Foggia no, non è tutto perduto

La manifestazione di Libera contro le mafie. In piazza la Foggia che si ribella al sangue, alle bombe, alla criminalità e al malaffare

Non tutto è perduto. Questo dicono le 10mila presenze (20mila dichiarate sul palco a fine manifestazione) scese in piazza per il corteo antimafia ‘Foggia Libera Foggia’, per dire ‘no’ alle mafie e al malaffare.

Non tutto è perduto, dice la sollecita reazione all’appello lanciato da Libera; dice la voglia di riscatto e di cambiamento dimostrata. Non tutto è perduto. Questo, ancora, racconta la forza e la caparbietà dei parenti delle vittime di mafia del Foggiano che da anni perseverano nella loro battaglia di giustizia e legalità. Accanto a loro (presenti le famiglie foggiane Ciuffreda, Panunzio, Marcone e Luciani, e tante altre, pugliesi e non solo, che hanno condiviso lo stesso destino) la forza di oltre 300 realtà (tra Comuni, associazioni, enti e scuole) che hanno raccolto l’invito alla mobilitazione lanciato da don Luigi Ciotti, dopo la serie di attentati dinamitardi e l’efferato omicidio (primo in Italia) che ha aperto il 2020 tra sangue e terrore.

VIDEO | 10mila passi contro la mafia, Foggia Libera respinge così violenze e paura: "La sfiducia non prevalga sulla speranza"

A sfilare per le strade di Foggia, da viale Candelaro (teatro dell’ultimo omicidio) fino a via Lanza, tante associazioni, sigle sindacali, studenti e universitari, liberi cittadini. “Noi dobbiamo fare la nostra parte per disinnescare la miccia della paura, dell’indifferenza, la delega della rassegnazione. Lo Stato qui ha riposto, ora tocca a noi”, spiega don Ciotti. “Questo implica un impegno forte per la giustizia sociale in termini di lavoro, casa, cultura, scuola, politiche sociali e servizi per le persone. La lotta alla mafia non è solo la risposta giudiziaria, c’è una risposta sociale e culturale che deve essere data. La politica ha grosse responsabilità in tal senso, ma anche noi cittadini: diamoci una mossa in più!”.

Insieme al prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, il ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, in città per la quarta volta in appena tre mesi. “La criminalità sarà sconfitta dalla partecipazione di uomini e donne che vogliono vivere in uno stato libero dalla mafia. Oggi tanti giovani in piazza, questo apre il cuore. Quando i ragazzi avvertono il bisogno di scendere in piazza e di fare comunità - spiega il ministro - stanno lanciando un grido di allarme. Bisogna però avere fiducia nello Stato, c’è una squadra di eccellenze che combatte questi criminali che vorrebbero far vivere le persone nella paura”. Insieme al sindaco di Foggia Franco Landella e ai colleghi dei comuni della provincia, anche il sindaco di Bari Antonio De Caro e il Governatore della Puglia Michele Emiliano: “Oggi siamo tutti foggiani”.

In testa al corteo, Giovanna Belluna e Michele Panunzio, rispettivamente nuora e figlio di Giovanni Panunzio, imprenditore edile assassinato nel 1992 per non aver ceduto alle richieste estorsive, al ‘pizzo’. “Ben vengano queste manifestazioni, ma non dovevamo aspettare che passassero 30 anni”, spiega Giovanna. “Si tratta di prendere coscienza dei problemi che ci sono a Foggia e avere un pizzico di coraggio in più. A partire dai piccoli reati”, continua invece Michele. “27 anni fa eravamo soli, oggi non è più così. La paura non è più una scusa”, riprende Belluna. “Tanti commercianti non denunciano e continuano ad essere omertosi. L’associazione Giovanni Panunzio, invece, si è recentemente costituita parte civile in due processi, a Foggia e a Bari. Di Panunzio, benché morto, si sente ancora il nome nelle aule”.

Accanto a loro, le vedove Luciani. “Questa sera 8mila persone stanno dicendo basta, basta alla mafia. Non dobbiamo più avere paura, uniti possiamo fare tanto”, spiega Arcangela Luciani, vedova di Luigi ucciso con suo fratello a San Marco in Lamis il 9 agosto 2017 perché testimoni involontari dell'agguato al boss Mario Luciano Romito e al cognato Matteo De Palma. “Oggi cerchiamo giustizia e verità. La giustizia - conclude - non è solo quella dei tribunali, ma quella tra la gente, che dice basta a qualsiasi orrore”. Toccante, dal palco di via Lanza la testimonianza di Daniela Marcone, figlia di Francesco Marcone, direttore dell’ufficio del registro di Foggia, assassinato nel portone di casa nel marzo del 1995. “Mio padre ci ha insegnato l’amore per Foggia e noi siamo rimasti qui per lui. Ma sento che il suo ricordo si sta perdendo nel nulla, in questa violenza che viviamo nell’oggi. Non è possibile accettare quello che sta accadendo, non è giusto per lui e per noi, che abbiamo bisogno di ricordare, un ‘Progetto Foggia’”.

Nella ‘pancia’ del corteo, mescolati tra la folla, c’erano anche i fratelli Luca e Cristian Vigilante, quest’ultimo vittima dell’attentato dinamitardo registrato qualche giorno fa, in via D’Aragona, quando ignoti hanno fatto saltare in aria la sua auto. La deflagrazione fu potentissima e solo per un caso fortuito non si registrarono vittime. “Siamo qui per manifestare contro queste ‘barbarie’, che non devono più accadere”, spiega Cristian. “Dobbiamo partire dall’educazione civica di tutti, solo così si può scardinare qualsiasi sistema criminale e mafioso”. Quello che ha vissuto “non si può spiegare a parole”, continua. “Non ti tolgono l’oggetto, ma la libertà e le certezze. Oggi la città sta dando un messaggio alla criminalità. Speriamo che non sia solo una sfilata, ma un nuovo punto di partenza”.

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Infine l'accorato intervento di don Luigi Ciotti e il suo sogno, comune a tutti i manifestanti: "Rendere Foggia una città 'demafiosizzata'". Esorta a non spegnere la speranza: "Oggi si sente uno spirito nuovo: siete in tanti a dire basta. La mafia è ovunque, ma altrove non si sente questa forza. Quindi oggi siate orgogliosi di essere pugliesi e foggiani". Per don Ciotti - Costituzione alla mano e bussola per la vita - “mafia e corruzione non possono fare nulla contro la forza di una comunità che, se unita e compatta, difende la sua libertà e la giustizia. Perchè questo vuol dire difendere la vita e noi, oggi, abbiamo camminato per la vita”.

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