"Non meritavamo tutto questo". La paura, le lacrime e la gioia di aver sconfitto il mostro. Merla: "Noi fuori dal tunnel"

Coronavirus, dopo quattro mesi San Marco in Lamis è Covid-free. Non ci sono più positivi. Con il sindaco Michele Merla riavvolgiamo il nastro dell'emergenza sanitaria

3 marzo 2020-6 luglio 2020. Con Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis, riavvolgiamo il nastro del periodo di emergenza sanitaria da Covid-19.  Travolta senza preavviso tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, la città dei due Conventi è tra i comuni foggiani e pugliesi maggiormente colpiti dalla pandemia. 

Ora che la tormenta è passata, il primo cittadino fa il punto della situazione. Dal 3 marzo 2020, giorno dei funerali autorizzati prima dell'esito dei tamponi, alla telefonata del direttore generale della Asl Vito Piazzolla: "Siete fuori dal tunnel, non avete più un contagiato", il 6 luglio San Marco in Lamis è diventato comune Covid-free.

A Foggiatoday, il primo cittadino ripercorre quei momenti, ritorna sulla "leggerezza" commessa il venerdì santo, sull'etichettatura di "untori" ai cittadini sammarchesi e sul rischio che la cittadina garganica ha corso di diventare 'zona rossa'.

Momenti drammatici, di sammarchesi strappati alla vita dal mostro e di decine di contagiati. Di pianti e di paure.

L'intervista a Michele Merla,sindaco di San Marco in Lamis

Sindaco, prima di riavvolgere il nastro di questa esperienza oltre l'ordinario che ci stiamo lasciando alle spalle, qual è la prima cosa che ha pensato quando le hanno dato la notizia che a San Marco in Lamis i positivi al Covid-19 erano guariti tutti

La prima cosa che ho pensato è che la nostra città non meritava di essere qualificata per quello che non è, e non è stata

Ovvero?

San Marco è stata maltrattata e presa come capro espiatorio di tutti i problemi derivanti dall'emergenza sanitaria

Perchè secondo Lei?

Probabilmente per la vicenda del funerale, perché da allora siamo stati descritti come la città degli untori

Un'etichettatura che l'ha infastidita molto

Non è stato bello, non è stato bello essere etichettati in questa maniera. Non lo è stato perché l'appellativo di untori è ricaduto, indirettamente, anche sulle persone che invece hanno messo a disposizione della collettività la propria professionalità e impegno. 

A chi si riferisce?

Mi riferisco agli operatori sanitari, quasi tutte le famiglie del nostro paese hanno almeno un operatore sanitario. I nostri hanno lavorato ovunque, tanti anche nei reparti Covid

Etichettatura che vi siete tolti, da alcuni giorni siete Covid-free

Si ma ho temuto che saremmo stati gli ultimi ad uscire da questa emergenza, essendo stati anche i primi ad affrontarla

E come ne siete usciti?

Grazie al senso di responsabilità e alla collaborazione di tutti i cittadini

Gli stessi che si sono scagliati contro di lei per i fatti del venerdì santo?

No, credo che alcuni volessero colpire politicamente noi ma così facendo hanno commesso l'errore di danneggiare la città. Qualcuno ha speculato, magari ha aspettato quel momento, forse immaginava che si sarebbe potuta verificare una cosa del genere e ha aspettato il momento giusto per agire

Quindi mi sta dicendo che secondo Lei il caso è stato montato ad arte?

No, non sto dicendo questo. Aggiungo però che col senno di poi credo si sia trattato nulla di più che di una leggerezza 

Alla fine quella vicenda come si è conclusa?

Hanno multato 56 persone, me compreso. Io ho pagato, altri mi hanno detto di aver fatto ricorso

Tornando a quella sera, che effetto Le ha fatto leggere certi commenti contro la sua persona e la sua città?

Le persone che hanno risposto a caldo non erano tante, la maggior parte di quelli che ci hanno insultati non erano sammarchesi. Qualche commento un po' più duro è arrivato dai nostri concittadini che abitano in altre regioni. Però nelle settimane successive, col senno di poi, molti hanno riconosciuto di aver esagerato.

Si vuole togliere qualche sassolino dalla scarpa?

Non proprio, ma ricordo che Selvaggia Lucarelli ci abbia messo del suo, alimentando mediaticamente la vicenda, suscitando la curiosità dei media nazionali

Immagino voglia dirle qualcosa

Le vorrei semplicemente chiedere se ha analizzato bene quello che è accaduto. Perché non c'era una processione e nemmeno una messa, ma era un momento di preghiera e c'erano 54 persone, le stesse che in quei giorni, nelle città, erano in fila ai supermercati. Le nostre erano in religioso silenzio e mantenevano la distanza di sicurezza.

Passato quel momento, mentre le cose sembravano andar bene, nella Rsa dell'ospedale Umberto I scoppia un mini focolaio. Cosa è successo?

In quel caso il contagio è partito da una operatrice sanitaria positiva al Covid che però non sapeva di avere il virus. 

Come avete affrontato questo momento?

Credo che in quel caso abbiamo fatto un'operazione spettacolare applicando alla lettera il protocollo e chiesto agli operatori sanitari di farsi la quarantena lì, altrimenti avremmo dovuto chiudere il reparto. Dove era possibile gli operatori sanitari dovevano fare la quarantena nella struttura con il doppio fine di non uscire e di non far chiudere il reparto, altrimenti avremmo dovuto abbandonare persone senza poter garantire loro un'adeguata assistenza

Torniamo un attimino indietro e andiamo a quel 3 marzo 2020. Prima vittima, primi contagi. Cosa ricorda?

Ricordo che mi ha chiamato il direttore generale della Asl di Foggia. Erano le 19.35 e mi ha detto che probabilmente avevamo un problema a San Marco in Lamis perché il defunto era risultato positivo e stavano attendendo i risultati dei tamponi dei familiari, che poi risulteranno positivi.

La prima cosa che ha pensato in quel momento qual è stata?

Ho pensato ai sammarchesi

E cosa ha fatto?

Ho chiamato le forze dell'ordine, dalle prime ore della mattina successiva ho fatto smantellare il mercato settimanale e ordinato la chiusura di tutte le strutture più vulnerabilio rispetto al rischio contagio: il centro anziani, l'opera Pia Gravina e l'ospedale. Poi ho fatto isolare presso i rispettivi domicili le persone che avevano avuto contatti con i contagiati

Apro e chiudo parentesi, prima di voi era toccato ad Ascoli Satriano

Sì, ma ad Ascoli si trattava di un caso mentre noi avevamo da ricostruire una situaizone, capire chi aveva partecipato ai funerali, tant'è che abbiamo messo sotto osservazione 147 persone. Noi abbiamo dovuto iniziare, non c'erano state altre situazioni analoghe, non  è stato semplice.

Quanto è stato difficile affrontare questa situazione?

Abbastanza perché all'inizio la macchina non era perfetta, noi abbiamo fatto un lavoro di controllo, ma si brancolava un po' nel buio

A tal proposito scoppierà anche la polemica dei sindaci che non venivano informati sui contagi 

Si, gliela spiegp con un esempio: una sera mentre eravamo in macchina, io e la persona che era con me abbiamo visto in giro una persona che sapevamo essere in isolamento domicliare, l'abbiamo fermata, redarguita ed invitata a rientrare a casa. Per noi era fondamentale sapere, perché solo così potevamo collaborare, portare le mascherine e consegnare i prodotti alimentari, telefonare direttamente alle famiglie e anche spingere per chiedere di effettuare i test

Sindaco, qual è stato il momento in cui ha realmente avuto paura

La sera che mi è stato detto del caso funerali, anche perché non ero e non eravamo pronti. Ho agito d'istinto, come se qualcuno mi avesse trasportato. La mattina successiva ho chiuso tutto.  Verso le 11 ho capito che avevo fatto le cose giuste.

Era il periodo delle 'zone rosse' e San Marco ha rischiato tanto

Il timore c'è stato, per fortuna non si è trasformato in effettivo contagio

Il momento che invece ricorderà più volentieri?

Il giorno in cui mi è stato detto che eravamo fuori dal tunnel

E durante il lockdown?

La collaborazione dei cittadini, il rispetto dei ruoli. Anche di quelli ai quali ho dovuto chiudere le attività. La maggior parte erano con me, mi ascoltavano 

Le è capitato di piangere?

Si, il giorno del venerdì santo. Mi chiedevo cosa avessi fatto, il perché quell'errore grossolano. Mi chiamavano tutti, in preda al panico ho pensato di lasciare anche perché il mio atteggiamento avrebbe potuto danneggiare altre persone.

E' vero che il Prefetto l'ha chiamata?

Si, era meravigliato che avessimo commesso quella leggerezza, perché fino a quel momento eravamo stati quasi impeccabili

Qual è invece un dispiacere che ha provato?

L'apertura del fascicolo della procura rispetto ai fatti del venerdì santo, anche se non ho mai temuto ripercussioni

Chi Le è stato più vicino?

A parte mia moglie, il gruppo dei consiglieri di maggioranza mi sono stati vicini. Mi hanno detto: "Hai commesso una leggerezza ma non è giusto che tu vada via"

Come si spiega o si spiegherà questo periodo?

Sono cose alle quali è difficile dare una spiegazione logica. Cercherò di spiegarlo come un momento particolare che ha colpito tutti. Come una paura collettiva. La pandemia ci ha fatto capire come in certi momenti è importante remare tutti dalla stessa parte; ecco perché dico che mi porterò dietro questo rapporto con le persone e il rispetto dei ruoli. Eravamo consapevoli di trovarci di fronte ad un pericolo grave che si combatteva solo se tutti avessimo fatto la nostra parte. Avevamo tutti un ruolo e io mi sono misurato con me stesso.

Sindaco, si parla di una eventuale ondata, lei e la città sareste pronti ad affrontarla?

Si, senza ombra di dubbio, Sappiamo cosa fare. Tutti saprebbero cosa fare

Oggi qual è la situazione?

Di consapevolezza, la percezione è che la gente abbia capito di essere uscita da un momento difficile

Il futuro della sua città?

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Lo stiamo programmando, abbiamo accelerato lo sblocco dei cantieri. Tutta la programmazione economica l'abbiamo concentrata in questo periodo, perché c'è bisogno. Molti hanno perso il lavoro e alcuni ripreso a lavorare da poco. E' un segnale per dire che stiamo facendo la nostra parte. 

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