Svolta nell’indagine sui Notarangelo: riconosciuto il metodo mafioso dei 'tre moschettieri'

L’elemento di novità più importante consiste nel riconoscimento, a carico di tutti gli indagati, tra cui Luigi e Giuseppe Notarangelo, della circostanza aggravante dell’avere agito con metodo mafioso

Immagine d'archivio

Lo scorso 15 febbraio la Corte d’Appello di Bari ha riformato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Foggia il 16 marzo 2015 all’esito del processo scaturito dall’indagine convenzionalmente denominata ‘I tre Moschettieri’, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Foggia sotto la direzione della Procura della Repubblica – DDA di Bari che nel luglio 2012 portò all’arresto di quattro persone, rideterminando la pena inflitta a tre dei quattro imputati, il principale dei quali, Angelo Notarangelo, è stato assassinato a Vieste il 26 gennaio 2016.

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Il metodo mafioso

L’elemento di novità più importante consiste nel riconoscimento, a carico di tutti gli indagati, della circostanza aggravante dell’avere agito con metodo mafioso (art. 7 della Legge 203/91), fin da subito ipotizzata dagli inquirenti e condivisa dal GIP che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, ma poi negata nella sentenza di primo grado del marzo 2015.

È la seconda volta in poco tempo che la magistratura barese riconosce, in sede di appello, l’aggravante della mafiosità nell’ambito della malavita viestana. Nel luglio 2017, infatti, è stato condannato a 7 anni e mezzo di carcere Giambattista Notarangelo, cugino del defunto boss Angelo, nell’ambito del processo 'Medioevo', riguardante il racket delle estorsioni ai danni di alcuni imprenditori turistici viestani, commesse avvalendosi del metodo mafioso. Anche in questo caso la Corte di Appello ha ritenuto esistente l’aggravante di mafia esclusa dal giudice di primo grado.

Le condanne

La corte di Appello, accogliendo l’appello della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha inflitto la pena di sette anni di reclusione (6 in primo grado) e 2600 euro di multa a Luigi Notarangelo (cugino di Angelo). Sei anni e otto mesi (6 anni in primo grado) e duemila euro di multa a Giuseppe Notarangelo, fratello di Angelo.  A Girolamo Perna la pena di tre anni e quattro mesi (5 anni in primo grado), oltre a mille euro di multa, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche sulla contestata aggravante.

L'operazione 'I tre moschettieri'

I tre erano stati arrestati, unitamente ad Angelo Notarangelo detto “Cintaridd”, già capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica, la notte del 19 luglio 2012 su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta di quella Procura Distrettuale Antimafia, nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Tre MoschettieriNella circostanza, Angelo si trovava recluso presso la casa circondariale di Foggia in quanto già arrestato all’esito delle indagini 'Medioevo' e 'Slot Machine', sempre dei Carabinieri di Foggia, anche in quel caso con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di alcuni imprenditori turistici viestani, che avevano finalmente avuto il coraggio di sporgere denuncia.

I tre moschettieri, dapprima preannunciavano alla vittima di potergli offrire protezione sotto forma di guardiania, manifestandogli l’indispensabilità della loro presenza per avere garantita la sicurezza nella struttura turistica, poi, intuendo che l’imprenditore non era intenzionato a sborsare del denaro, attuavano feroci atti intimidatori.

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