Duro colpo alla criminalità garganica: 13 arresti nel blitz ‘Santa Muerte’

Droga, armi, estorsione, danneggiamento aggravato e ricettazione. Misure cautelari nei confronti di 14 persone residenti a Vico, Ischitella, San Severo, Rodi Garganico, Foggia e Vieste

Foto di repertorio

Droga e armi. E una costituenda rete di rapporti che dal Gargano allungava le mani in cerca di collaborazioni anche su San Severo (per il reperimento di armi) e Foggia (dove si rifornivano della cocaina). E' quanto scoperto dai carabinieri di Vico del Gargano che all'alba di oggi, con il supporto dei colleghi del comando provinciale di Foggia, degli squadroni eliportati ‘Cacciatori’, delle compagnie di intervento operativo dell’11esimo Reggimento Puglia e delle unità antidroga del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno eseguito a una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 14  persone (una delle quali è ancora attivamente ricercata) a Vico, Ischitella, San Severo, Rodi Garganico, Foggia e Vieste, ritenute responsabili in concorso tra loro a vario titolo, di spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti, porto abusivo di armi, anche da guerra, estorsione, danneggiamento aggravato e ricettazione.

Operazione 'Santa Muerte': i nomi degli arrestati

Il taccuino con i nomi: l'inizio delle indagini

Le indagini hanno preso le mosse, nell'ottobre del 2016, da una perquisizione effettuata d’iniziativa alla ricerca di sostanze stupefacenti dai Carabinieri del Comando Compagnia di Vico del Gargano presso l’abitazione di un soggetto del luogo che, pur essendosi conclusa con esito negativo, aveva permesso ai militari di rinvenire, oltre al materiale necessario al confezionamento dello stupefacente, un taccuino con un elenco di nomi, soprannomi e cifre, che i militari hanno subito intuito essere riferiti ad acquisti e cessioni di stupefacenti. La Procura della Repubblica di Foggia, condividendo l'intuizione dei militari, ha quindi disposto i necessari approfondimenti.

Monaco e il controllo dello spaccio

Era così stata avviata un’indagine che, con il coordinamento della citata Procura, anche grazie a numerose attività di intercettazione da subito aveva permesso di accertare che Donato Elia Monaco (presunto leader del gruppo) aveva ormai assunto il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti nei comuni del nord Gargano. Lo stesso, infatti, era emerso reggere le fila di un intenso e remunerativo spaccio di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, smerciate da numerosi pusher assoldati nei vari centri dell'area, imponendosi nell'illecito mercato soprattutto per la propria capacità di intimidazione. Concorrenti e acquirenti in ritardo nei pagamenti venivano infatti picchiati e minacciati, divenendo in alcuni casi vittime di attentati dinamitardi e di autentiche estorsioni.

Le intercettazioni shock

Acquirenti morosi: le reazioni

Nel corso dell’attività, infatti, è emerso che Donato Elia Monaco non aveva esitato ad utilizzare un ordigno esplosivo per danneggiare l’auto e la porta dell'abitazione di un debitore per una cessione di stupefacente. Paolo Monaco, invece, in un’occasione aveva violentemente picchiato un pusher concorrente, provocandogli gravi lesioni e addirittura fratture. I due, in concorso con Luca Bisanzio, avevano poi sottratto l’autovettura di un altro acquirente moroso, restituendola soltanto dopo aver ottenuto il pagamento del debito.

La disponibilità delle armi

L’indagine ha inoltre permesso di appurare che il gruppo criminale aveva nella propria disponibilità anche armi clandestine, una addirittura da guerra. Nello specifico, il presunto leader Monaco si era procurato due pistole, che aveva poi nascosto in un terreno in località “Mannarelle” di Vico del Gargano. Le armi in questione, prontamente recuperate e sequestrate dai carabinieri, erano comunque già state utilizzate per minacciare debitori e concorrenti, e sarebbero dovute servire anche per gambizzare un acquirente di Vico del Gargano che non aveva pagato una partita di cocaina.

L'operazione 'Santa Muerte': il video

L'intenzione di uccidere il rivale in affari

Una punizione ben più grave, invece, il gruppo aveva in serbo per un concorrente che non si era piegato loro, continuando a “lavorare” in proprio. Lo stesso si era infatti procurato una pistola mitragliatrice, con relativo munizionamento, con la più volte dichiarata intenzione di uccidere il principale rivale in affari. Il tempestivo intervento dei carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano aveva però permesso di scongiurare il peggio, e di arrestare in flagranza i due Monaco, con Michele Del Conte e Emilio Tricarico per detenzione e porto illegale di arma da guerra in concorso. I quattro, tutti originari di Vico del Gargano, dopo aver acquistato l’arma a San Severo, grazie all’intermediazione di Carmine Palumbo e Angelo Sparanero, erano stati bloccati dai militari mentre, a bordo della loro auto, stavano portando a Vico la mitragliatrice Skorpion, calibro 7.65 parabellum, completa di 2 caricatori e 30 munizioni, appena acquistata. 

Il ruolo del foggiano D'Atri

Il principale canale di approvvigionamento dello stupefacente è invece risultato essere il foggiano Giovanni D'Atri, anche se, per la marijuana, i contatti erano aperti con le organizzazioni albanesi. Tale circostanza è stata provata con il sequestro di un carico di 21 chili, depositato sulla spiaggia in località “Calenella” di Vico del Gargano, e destinato proprio a Monaco. Le indagini, durate circa cinque mesi (novembre 2016 - marzo 2017), hanno consentito di recuperare tre armi (due pistole e una mitraglietta da guerra) col relativo munizionamento, nonché ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, per un valore complessivo di circa 150.000 euro, mentre l’attività tecnica ha consentito di accertare circa 1500 episodi di spaccio e di approvvigionamento delle varie tipologie di stupefacenti, per un giro d’affari complessivamente stimato in circa 300.000 euro. 

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