Ataf: i lavoratori si fanno in quattro per scongiurare il crack dell’azienda

I 255 lavoratori dipendenti hanno deciso di contribuire al salvataggio dell’azienda rimettendoci di tasca propria e “senza ripercussioni sui servizi al cittadino”

Ataf Foggia

Massimo della produttività al minor costo possibile: è questa la filosofia che per i prossimi 15 mesi vigerà in ATAF, altra ex municipalizzata foggiana piegata sotto il peso debiti chiamata al Tribunale fallimentare entro il 18 novembre a presentare un piano di risanamento rigoroso e credibile.

La situazione debitoria dell’azienda di trasporto fino al 2009 era pesantissima, con un’esposizione debitoria pari a 18milioni di euro. Nel 2010 il debito di è ridotto grazie alle transazioni con l’agenzia delle entrate e l’inps. Ma c’è ancora molto da fare per scongiurare il crack.

Ed è per questo che i 255 lavoratori dipendenti, autonomamente, attraverso i sindacati, hanno deciso di contribuire al salvataggio dell’azienda rimettendoci di tasca propria, “senza ripercussioni sui servizi al cittadino”: da subito e per oltre un anno continueranno a lavorare 39 ore settimanali, in media, accettando un corrispettivo in busta paga per 38,  offrendo peraltro la gratuità degli straordinari.

Lo hanno deciso due giorni fa, democraticamente, attraverso un referendum aziendale, lo stesso strumento che avrebbe dovuto ispirare la riorganizzazione del costo del lavoro di Amica e Dauniambiente, sancito in un vertice in Prefettura, poi rimasto inapplicato per intervento del tribunale fallimentare che ha prorogato l’esercizio provvisorio delle due società di nettezza urbana invitando l’amministrazione comunale a trovare per i dipendenti condizioni di lavoro meno “gravose”.

Soddisfatto il presidente del consiglio comunale Raffaele Piemontese: "Come cittadino e rappresentante delle istituzioni sono grato ed esprimo grande rispetto ed apprezzamento per la scelta dei lavoratori di ATAF S.p.A. e dei loro rappresentanti, certamente sofferta ed ancor più evidentemente frutto di responsabilità civica e cultura sindacale.

Come già accadde due anni fa per AMGAS S.p.A, i cui lavoratori accettarono di lasciare nelle casse dell'azienda il 30% della retribuzione differendo a dopo l'approvazione del piano di ristrutturazione del debito la riscossione di quelle somme, "i dipendenti di ATAF S.p.A. hanno investito il proprio lavoro e il proprio denaro nella ripresa dell'azienda - continua Piemontese - accettando di portare al massimo la sua produttività e mantenendo gli incolpevoli cittadini al riparo da disagi e disservizi.

I lavoratori sono la parte più debole di un'impresa e sono i soggetti sociali più colpiti dalla crisi economica e finanziaria, eppure hanno democraticamente scelto di compiere un ulteriore sacrificio per conservare il posto e coltivare la speranza che, prima o poi, questa terribile congiuntura termini.

La loro responsabilità ed il loro spirito di sacrificio - conclude Raffaele Piemontese - spero siano di esempio a quanti, indifferenti alla realtà dei fatti, insistono nella difesa di diritti ormai degradati a privilegi in ragione della loro insostenibilità finanziaria ed etica".

 

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