Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Coronavirus, nel 2020 in Italia 80mila morti in più rispetto al quinquennio precedente. A Foggia decessi aumentati del 18%

È quanto emerge dai dati Istat sulla mortalità totale. Nel Sud Italia il 2020 è l'unico anno nel quale il numero dei morti ha superato le 200mila unità. Nel novembre 2020, rispetto alla media 2015-2019, la Capitanata ha fatto registrare un aumento dell'85,4%

Covid-19 in Italia. L'emergenza epidemiologica ha avuto un impatto notevole sulla mortalità totale della popolazione residente, da nord a sud, seppur in fasi differenti. 

È quanto emerge dallo studio dell'Istat, che ha preso in analisi i dati dei laboratori di riferimento regionale: tra il mese di febbraio e il 30 novembre del 2020, in Italia sono stati accertati 1.651.229 casi di positività, riportati al Sistema Nazionale di Sorveglianza integrata dell'Iss entro il 20 dicembre. 

La diffusione dell'epidemia viene declinata in tre fasi: la cosiddetta prima ondata, circoscrivibile nel periodo che va da febbraio a maggio, che ha visto una maggiore e più rapida diffusione del virus e dei decessi nelle regioni del Nord. La seconda fase, che riguarda i mesi estivi, è considerata di transizione essendosi registrata una contrazione del numero dei casi in tutta la Penisola. La terza fase ha avuto inizio già verso la fine di settembre, con lo scoppio della celeberrima seconda ondata e la genesi di numerosi focolai, via via sempre più incontrollabili, riscontrati da nord a Sud. Soltanto dalla seconda metà di novembre, verosimilmente grazie alle nuove misure restrittive adottate, l'incidenza dei casi ha iniziato a calare. 

"Nella seconda ondata - si legge nella nota dell'Istat - resta invariata la prevalenza della componente femminile (54%), ma diminuisce la classe di età mediana dei casi: 45-49 anni rispetto a 60-64 anni della prima ondata. Cala, in percentuale, il dato dei contagi registrato nella popolazione molto anziana (80 anni e più) che passa da 26% nella prima ondata a 8% nella seconda. Tale diminuzione è verosimilmente in gran parte dovuta all’aumentata capacità diagnostica tra le classi di età più giovani e nelle persone con sintomi meno severi".

L’Istat produce e diffonde statistiche di mortalità sulla base di fonti diverse, ognuna con peculiarità e finalità proprie. Riguardo alle statistiche demografiche relative ai decessi, vengono prodotti e diffusi dati sia da fonte stato civile sia da fonte anagrafica, con cadenza mensile ed annuale. I decessi di fonte anagrafica fanno riferimento alla popolazione iscritta in Anagrafe, cioè alla ‘popolazione residente’, indipendentemente da dove il decesso sia avvenuto (Italia o estero). I decessi di fonte stato civile si riferiscono invece alla ‘popolazione presente’, quindi ai decessi avvenuti in Italia di qualsiasi cittadino italiano o straniero, residente e non. Le statistiche di mortalità per causa derivano dalla “Indagine su decessi e cause di morte” e si basano sulle certificazioni delle cause di morte effettuate dai medici (DPR 285 del 1990), che devono essere fatte pervenire agli Uffici di Stato Civile dei Comuni.

Analizzando l'andamento dei decessi nel 2020 al Nord, al Centro e nel Mezzogiorno, si osserva un aumento in tutte le parti dell'Italia rispetto ai cinque anni precedenti. Ben 68mila in più i decessi rispetto al 2015, l'anno in cui si registrò il più alto numero di morti nel quinquennio antecedente. Nel Sud Italia il 2020 è l'unico anno nel quale il numero dei morti ha superato le 200mila unità. 

L'andamento è confermato anche raffrontando il dato dei decessi mensili alla media del quinquennio 2015-2019 nelle singole province della Puglia. Mentre nel bimestre gennaio-febbraio, in tutte le sei province si osserva un calo dei decessi, già a partire dal mese di marzo, che coincide con l'inizio della pandemia, il dato aumenta in maniera esponenziale. Nei mesi di marzo e aprile è la Capitanata a far registrare una variazione maggiore con oltre il 20% in più di morti nei mesi di marzo e aprile. Al netto di alcune eccezioni, come per la provincia di Taranto a maggio e quella di Brindisi a Luglio, l'aumento dei decessi è costante in tutti i mesi, con una lieve flessione in tarda primavera e all'inizio dell'estate per poi risalire già dal mese di agosto. Con l'avvento della seconda ondata, nella provincia di Foggia l'aumento dei morti rispetto alla media 2015-2019 è del 28,8% a ottobre e addirittura dell'85,4% a novembre (933 contro 503). Numeri che certificano una incidenza del Covid sulla mortalità totale. 

Situazione analoga anche per quanto riguarda i singoli comuni della Capitanata. Dei 63 comuni, soltanto 15 nel 2020 hanno fatto registrare un calo dei decessi rispetto alla media 2015-2019: Peschici, Candela, Sant'Agata di Puglia, Anzano di Puglia, Alberona, Casalnuovo Monterotaro, Pietramontecorvino, Carapelle, Celenza Valfortore, Carlantino, Castelluccio Valmaggiore, Monteleone di Puglia, Carpino, Serracapriola e Chieuti. Nella quasi totalità dei casi si tratta di piccoli comuni peraltro non travolti dall'emergenza contagi. I dati peggiorano nei centri più grandi. A Foggia si registra un +18,1%, a San Severo il 21,3%, Manfredonia addirittura il 31%. Cerignola, San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis fanno registrare rispettivamente il 15,9%, il 16,9% e il 20,5%. Difficile pensare a una semplice coincidenza. 

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