Pelvi amareggiato, ci riprova e striglia i foggiani: "E' tempo di coraggio, di scelte e fiducia. Basta tutti contro tutti"

L'intervento di Mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino, durante l'incontro di questa mattina che si è svolto all'Università di Foggia alla presenza del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho

Monsignor Vincenzo Pelvi

"Sembra essersi costituito a Foggia un centro di potere economico-affaristico che influenza vari settori della vita cittadina, ivi compresa taluni mezzi di informazione di origine e rilievo locale". Questo il passaggio della relazione delle commissioni parlamentari sulle mafie in Puglia del 1989, con il quale Mons. Vincenzo Pelvi ha aperto il suo intervento alla presenza del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. L'arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino - dopo il messaggio di inizio anno - torna a chiedere ai cittadini il coraggio di alcune scelte, uno scatto di dignità, responsabilità e alta moralità.

L'intervento dell'arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino

"Certo, amareggia profondamente il generalizzato senso di rassegnazione, quasi di acquiescienza di fronte a questa situazione che tenta di dissolvere una convivenza ordinata e pacifica. E' tempo di coraggio, di scelte, per porre fine all'ambiguità e ad ogni forma di assoggettamento.

Il 4 aprile 2016 alla presenza di Franco Roberti suggerrivo una rilfessione dal titolo 'Foggia reagisci', dopo quattro anni rinnovo l'invito a mobilitare le coscienze perché tra noi non vi è solo paura ma spesso omertà, non si dà solo disimpegno ma anche collusione, non sempre si subisce una concussione ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittime del sopruso del potente o del gruppo criminale ma spesso siamo noi a cercare più il favore che il diritto, il comparaggio politico o criminale anziché il rispetto della legge e della propria dignità. 

I cittadini devono sapere con chiarezza di fronte a cosa si stanno trovando, devono avere la possibilità di reagire senza un lessico oscuro, una ambiguità interpretativa, che possono favorire una sfiducia nella stessa legislazione. Anche la classe politica deve far capire che la furbizia non può essere premiata e che il fai da te contro le regole generali dello Stato non può essere considerato legittimo.

L'affievolirsi del senso di legalità nei comportamenti, denuncia a mio modo di vedere una carenza educativa non solo all'educazione sociale dei cittadini ma anche alla stessa formazione personale. E' necessario fare emergere nell'opera educativa in modo vigoroso la dignità della persona, l'importanza del suo agire in libertà e responsabilità nel suo vivere in solidarietà e legalità.

Ad una mafia rumorosa che vuole attirare l'attenzione su di sè, urge rispondere con relazioni interpersonali leali e disinteressate, con il senso della giustizia, il rifiuto della menzogna, della calunnia, che sono diventati spesso strumento di lotta contro gli avversari magari anche contro chi si definisce impropriamente amico.

Vi invito a recuperare la dimensione della ragionevolezza, l'homo sapiens che qui a Foggia viene risucchiato spesso da una forma, tra virgolette, "dell'homo gaudens" asservito al consumismo, affetto da uno strano virus per chi non sopporta limiti, non ammette regole, non tollera nessun confine ed è soddisfatto perché non vuole scoprire la verità, ma vuole solo evitarla o meglio dimenticarla.

La violenza mafiosa a mio modo di vedere è l'espressione di una anemia culturale, la rappresentazione dell'ignoranza che scambia il desiderio per il godimento e la libertà per la scelta. Di qui la necessità di armonizzare la fatica del pensare, del confronto, dell'approfondimento con la forza delle emozioni, cioè mettere in campo energie, volontà di formarsi un'idea adeguata della complessità dei problemi cosicché non si confondano le verità con le soggettive opinioni.

Sul binario culturale si gioca l'incontro tra le generazioni, si rinsaldano patti di stima e solidarietà capaci di superare frammentazioni, contrapposizioni e ricostruire un tessuto di relazioni solidali e sicure, investire sulla generatività del pensare. Azione che richiede un livello etico alto, contrasta il ripiegamento sull'io, sull'oggi, per coniugare legalità e moralità.

Aggiungerei che una città che non apprezza l'università e gli studi è destinata ad un tramonto traumatico. E' il pensiero che diventa azione. In un clima cittadino dove non c'è ricchezza di rapporti umani e dove le proprie ansie possono diventare rancori, si può solo ripartire dall'istruzione.

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Il volto luminoso della città è nascosto in chi si sta sacrificando o crede che la lotta alle mafie nasca dalla costruzione di legami di fiducia, non dalla competizione di tutti contro tutti. Questo processo va reso culturale, basato su una solida formazione.

Un uomo che non si interessa allo Stato, un uomo che non ama lo Stato, noi lo consideriamo non innocuo ma inutile. Noi crediamo che la felicità sia frutto della libertà ma la libertà sia solo il frutto del valore e per questo allora occorre l'impegno di tutti se si vuole portare la legalità al centro della vita delle persone, così Foggia con determinazione potrà coltivare negli atteggiamenti e nella prassi quel valore primario della legalità che è un edificio da costruirsi insieme perché ciascuno possa condurre una vita un pochino più calma e serena"

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