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Parità di genere ko, sbarramento all'8%: è polemica sulla Legge Regionale

Bocciata la parità di genere, consiglieri regionali ridotti da 70 a 50 e soglia di sbarramento all'8% per coalizioni e singole liste. Emiliano: "Tradimento". Vendola: "Mostro giuridico". Laricchia: "Colpo alla democrazia"

Scoramento, polemiche e disapprovazione per la nuova legge elettorale pugliese approvata ieri in via Capruzzi, dove – con voto segreto – è stata bocciata l’introduzione della doppia preferenza che avrebbe garantito la parità di genere. Il primo ad opporsi all'esito della votazione è stato il governatore Nichi Vendola, che nel definire la norma un “mostro giuridico” ha puntato il dito contro il consiglio regionale, colpevole, a suo dire, di aver fatto una “retromarcia cavernicola di fronte alla sfida della parità di genere”.

Tra gli affranti anche Michele Emiliano: "Tradimento". L'ex sindaco di Bari annuncia che alla Regionali “metterà capolista donne”. Dalla sua, l’avversario ed esponente del centrodestra Francesco Schittulli, sostiene che il candidato presidente del centrosinistra “non fosse estraneo all’accaduto”. Per Antonella Laricchia, leader dei cinquestelle” si tratta di un “colpo alla democrazia”. La candidata presidente pentastellata definisce triste la notizia sulla soglia di sbarramento all’8% aggiungendo che le donne non hanno bisogno di meccanismi – come la parità di genere - per essere elette.

A gettare benzina sul fuoco anche Dario Stefàno, che ha commentato così lo sbarramento all’8% e il no alla parità di genere: “La Puglia ha perso un’occasione, quello di oggi è un brutto capitolo della storia politica della nostra regione”. Contrari alla soglia dell’8% per accedere alla ripartizione dei seggi per le coalizione e le liste che si presentano da sole, Sinistra Ecologia e Libertà, Puglia per Vendola e Italia dei Valori. La soglia di sbarramento per le singole liste all’interno delle coalizioni è invece del 4%. Altra novità è il premio di maggioranza; infatti, se la coalizione vincente supera il 40% ottiene 29 consiglieri, 28 tra il 35% e il 40%, 27 se inferiore alla soglia del 35%. Unanimità invece sulla riduzione del numero dei consiglieri che scendono da 70 a 50, più il presidente.

Questo invece l’amaro commento di Rosa Cicolella, del CPO Regione Puglia: “Si conclude nel peggiore dei modi l'iter per l'approvazione della legge regionale pugliese che prevedeva gli articoli sulla parità di genere. Avevamo previsto la difficoltà dell'approvazione di una legge che potesse mettere a rischio le poltrone maschili. Ma che finisse con la farsa e la beffa pur mettendolo in conto, avevamo sperato che non accadesse. Voto segreto sulla pregiudiziale dell'inammissibilità e vissero tutti felici e contenti. Il consiglio regionale pugliese questa sera ha negato alla Puglia la "democrazia" barricandosi dietro logiche formali che nascondevano il volto reale di una politica volgare e misogina. Un assemblea in larga parte inadeguata a comprendere il senso di una legge che avrebbe garantito alla Puglia un rinnovamento culturale e politico.  Le donne di Puglia lascino agli uomini la presenza nelle liste sperando che i cittadini sappiano esprimere un consenso che tenga conto di questa ennesima triste rappresentazione farsesca della politica.

Gioisce invece il capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia, Ignazio Zullo: “Abbiamo vinto, la forza delle idee ha superato la forza dei numeri e siamo diventati maggioranza. La doppia preferenza poteva consegnare la politica in mano ai poteri forti di tipo economico e criminale”.

Nel dibattito si è inserita anche l’on. Colomba Mongiello: “Il Consiglio regionale pugliese ha compiuto una scelta di (auto)conservazione bocciando la previsione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale che sarà utilizzata a maggio. Le maggiori responsabilità, com'è ovvio, sono del centrosinistra, che ha consentito si arrivasse alla definizione della legge elettorale ad una paio di mesi dalla fine della legislatura, e che ha smentito le scelte fatte a livello nazionale tanto per la composizione delle assemblee elettive degli Enti locali che per quella della Camera. Gli uomini hanno avuto paura di questa innovazione e di quelle che certamente ne sarebbero conseguite in tutti i settori della vita associata e comunitaria per il sol fatto di valorizzare la soggettività femminile nelle istituzioni regionali. Le dichiarazioni a posteriori dei consiglieri regionali che si dissociano dall'esito del voto dell'Assemblea di via Capruzzi hanno il suono fesso dell'ipocrisia e rafforzano l'appello a votare per le poche donne che saranno candidate, certamente preferendole ai consiglieri uscenti che non meritano il sostegno di quante, per l'ennesima volta, sono state emarginate.

IL COMMENTO DELLE DONNE DI SEL


 

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