Coronavirus, sorpreso a casa della compagna operatore sanitario si difende: "Io vivo lì, sono saliti ed ero in pigiama"

La replica dell'uomo, originario di San Giovanni Rotondo, denunciato per violazioni sulle norme da contenimento del Covid-19. "Non può dirsi configurato il reato contestato”, ribatte. E chiede l’archiviazione del procedimento

Questura

A parziale rettifica del comunicato stampa pubblicato nella giornata di ieri, in merito alle violazioni delle norme da contenimento del contagio da Covid-19, riceviamo e pubblichiamo la replica di uno dei soggetti coinvolti, sulla scorta di quanto da lui denunciato, questa mattina, presso l’ufficio denunce della Questura di Foggia

L’episodio in questione è quello relativo all’uomo di San Giovanni Rotondo che, come riportato nella nota stampa della polizia, è stato sorpreso “in visita alla propria compagna a Foggia”. Il diretto interessato ribatte: “Non sono stato intercettato in strada. La polizia è salita al secondo piano del condominio dove vivo insieme alla mia compagna da circa un anno, alle ore 23.40; ero in pigiama perché rientrato dal lavoro, più o meno a 3 km dalla casa dove la polizia mi ha identificato”.

“Non sono stato intercettato in mezzo la strada o in luogo pubblico, ma all'interno dell'appartamento di proprietà della mia compagna dove, ripeto, vivo da circa un anno”, si legge nella denuncia, “pur conservando la residenza anagrafica in San Giovanni Rotondo”. “Ai sensi della legge 06.12.71 n.1034, ricordo che la residenza anagrafica ha un valore meramente presuntivo, essendo la residenza effettiva della persona determinata solo dalla sua abituale dimora in un dato luogo e che la prova della dimora può essere fornita con ogni mezzo anche per dichiarazione del diretto interessato”.

“Gli agenti hanno redatto un verbale - continua - citando la "tipica norma penale in bianco" senza entrare ne menzionare la fattispecie del reato che secondo gli agenti ho presumibilmente violato. Il decreto cita testualmente "evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e uscita dai territori salvo che per spostamenti per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità". Il decreto cita inoltre che "è consentito il rientro presso il proprio domicilio - abitazione - residenza".

L’uomo, operatore sanitario, lamenta che  il verbale “non descrive che gli operatori di polizia hanno citofonato presso l’abitazione della mia compagna e, appena giunti davanti la porta d’ingresso del secondo piano del condominio, in fase di identificazione degli occupanti, comunicavano che era pervenuta una segnalazione al 113; il verbale non descrive che l’identificazione del sottoscritto è avvenuta a mezzo carta d’identità nell’abitazione della mia compagna (e non in mezzo alla strada o altro luogo pubblico)”.

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Pertanto, si legge, “non può dirsi configurato il reato contestato” e si chiede “l’archiviazione del procedimento”. Sulla vicenda, la polizia - contattata telefonicamente da FoggiaToday - ribadisce di aver operato nei termini di legge e sulla scorta delle circostanze e delle dichiarazioni rese in quel momento, dal diretto interessato.

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