Medici sul piede di guerra: "Senza risorse certe si va verso lo sciopero"

Lo sciopero programmato per il 28 novembre vuole richiamare l'attenzione dei politici e illustrare a tutti i cittadini-utenti il tentativo malcelato di privatizzare la sanità

Immagine di repertorio

La vertenza sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei medici e la situazione di cronico sotto-finanziamento in cui versa il sistema sanitario nazionale sono stati i temi al centro della riunione intersindacale dello scorso 21 novembre e riassumibile in un semplice assunto: senza risorse certe verranno confermate le iniziative di protesta già calendarizzate.

Allo stesso tavolo, i segretari aziendali e gli iscritti dell’ANAAO-ASSOMED dell'azienda ospedaliera e dell'Asl di Foggia, e i rappresentanti della Cgil territoriale. La posizione dei medici è limpida e cristallina: "Se il maxi-emendamento del Governo alla manovra economica - spiega in una nota stampa Francesco D'Emilio, segretario aziendale Federazione Veterinari e Medici - non conterrà risorse certe per finanziare i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, la dispensazione dei farmaci innovativi, le assunzioni da tempo annunciate e le risorse per il rinnovo di contratti e convenzioni, saranno confermate le iniziative di protesta già in calendario".

Lo sciopero programmato per il prossimo 28 novembre vuole richiamare l’attenzione dei politici locali e nazionali, nonché illustrare a tutti i cittadini-utenti il tentativo malcelato di privatizzare la sanità. "Gli operatori della sanità pubblica italiana hanno già dato tanto in termini di rinunce ad aumenti contrattuali dovuti, depauperamento delle risorse economico destinate alla contrattazione decentrata (circa 600 milioni di euro dal 2011 al 2014), e mancata sostituzione del personale andato in quiescienza, costringendo il personale alla reiterata violazione delle normativa europea sull’orario di lavoro con tutti i rischi che ne derivano sulla sicurezza delle cure", contina D'Emilio.

Inoltre le organizzazioni sindacali si sono confrontate sull’organizzazione interna delle rispettive aziende, constatando quanta incertezza ci sia nella programmazione sanitaria territoriale e sulla sfida persa, per responsabilità ben individuabili, nell’integrazione delle cure tra ospedale e territorio.

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