Tragedia sfiorata a Foggia: "malore" salva bimba e il papà, vittima dell'attentato era stata già minacciata in passato

Emerge un'altra testimonianza in riferimento all'esplosione avvenuta ieri sera in via Alfonso D'Aragona a Foggia. Proprietario dell'auto era stato già minacciato in passato, il caso era emerso nell'inchiesta 'Decima Azione'

E' del responsabile del personale di una RSA di Foggia la Range Rover oggetto dell'attentato dinamitardo avvenuto ieri sera in via Alfonso I D'Aragona. L'uomo - che non avrebbe ricevuto minacce di alcun tipo - in passato era già finito nel mirino di due esponenti del clan Moretti-Pellegrino-Lanza circa alcune richieste di pizzo e assunzioni nella struttura sanitaria.

Il caso era diventato di dominio pubblico grazie all'inchiesta sul business delle estorsioni a imprenditori e negozianti denominata 'Decima Azione', con la quale nel novembre 2018 era stato inferto un duro colpo ai clan Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino. Quel giorno, alle prime luci dell'alba, furono arrestati 30 soggetti in otto minuti, per i quali oggi sono state richieste condanne per circa 300 anni di carcere.

Oltre alla inquietante testimonianza della campionessa mondiale di karate Paola Mele, ci sarebbe anche quella di un altro residente di una delle tre palazzine di D'Aragona, la cui autovettura è stata anch'essa danneggiata dalla violenta esplosione. 

Ieri sera si sarebbe sfiorata la tragedia per pochissimi secondi. L'uomo era in procinto di uscire e stava percorrendo la scalinata in uscita con in braccio la bambina di pochissimi mesi. Proprio in quel momento la piccola ha avvertito un malore. A quel punto l'uomo si è visto costretto a tornare indietro e a rientrare in casa, appena qualche secondo prima dell'esplosione.

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