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Un campo di cipolla

Un campo di cipolla

Clima pazzo nel Foggiano: violenti grandinate hanno messo a rischio la coltivazione della cipolla

Una produzione ad alto reddito con un quantitativo medio annuo prodotto di 220mila quintali. Parlano il presidente e il direttore della Coldiretti di Foggia, Giuseppe De Filippo e Marino Pilati

Le violenti grandinate dei giorni scorsi nel Foggiano, principalmente a Lucera, Biccari, Alberona e Ceringola, hanno messo a rischio la coltura della Cipolla, così come evidenziato dal presidente della Coldiretti di Foggia, sottolineando come nel Foggiano quella della cipolla è una produzione ad alto reddito con un quantitativo medio annuo prodotto di 220mila quintali

Il maltempo di questi giorni fa il paio con la straordinaria ondata di gelo che ha colpito le colture a febbraio scorso, con evidenti danni ora più che mai tangibili sugli ulivi. Per la Colidiretti "l’Ispettorato provinciale all’agricoltura deve avviare con tempestività i sopralluoghi in campo, per fare in modo che la Giunta possa dichiarare lo stato di calamità anche per la provincia di Foggia e consentire così l’attivazione di interventi compensativi per le imprese danneggiate, secondo quanto previsto dalla regolamentazione comunitaria per la concessione degli indennizzi per i danni causati da avversità atmosferiche assimilabili a calamità naturali, attraverso aiuti in ‘de minimis’”. 


Le cipolle primaverili si piantano – segnala Coldiretti Foggia - in semenzaio da febbraio a marzo, oppure in campo tra marzo e aprile, per la raccolta estiva. “Il quadro si aggrava nelle aree come Cerignola, Lucera e le zone limitrofe – aggiunge Marino Pilati, direttore di Coldiretti Foggia – dove già nel febbraio scorso le colture sono state sottoposte a continui shock termici, con ondate di gelo improvvise alternate a temperature miti assolutamente fuori stagione. I nostri timori sugli effetti sulle gemme degli ulivi hanno trovato purtroppo riscontro nei fatti. I danni sugli ortaggi sono oggi e sono stati nei mesi scorsi immediatamente riscontrabili, con l’evidente ricorso alle risemine. Il clima impazzito azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a caldo fuori stagione. In questo contesto è fondamentale riconoscere agli imprenditori agricoli un ruolo incisivo nella gestione del territorio, dell’ambiente e delle aree rurali”.

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