"Meglio che muore lei che noi in galera": oggi l'interrogatorio a Youssef, l'uomo del branco "dall'indole cinica e malvagia"

E' accusato insieme ad altre tre persone di violenza sessuale di gruppo, cessione di sostanze stupefacenti ed omicidio pluriaggravato di Desireé Mariottini, avvenuto il 18 ottobre nel quartiere San Lorenzo di Roma

L'arresto di Salia a Foggia

C'è grande attesa per gli sviluppi dell'interrogatorio di garanzia che si terrà questa mattina nel carcere di Foggia a carico di Yusif Salia, detto Youssef, il 32enne del Ghana arrestato a Foggia per violenza sessuale di gruppo, cessione di sostanze stupefacenti ed omicidio pluriaggravato di Desireé Mariottini, la 16enne morta il 18 ottobre all'interno di uno stabile fatiscente e abbandonato di via Lucani 22 nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Aggiornamenti sull'interrogatorio

Salia è il quarto uomo del 'branco' accusato di aver provocato il decesso della giovanissima ragazza di Cisterna Latina, insieme ai senegalesi Mamadou Gara e Brian Manteh (Ibrahim) di 27 e 43 anni; e al nigeriano Chima Alinno (Sisko) di 46 anni. 

Ad aggravare la posizione dell'uomo - che all'indomani dell'atroce episodio si era rifugiato in una baraccapoli dell'insediamento abusivo adiacente al 'Cara' di Borgo Mezzanone con 11 kg di marijuana - le dichiarazioni rese da un teste oculare, che agli inquirenti avrebbe riferito di aver visto prima la ragazza distesa su un materasso in stato di incoscienza e successivamente il ghanese appartarsi con lei in un container per fare sesso.

Contro di lui anche le dichiarazioni rese da un'altra persona che avrebbe saputo dal "teste oculare" che Yusif aveva abusato sessualmente di Desireé unitamente ad Alinno Chima e a Ibrahim Minteh.

Ci sarebbero poi le rivelazioni agli inquirenti di una delle frequentatrici dello stabile occupato da disadattati e tossicodipendenti, che avrebbe individuato in Youssef l'uomo che abitualmente spacciava eroina e che aveva stuprato Desireé in un container insieme a un certo 'Paco'.

Il branco avrebbe quindi agito approfittando dello stato in cui versava la vittima in seguito all'assunzione di alcolici, stupefacenti e psicofarmaci. Non si evincerebbe invece la responsabilità dell'uomo per ciò che riguarderebbe la cessione alla vittima di quel mix di gocce, metadone, tranquillanti e pasticche che avrebbe determinato la morte della ragazza avvenuta per grave insufficienza cardiorespiratoria.

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Youssef dovrà rispondere anche dell'accussa mossa dal soggetto che lo avrebbe invitato a chiamare l'ambulanza, ma al quale l'irregolare senza fissa dimora "dall'indole cinica e malvagia" - avrebbe risposto: "Meglio che muore lei che non in galera". I suoi 300 km di fuga dimostrerebbero peraltro l'intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità.

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