Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Fino a quando l'ultimo non chiuderà la porta

Nessuno dei consiglieri comunali rimasti sembra disposto a fare il primo passo per far cadere l'amministrazione. Tutti insieme o niente. La geografia della massima assise cambierà inesorabilmente con le surroghe

Nessuno vuole essere il diciassettesimo. Tutti insieme o niente. Pare sia questa la molla scattata nei consiglieri di maggioranza che hanno preferito il (comodo) limbo, per quanto sembrassero animati dal desiderio di staccare la spina. Un ultimo sguardo commosso all'arredamento. E chi s'è visto, s'è visto, diceva una canzone, con la postilla di svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose e dalle posizioni.

Poi, per nulla trascurabile, c'è l'incubo dell'interpretazione delle dimissioni con la cosiddetta coda di paglia. E il sospetto che qualcuno possa tirarsi indietro all'ultimo momento. Le dimissioni individuali hanno dimostrato che l'occasione c'è stata.

Nella spirale del vai avanti tu, che poi ti seguo sarebbe stata risucchiata anche l'opposizione: al di là delle prese di posizione ufficiali e della sindrome della folla che sceglie Barabba, pare che anche nella minoranza più di uno tentenni. E secondo la logica di tutti o nessuno, alla fine prevale nessuno. Il Partito Democratico, dopo tre tentativi di attivare la leva dello scioglimento anticipato si arrende e si limita ad augurarsi che Landella non ritiri le dimissioni.

Bocche cucite significa che, di questi tempi, trovare un consigliere comunale di maggioranza che esprima la sua opinione equivale a un terno al Lotto.

Sui social il verdetto è pressoché unanime: nella pubblica piazza virtuale il popolo mette alla gogna i consiglieri comunali defibrillatori che, imperterriti, mantengono in vita la consiliatura, e chissà con che animo scorrono la bacheca. E no, non sono partite catene di solidarietà.

L'unico partito di maggioranza che si è espresso ufficialmente a mezzo di comunicato stampa, fin qui, è stato la Lega. Il segretario regionale Roberto Marti è stato caustico sin dalla prima ora: "Riteniamo non vi siano le condizioni per procrastinare oltre la consiliatura in corso".

Da quella tesi non si schioda, per quanto più di un indizio lasci presagire il ritiro delle dimissioni da parte di Franco Landella. Il leader regionale è sicuro che non lo farà mentre con una certa frequenza sui quotidiani nazionali compaiono le foto del sindaco leghista accanto a Salvini.

Fratelli d'Italia, che dall'arrivo del commissario Galeazzo Bignami ha sempre riferito puntualmente istruzioni, provvedimenti e strategie, scoprendo pubblicamente le carte, non ha ritenuto di spendere una parola.

Forza Italia evidentemente lascia fare a Raffaele Di Mauro - che sembrava propenso a tirare i remi in barca - e non è stata diramata alcuna nota ufficiale. Delle due una: o i consiglieri hanno ormai le mani libere rispetto alla loro appartenenza, incuranti di eventuali diktat, o le linee dei partiti sono diverse da quelle trasparite finora.  

A forza di sostituire consiglieri, la geografia del Consiglio cambierà inesorabilmente. Sarà un surrogato del Consiglio comunale. In tempi non sospetti, era stato il consigliere comunale di opposizione, il civico Leo Di Gioia a rassegnare per primo le dimissioni, per motivi personali, derivanti dalla serena considerazione di ritenersi ormai inadatto e "per molti versi refrattario alle attuali dinamiche che orientano la selezione della classe dirigente". Poi il Consiglio comunale ha provveduto alla sostituzione di Bruno Longo, coinvolto nell'inchiesta Nuvola d'Oro, e dopo la morte del compianto Alfonso Fiore era entrato Paolo La Torre.

A tempo di record, il presidente Lucio Ventura ha recuperato non eletti disposti a sostituire temporaneamente i consiglieri sospesi dalla carica a seguito dell'applicazione di misure cautelari nei loro confronti (Antonio Capotosto e Leonardo Iaccarino) e, definitivamente, i dimissionari Consalvo Di Pasqua, Antonio Bove e Francesco Morese.  

Eugenio Iorio, già consigliere comunale dal 1999 al 2014, sostituirà Antonio Capotosto per la durata della sua sospensione, e si augura che la supplenza sia di breve durata "perché certamente non è il rientro in Consiglio comunale che mi auguravo".

In virtù dell'accettazione dell'incarico, parteciperanno alla prossima seduta del Consiglio comunale in programma l'11 maggio l'ex assessore allo Sviluppo Economico Sonia Ruscillo, prima dei non eletti in Forza Italia; Micky Sepalone che ha annunciato le dimissioni e quindi dovrebbe rinunciare allo status acquisito con la delibera di surroga; Giorgia Poppa, che non rinuncerà alla carica e sta valutando se rimanere o meno nel gruppo di Forza Italia; Antonio Annecchino, già consigliere comunale dal 2015 al 2019, all'epoca eletto in Forza Italia e poi passato alla civica Destinazione Comune. Se anche l'avvocato Ruscillo dovesse rinunciare o se dovesse sussistere l'ineleggibilità, la lista scorrerebbe. I due successivi non eletti sono Giuseppina di Brisco e Francesco Russo.

Con che spirito si entri a far parte della massima assise in questo momento, in un Comune travolto dagli scandali e a rischio scioglimento, non è dato saperlo.

In tutto questo marasma stupisce la serenità della Giunta, che si preoccupa ora dell'ordinaria amministrazione. Saranno i tempi, sarà la generale diffidenza nel generale umano, ma è difficile con un semplice atto di fede credere ciecamente nella filantropia in un momento come questo. E così appaiono imperscrutabili le ragioni che hanno spinto fior fiori di esperti, figure di alto profilo, professionisti o comunque li si definisca, a immolarsi per la patria.

A ben vedere, infatti, comunque andrà a finire, l'assessorato potrebbe essere una breve parentesi nella loro brillante carriera. Se la Commissione d'accesso dovesse accertare la presenza di infiltrazioni mafiose, la loro sarebbe l'ultima immagine associata al Comune di Foggia, macchiato dall'onta del secondo capoluogo di provincia in Italia sciolto per mafia. Sarebbero gli ultimi a chiudere la porta. Ma questo non sembra preoccuparli. Forse in fondo, non a torto, confidano nel fattore tempo, perché spesso la città ha sofferto di memoria corta.

Se, invece, come chiaramente confidano gli attuali amministratori tutti, le verifiche dovessero produrre esito negativo, è plausibile che le forze politiche, ringalluzzite, una volta allontanati i terribili sospetti che aleggiano sul Palazzo, possano nutrire un rinnovato interesse nei ruoli di gestione e congedare i supertecnici, con i ringraziamenti del caso, magari salvandone qualcuno che più degli altri si sia distinto.

Non uno ma sette professionisti hanno scelto di sacrificarsi. Il vice sindaco, Antonio Nembrotte Menna, ingegnere, ha rinunciato a un incarico che si era appena aggiudicato dal Comune di Foggia: oltre 100mila euro, mica bruscolini, che il suo studio non incasserà, più altri servizi di ingegneria per un altro progetto. L'assessore al Contenzioso, uomo di legge, Salvatore Russetti, ha annunciato che rinuncerà alla sua indennità. Nella sfera delle possibilità, anche gli altri si sono giocati eventuali incarichi.

La singolare circostanza degli ordini professionali che si sono dissociati, ha alimentato le congetture sulla provenienza ma, fondamentalmente, la versione ufficiale recita che li manda Landella.

I partiti del centrodestra, incerottati, provano a lasciare il cerino in mano al sindaco così da declinare, semmai, ogni responsabilità. In capo a tutti, e a nessuno. Ciascuno vivacchia, tremando all'idea che domani possa toccare a qualcun altro e che davvero, un giorno, possa essere lui l'ultimo che chiude la porta.

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