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Giovanni Quarato

Giovanni Quarato

Quarato stella in solitaria, rifiuta "l'ordine" e la "strana morale" del Movimento: "Lasciatemi lavorare in pace"

Il consigliere pentastellato spiega perché non intende dimettersi dall'incarico di presidente della Commissione Ambiente, irritualmente concesso all'opposizione: "Non devo prendere le distanze da nessuno, sono già distante da tutti quelli che hanno governato la città"

"Non mi tiro indietro, ma non lo faccio per me, non lo faccio solo per la mia città, lo faccio per dare un esempio: voi persone perbene, non abbiate paura di cimentarvi in politica. La politica è sporca ma noi dobbiamo fare in modo che le persone perbene sottraggano spazi a quelle sporche. Questa è una testimonianza di politica". Il consigliere comunale M5S Giovanni Quarato non lascerà la presidenza della Commissione Ambiente e Territorio del Comune di Foggia. Ha garbatamente declinato l'invito dei colleghi Cinquestelle Rosa Barone, Mario Furore e Marco Pellegrini.

Giovedì gli hanno "rappresentato l'opportunità" di rassegnare le dimissioni dalla carica, istanza anticipata a FoggiaToday dal senatore pentastellato. Il giorno dopo, in una nota, di cui pure avevano avvisato Quarato, le hanno chieste in coro pubblicamente. "In questo momento storico, a nostro parere, la sua permanenza in quella presidenza, che è attribuita di norma alla maggioranza, ha un significato che va al di là dell’apporto tecnico che Quarato ha dato in questi mesi di lavoro e può essere (fra)inteso come una sorta di stampella alla maggioranza traballante o come una opposizione poco o nulla belligerante. Il che non è, come dimostrano i fatti e le azioni dei nostri consiglieri Quarato e Fatigato". I tre alti in grado del Movimento hanno motivato così la loro richiesta.  

"Devo ringraziare Rosa Barone, Marco Pellegrini e Mario Furore per le bellissime parole che hanno avuto nei miei confronti, non è da tutti poter ricevere certi encomi e quindi sono veramente grato. Ovviamente non posso condividere la conclusione". Se è vero, come dico loro, che è una persona perbene, onesta, capace e corretta, non vede perché dovrebbe rinunciare a quella carica e, anzi, proprio per quelle qualità che gli riconoscono, a maggior ragione, ritiene più che opportuno mantenere quel ruolo. "Posso rappresentare un baluardo rispetto a quelli che sono i malvezzi della politica". Lo considera un presidio, per quanto si possa fare da una commissione. "Non dobbiamo rinunciare nemmeno a quel poco perché la città è in uno stato tale che anche poco diventa molto. Noi dobbiamo lavorare per la città, dobbiamo portare proposte, idee, progetti, dobbiamo sfidare l'amministrazione a dirci di no". Dall'interno, prova a "interrompere alcuni ingranaggi o, comunque, a metterci un po' di sabbia". Scardinare il sistema sarebbe una parola grossa. 

La Commissione da lui guidata si sta occupando, tra le altre cose, del Pug, il Piano Urbanistico Generale, tema delicato e fondamentale per lo sviluppo della città. Di recente, ha organizzato un'audizione con l'assessore regionale all'Urbanistica Anna Grazia Maraschio. L'ingegnere, un addetto ai lavori, ha promosso in quella sede le conferenze di copianificazione.

Ammette di non avere probabilmente la stessa abilità dei colleghi di comunicare all'esterno il suo impegno ("Soprattutto Mario e Rosa hanno una capacità mediatica nettamente superiore alla mia ma con la quale non ho intenzione di competere"), e ci sono "risultati di sostanza" che richiedono tempo, lavoro, tavolta anche un'opera di convincimento e una certa diplomazia: "Tante cose le stiamo facendo e verranno fuori più avanti".

Lui è all'opposizione e lo ripete a chiare lettere. "Ho sempre votato contro i provvedimenti di Landella tranne quando ho ritenuto che fossero accettabili", e nell'interesse della città. E così il capogruppo Giuseppe Fatigato. "Non mi sono mai fatto condizionare dal ruolo di presidente di Commissione. Mai. Se si vanno a vedere tutte le mie votazioni e in particolare quelle sui bilanci, in cui si dichiara se si appartiene o meno a una forza politica, io ho sempre votato contro, insieme a Giuseppe Fatigato. Quindi, francamente, io non credo di dover prendere le distanze da nessuno: io sono già distante, e lo sono da tutti quelli che hanno governato la città. Siamo distanti da tutti, perché ci metto dentro anche Fatigato".

Non ha gradito la tempistica della richiesta di dimissioni, a dirla tutta. "Chiedermi, tra l'altro in maniera inopportuna anche nei tempi, le dimissioni perché si sospetta fortemente che un consigliere possa essere stato coinvolto in una tangente francamente mi indigna un pochino perché sembra che sia stato Giovanni Quarato a consentirlo, e io non c'entro niente". Bruno Longo, per inciso, faceva parte di quella Commissione e lunedì stesso sarà sostituito anche lì, per il tempo della sua sospensione dalla carica disposta dal prefetto, dal consigliere Antonio Bove. "Prima di tutto, se fosse vero tutto quello che sembra emergere dall'inchiesta, riguarda un periodo in cui non ero neanche consigliere, in secondo luogo è chiaro che nella mia commissione di queste cose non si è mai parlato. E anzi, ogni volta che giustamente in Commissione sono arrivate delle istanze di privati, cosa secondo me legittima, io ho sempre detto e ribadito, che noi non dobbiamo favorire un privato ma dobbiamo capire dal privato qual è l'esigenza del territorio, di una categoria e se possiamo risolvere quella problematica e andare incontro a quel tipo di esigenza. Questo è stato ed è il mio impegno, e io francamente voglio continuare in quest'impegno, e credo che la città abbia bisogno di persone che hanno il coraggio di andare avanti. La città ha bisogno di persone perbene che non si tirino indietro".

È un concetto che intende rimarcare. "Sono entrato in politica perché mi sono detto questo: la politica è marcia, non tutta ovviamente, è c'è bisogno che le persone perbene tornino in politica e acquistino lo spazio che gli è stato tolto dalle persone marce. Questo è l'obiettivo che noi dobbiamo perseguire. E allora, questa richiesta politica è una richiesta sbagliata perché va esattamente nella direzione opposta. Indurre una persona perbene, come loro dicono, a rinunciare a fare azione politica significa dire non solo a quella persona ma a tutte le persone perbene 'vedete che se voi entrate in politica sarete sottoposti a questo linciaggio mediatico'. Noi invece dobbiamo dire alle persone perbene: entrate in politica, metteteci la faccia e il cuore".

A latere, non risparmia una postilla politica al vetriolo già accennata sui social. "Io la morale da chi sta in Regione seduta allo stesso tavolo con due imputati non la posso accettare. La morale da chi andrà a sedersi al tavolo con Berlusconi io non la posso accettare". Quando è partita la richiesta dei colleghi, il suo telefono ha iniziato a squillare: in tanti lo hanno incoraggiato a non mollare. "Sono contento, qualcosa ho seminato".

Esclude uno scollamento nel Movimento: è solo dialettica interna. Per lui il caso è già chiuso. È persino contento che l'assessora al Welfare, l'europarlamentare e il senatore siano usciti allo scoperto e abbiano preso in qualche modo le distanze, così da togliersi da eventuali imbarazzi. "Io mi assumo sulle mie spalle tutta la responsabilità di questo ruolo e del risultato che eventualmente ottengo ovvero non ottengo. Per me finisce lì, non ho nessun rancore, dico semplicemente che è una mossa politicamente sbagliata perché noi abbiamo bisogno di persone perbene dentro le istituzioni. E allora se è giustificabile l'assessorato di Rosa Barone perché è una persona perbene e può far bene dovrebbe valere lo stesso per una presidenza di commissione. Che lo dica Rosa barone mi fa un po' sorridere".

"Sinceramente ero rimasto già un pochino deluso di non avere un supporto dei miei". Ma si sa, quando si va in battaglia piuttosto bisogna guardarsi dal fuoco amico. "Un conto è non avere un supporto, ma almeno - conclude - lasciatemi lavorare in pace".

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