Economia

Operazione 'exit strategy' dal rischio bancarotta, consulenti del Vaticano a Casa Sollievo: è in gioco la sopravvivenza economica dell'ospedale di San Pio

Il piano che sarà redatto giungerà sia in Vaticano che sul tavolo della Regione Puglia. Il punto del direttore generale della struttura Michele Giuliani

Michele Giuliani

Sono giorni frenetici, a Casa Sollievo della Sofferenza, dove una squadra di consulenti inviati dal Vaticano è al lavoro per mettere ordine nei conti dell’ospedale e centro di eccellenza garganico voluto 65 anni fa da San Pio e oggi sull’orlo del tracollo.

“Si tratta di un gruppo di lavoro nominato dalla Santa Sede che ci supporterà prima nell’analisi della situazione attuale, e successivamente nella redazione di un piano strategico per tracciare il prossimo futuro di Casa Sollievo”, spiega a FoggiaToday il direttore generale Michele Giuliani. Si cercano, in sostanza, soluzioni che possano dare ossigeno ai bilanci in tempi rapidi e garantirne continuità, anche in vista delle possibili implementazioni e riqualificazioni proposte nell’ambito del Recovery plan.

La situazione dell’ospedale di San Giovanni Rotondo è complessa. Il 2020, segnato dall’emergenza sanitaria da Covid-19, ha contribuito non poco a disastrare i conti, a causa della notevole contrazione delle prestazioni erogate (stimata al 50%) e del mancato raggiungimento dei tetti di spesa. La pressione sulle terapie intensive ha rallentato notevolmente l’attività chirurgica no-Covid (“Non si programmano interventi se non si ha la certezza di un posto libero in rianimazione”). C’è chi parla di un ‘buco’ di decine di milioni di euro venutosi a creare negli anni, ma il punto resta un 'mistero della fede' perché il Vaticano, proprietario della struttura, non rende noti i conti.

Già nei mesi passati, su queste pagine, il dg di Casa Sollievo aveva anticipato la ‘sofferenza’ della struttura, acuita dal peso pandemico: “Noi che siamo un grande ospedale privato avremmo bisogno anche di norme specifiche che ci mettano in una posizione di salvaguardia e ci garantiscano una sopravvivenza economica per il prossimo futuro”.

Una richiesta di aiuto, insomma, alla quale la Regione Puglia non può rispondere con interventi diretti, pur restando tra gli interlocutori più accreditati.

“In questo momento siamo in una fase preliminare del lavoro”, continua Giuliani. “Il gruppo di tre consulenti è coordinato da un membro del Consiglio di Amministrazione di ‘Casa Sollievo’. Ora stiamo condividendo le analisi e abbiamo qualche mese avanti a noi per giungere alla stesura di un dettagliato documento di programmazione”.

Il piano che sarà redatto giungerà sia in Vaticano che sul tavolo della Regione Puglia. “Se pensiamo a nuove prospettive, nuova attività o chirurgia di alta specializzazione, il progetto deve necessariamente essere condiviso e capire se la nostra idea di sviluppo possa rientrare nei piani regionali e dialogare col territorio”, continua. “L’integrazione deve essere a tutto tondo”.

“Con la Regione abbiamo una interlocuzione quotidiana, sia sui problemi della gestione del Covid ma anche per quanto riguarda l’altra emergenza, quella di cui non si parla mai, ovvero tutte le patologie no-Covid e di tutti i pazienti che sono in attesa. Noi stiamo provando a fare bene e tanto su entrambi i fronti. In particolare, stiamo cercando di capire quali sono le attività ad alta complessità richieste dai tanti pazienti che, anche da fuori regione, arrivano a Casa Sollievo, anche durante i tempi di pandemia”.

La direzione intrapresa sembra essere quella dell’iper-specializzazione. Pertanto, l’obiettivo è quello di non effettuare tagli o riduzioni né sul personale in servizio (2300 unità circa) né sulla qualità delle prestazioni e servizi erogati. In attesa della exit strategy dal rischio bancarotta, sul fronte Covid si registra “cauto ottimismo”: “Stiamo registrando una riduzione minima ma costante dell’occupazione dell’area Covid e, soprattutto, in terapia intensiva. Grazie anche alla progressione della campagna vaccinale, speriamo di entrare presto in una gestione ordinaria della pandemia. Continuiamo a lavorare veramente tanto perché è importante parlare di Covid, ma le altre patologie non si arrestano e dobbiamo fare di tutto per curare anche gli altri pazienti”.

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