Domenica, 26 Settembre 2021
Politica

"Da far accapponare la pelle". Pellegrini sugli arresti in Comune lancia un messaggio a Quarato: "Lascia la presidenza"

Il senatore M5S chiede al sindaco di Foggia Franco Landella di fornire pubblicamente chiarimenti sui meccanismi di assegnazione. I Cinquestelle sono stati i primi a commentare i fatti di cronaca che hanno travolto il Comune

"Credo che sia assolutamente necessario che Landella chiarisca in pubblica assise innanzitutto l'aspetto riguardante i meccanismi di assegnazione degli appalti". L'istanza al sindaco arriva dal senatore M5S Marco Pellegrini, all'indomani degli arresti nell'ambito dell'inchiesta Nuvola d'Oro su presunte tangenti al Comune di Foggia. 

"Ho letto qualche stralcio di intercettazione da far accapponare la pelle. C'è quasi una sensazione di illegalità diffusa in tutta la città che porta allo scoramento le persone perbene che sono la stragrande maggioranza e che chiedono legalità, rispetto delle regole, soprattutto da parte di chi li amministra, dagli eletti, parlamentari, consiglieri regionali, componenti della giunta, sindaco e consiglieri comunali. E in quanto cittadino, prima che parlamentare, la pretendo anche io".

Si dice amareggiato dalla lettura dei dialoghi captati dalla Finanza. "Mi cadono le braccia" è l'espressione che più propriamente descrive anche il diffuso sentimento dei foggiani. 

I Cinquestelle sono stati i primi a commentare l'arresto del consigliere comunale. Del resto, sono nati gridando onestà. "Getta un’ombra pesante sul sistema di distribuzione di appalti nella nostra città", aveva detto subito l'europarlamentare Mario Furore, formulando la stessa istanza di chiarezza. "Con tutto il garantismo di questo mondo c’è un problema politico non indifferente".

L'assessore regionale al Welfare Rosa Barone, una volta letti gli stralci circolati delle intercettazioni, ha preso le distanze anche "da chi non prende le distanze, ma gira la testa", da quei toni e "quel modo di gestire la cosa pubblica, di fare affari e farli fare". Insomma, sempre per citare un loro vecchio adagio, vorrebbero aprire il palazzo come una scatoletta di tonno. Senza contare che sono i politici che restituiscono una quota dei loro stipendi e, forse, sono ancora più sensibili alle ipotesi di reato formulate. 

Un altro grillino, Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, di cui Marco Pellegrini è membro, si è espresso pubblicando alcuni estratti delle intercettazioni che, ha osservato, "lasciano poco spazio all’immaginazione": "Se le accuse saranno confermate, si sarà fatta un po’ di pulizia nell’amministrazione della città di Foggia. Una città che conduce da sempre una dura battaglia contro il malaffare, che ne soffoca lo sviluppo che merita". Segue da un po' le vicende foggiane, e c'è lo zampino del senatore Pellegrini che, peraltro, coordina il comitato in seno alla Commissione Antimafia dedicato alle mafie foggiane e pugliesi, l'unico regionale. Il parlamentare foggiano ci tiene a precisare che qui "non c'entra niente la mafia, sono cose distinte e separate. È un errore scambiare tutto per mafia: si fa un danno al contrasto alle mafie, perché se tutto è mafia, il passo successivo è che niente è mafia".

Morra si era pronunciato anche sulla vicenda "quantomeno singolare" di Leonardo Iaccarino e sul dietrofront in merito alle dimissioni ("Siamo un paese in cui la farsa è quotidiana"), ma prima ancora, a novembre, dopo l'operazione Decima Bis, aveva invocato la Commissione d'accesso al Comune di Foggia, linea sposata allora dal senatore foggiano.

Pellegrini, intanto, ha apprezzato il provvedimento, adottato dal prefetto Raffaele Grassi, che ha disposto la sospensione dalla carica di consigliere comunale di Bruno Longo, a seguito dell'applicazione nei suoi confronti della misura cautelare agli arresti domiciliari.

"Questa città merita sicuramente di essere amministrata meglio, a livello di progetti per il futuro e visione di una Foggia più bella, più produttiva, che sia più attenta ai cittadini. Credo che sia una richiesta minimale quella dei foggiani di essere amministrati da persone che svolgono il proprio ruolo con disciplina e onore, lo dice la Costituzione - afferma citando l'articolo 54 - e, aggiungo, competenza.  È quella la precondizione".

Ma quando la bufera impazza nella maggioranza e l'opposizione infierisce, la presidenza della Commissione Ambiente e Territorio del Comune di Foggia targata Cinquestelle, per quanto trattenuta con i migliori propositi, rischia di tramutarsi puntualmente in un tallone d'Achille. "Questa è una decisione che non è passata dagli organi del Movimento, lo abbiamo saputo a elezioni fatte - afferma il senatore Pellegrini - È stata una decisione - come ci è stato riferito - della maggioranza e della minoranza. Giovanni Quarato è una persona perbene, specchiata".

Ma non si esime, a domanda diretta, da una valutazione politica sull'opportunità di ricoprire quell'incarico, solo per concessione affidato all'opposizione. "In questo momento credo che sia inopportuna la permanenza in quella presidenza, proprio perché altrimenti i cittadini non capiscono qual è la differenza. Riterrei auspicabile che, specie dopo un episodio del genere, lasciasse il suo mandato. Ha le competenze tecniche e professionali, è una persona perbene, ha competenze specifiche in quel settore e quindi, in un mondo ideale, sarebbe uno dei migliori presidenti possibili che quella commissione possa esprimere. Però, in questo momento storico e con questi avvenimenti, direi che sarebbe cosa buona e giusta lasciare. Sarà una scelta sua, come ha preso in solitudine la decisione di accettare quella elezione. Io - conclude - al posto suo mi dimetterei".

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