Mons. Pelvi bacchetta Foggia: "Città miope dove ciascuno cerca il proprio interesse, aria dormiente e senza entusiasmo"

Il discorso di mons. Vincenzo Pelvi per l'anno nuovo: "Per il futuro della Città è urgente investire sulla generatività del pensare, azione che richiede negli adulti un livello etico alto, che contrasta il ripiegamento sull’io e sull’oggi, per contagiare pace e benessere sociale"

Mons. Vincenzo Pelvi

Anno nuovo, propositi nuovi. Mons. Vincenzo Pelvi scuote una città "dormiente e senza più entusiasmo" per questo anno appena iniziato.

Obiettivo principale sarà sconfiggere "la malattia dell'indifferenza". Cosa che può avvenire solo "recuperando la dimensione della ragionevolezza". Sono tanti gli spunti che offre il messaggio di inizio anno del prelato, con un augurio in particolare: "Per il futuro della Città è urgente investire sulla generatività del pensare, azione che richiede negli adulti un livello etico alto, che contrasta il ripiegamento sull’io e sull’oggi, per contagiare pace e benessere sociale". Di seguito il discorso integrale di Mons. Vincenzo Pelvi.

"Carissimi, a nessuno sfugge quest’aria cittadina dormiente e senza entusiasmo. La corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, la gestione del territorio, la crisi economica, la disoccupazione e l’emergenza abitativa, un contesto valoriale nemico della persona sono dimensioni che spesso contagiano la malattia dell’indifferenza. Foggia appare una città miope dove ciascuno cerca il proprio interesse, attento solo alle proprie urgenze personali, a prescindere dalla dignità umana degli altri. Sembriamo – come affermava qualche giorno fa Giuseppe De Rita – un popolo di stressati, perché non abbiamo un traguardo, una prospettiva. Ci manca il futuro e per questo il presente diventa faticoso, fastidioso.

Eppure noi amiamo la Città, che è la nostra casa comune entro cui generare umanità, condividere prossimità e sviluppare un’etica civile più rispettosa dell’ambiente e della marginalità. Certo, le difficoltà e le divergenze non vanno negate o nascoste, come spesso siamo tentati di fare, ma vanno denunciate per aprire nuovi processi di convivenza serena. Recuperiamo, perciò, la dimensione della ragionevolezza, dell’homo sapiens che viene risucchiato spesso dall’homo gaudens, asservito al consumismo e affetto da uno strano virus per cui non sopporta limiti, non ammette alcune regole, non tollera nessun confine ed è soddisfatto perché non vuole scoprire la realtà, anzi vuole dimenticarla (penso a quanto accade per strada alla Vigilia di Natale oppure nei fine settimana).

Si finisce con il vivere immersi in un mondo artificiale fatto di divertimento, violenza, banalità, mettendo a rischio il bisogno di autentiche relazioni, di fiducia e capacità di dono. La società sta scambiando il desiderio per il godimento e la libertà per la scelta, ignorando che rendere il godimento un obiettivo di vita rende dipendenti e quindi prigionieri. La sapienza, invece, risveglia la capacità di inaugurare un cambiamento che supera gli schemi accreditati, o rompe le logiche consolidate e si ribella a situazioni di oppressione e ingiustizia. Di qui la necessità di armonizzare la fatica del pensare, del confronto, dell’approfondimento con la forza delle emozioni, mettendo in campo un tempo giornaliero per formarsi una idea adeguata della complessità dei problemi, cosicché non si confondano le verità con le opinioni.

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Solo da un livello culturale adeguato nascerà l’integrazione di quelle porzioni della Città che per varie ragioni sono collocate ai margini e in cui si trovano più facilmente le vittime dello scarto. Sul binario culturale si gioca l’incontro tra le generazioni e si rinsaldano patti di stima e solidarietà tra giovani e adulti. Per il futuro della Città è urgente investire sulla generatività del pensare, azione che richiede negli adulti un livello etico alto, che contrasta il ripiegamento sull’io e sull’oggi, per contagiare pace e benessere sociale. Così Foggia sarà viva perché coltiva una rete fitta di prossimità, custodendo l’ossigeno di persone amate, un capitale di sogni, per i quali trepidare e festeggiare. E la Città sarà più bella, più cristiana, più umana: è l’augurio per il nuovo anno.

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