazzetta dello Sport non ha nascosto la sua contrarietà: "Da tifoso del Milan mi appello al Milan: non si faccia quest'errore. I club della Superlega riceveranno pure, forse, 350 milioni a testa, ma così si distruggeranno tutto ciò che hanno intorno. Ed è proprio ciò che sta intorno che alimenta il fascino del calcio". Letta dedica anche un pensiero al Foggia. Alla domanda del giornalista Valerio Piccioni circa il desiderio di novità che accompagnerebbe la nuova competizione ha risposto: "Questo progetto sarebbe un eterno 'clasico', sfide sempre uguali e con un gruppo ristretto di squadre che si sfidano a ripetizione. E scusate, le novità del calcio non sono venute spesso dalla periferia? Chi non ricorda il Foggia di Zeman? E gli inizi di Arrigo Sacchi prima del Milan? E pensiamo allal serie A di questa stagione, alla storia del Sassuolo, del Benevento e dello Spezia"

"Sono molto arrabbiato perché è stato fatto un colpo di stato, nei contenuti e nella modalità. Non ho piacere a giocare questa partita, perché il Milan fa parte delle squadre fondatrici. L'ho detto a Carnevali e ai miei giocatori. Poi se Carnevali mi obbligherà allora andrò, ma ci sono rimasto male. Lo si poteva fare alla luce del sole, invece fare comunicati congiunti a mezzanotte, è stato come se qualcuno dovesse porre le bandiere in un posto sottratto a qualcun altro", ha commentato Roberto De Zerbi, indimenticato ex allenatore del Foggia e attuale tecnico del Sassuolo, alla vigilia dell'impegno di campionato contro il Milan. De Zerbi ha battuto molto sul tasto della meritocrazia, che non verrebbe affatto rispettato dalla nuova competizione: "Quest'anno sono partito assieme alla mia società e ai calciatori spingendo il sogno del quarto posto. Poi forse siamo coglioni perché ancora sogniamo. Ma se questo è il calcio moderno è una roba che non rispetta l'uomo prima che il tifoso".

"Il comportamento di questi club lede il diritto che non è solo circoscritto al calcio, il diritto del più debole di crearsi un futuro più bello di quello che non dice la sua provenienza. È come se il figlio di un operaio non potesse in futuro sognare di fare il dottore o l'avvocato. È una cosa che mi urta i nervi", ha aggiunto. 

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