Trovata morta in via Miranda: assolto l'ex compagno, non fu omicidio

La Corte d'Assise ha assolto Youssef Bellali dall'accusa di omicidio preterintenzionale di Paola Roma, morta il 2 novembre 2016 nella palazzina abbandonata alle spalle dell'Ipercoop. Il Pm in requisitoria aveva modificato l'imputazione da omicidio a lesioni aggravate dai futili motivi

Non uccise di botte la compagna. La Corte d'Assise di Foggia ha assolto il 36enne marocchino Youssef Bellali, imputato per omicidio preterintenzionale di Paola Roma, senzatetto foggiana di 46 anni che fu trovata morta la mattina del 2 novembre 2016 nello scheletro della palazzina mai completata di via Miranda, alla periferia di Foggia.

La donna fu trovata dalla Polizia con il corpo riverso sul pavimento e il volto tumefatto. L'11 agosto del 2017 gli agenti della squadra mobile di Foggia eseguirono il decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura nei confronti di Bellali, ritenuto responsabile di omicidio preterintenzionale della donna, con la quale conviveva all'interno della palazzina. 

Secondo le ricostruzioni della Polizia, la donna era morta in seguito delle aggressioni fisiche di Bellali, l'ultima delle quali sarebbe le stata fatale. Ad aggravare la posizione del marocchino, la testimonianza di un connazionale che aveva lasciato Foggia alcuni giorni dopo la scoperta del cadavere, e che era stato rimpatriato in seguito a un provvedimento di espulsione. L'uomo, interrogato dalla polizia marocchina, raccontò delle violenze fisiche perpetrate da Bellali nei confronti di Paola Roma".

Nella sua arringa, l'avvocato di Bellali Andrea D'Ambrosio aveva sostenuto la debolezza delle accuse in quanto "l'autopsia non ha fornito certezze sulle cause della morte, lasciando aperte sia la possibilità di un pestaggio sia quella di una caduta accidentale per 18 scalini con le conseguenze aggravate dalla mancanza di una ringhiera tra i pianerottoli; e che quindi ha ragione l’imputato quando afferma di aver soccorso l’amica dopo averla trovata riversa a terra in seguito ad una caduta accidentale", come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno. 

Quella della caduta accidentale, infatti, è sempre stata la versione di Bellali, sin dai primi interrogatori. Fu lui, infatti, a segnalare la presenza di un cadavere nelle palazzine di via Miranda allertando 118 e Polizia. Agli agenti raccontò della convivenza con la donna, e di averla trovata riversa sulle scale il 31 ottobre; la donna, dopo essere stata soccorsa, si oppose al trasporto in ospedale. E morì due giorni dopo. 

La testimonianza del connazionale determinò l'arresto di Bellali per omicidio preterintenzionale per "aver colpito ripetutamente e violentemente la donna con pugni al volto, cagionandone il decesso avvenuto a causa delle 'imponenti lesioni encefaliche di natura traumatica' determinate dalle ripetute percosse inflitte". Al processo, il testimone ha riferito di aver visto Bellali sferrare due pugni alla donna presumibilmente per gelosia. Testimonianza contestata nel controinterrogatorio dal legale di Bellali per presunte incongruenze tra quanto disse durante le indagini preliminari e quanto dichiarato a processo.

Ma, si legge ancora nell'articolo, lo stesso Pubblico Ministero, "a fronte dell'iniziale contestazione di omicidio preterintenzionale, aveva concluso la requisitoria chiedendo la condanna di Belleli a 2 anni per il meno grave reato di lesioni personali aggravate dai futili motivi, per una presunta gelosia dell’imputato nei confronti della vittima. I giudici, al termine della camera di consiglio, hanno escluso l’aggravante dei futili motivi; e rimarcato che il reato di lesioni «semplici» è procedibile solo a querela della parte offesa che in questo caso non c’era". La Corte d'Assise ha quindi chiuso la vicenda dichiarando l'estraneità di Bellali alla morte della donna. 

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