Cronaca Cagnano Varano

“Il mare è devastato, non c’è più niente". Tonnellate di rifiuti abbandonati, compromessi 60 km di costa: "E' disastro ambientale"

Quattordici arresti per l'operazione 'Gargano Nostrum' di Capitaneria di Porto e Procura di Foggia. Dieci rispondono della grave accusa di disastro ambientale, le altre quattro di combustione illecita di rifiuti. Sequestrati dieci impianti di mitilicoltura che saranno sottoposti ad amministrazione giudiziaria

“Il mare adesso è un disastro, non c’è più niente. Sono sparite le lumachine, non ci sono più le vongole, sono spariti i pesci. E' un disastro”. Il passaggio, una delle intercettazioni presenti nel fascicolo dell’indagine ‘Gargano Nostrum’, rende l’idea dell’alterazione causata dallo smaltimento incontrollato e reiterato di rifiuti e scarti della pesca e produzione ittica lungo la costa nord del Gargano.

Da Marina di Chieuti a Capojale, oltre 60 km di costa e mare sono stati compromessi da chi - paradossalmente - vive di mare e di pesca: 20 gli indagati, 14 le persone destinatarie di misura cautelare, tutti pescatori o titolari di cooperative di itticoltura, ora ai domiciliari. Dieci rispondono della grave accusa di disastro ambientale, le altre quattro di combustione illecita di rifiuti. Il gip ha riconosciuto la fondatezza delle accuse, esprimendosi in termini di “tranquillizzante certezza del quadro probatorio“.

“E’ stato causato uno tsunami all’equilibrio dell’habitat vivente”, spiega il procuratore aggiunto Antonio Laronga, illustrando i numeri del fenomeno: non meno di 27 tonnellate di reste dismesse e 4 mila tonnellate di gusci di mitili morti, che rientrano nel novero dei rifiuti. “Intere porzioni di mare sono utilizzate come discarica”, sintetizza il colonnello Michele Castaldo, a capo del Nucleo speciale d'intervento (NSI) della Capitaneria di Porto.

Dieci impianti per la mitilicoltura a mare sono stati sequestrati. Non è stata concessa la facoltà d’uso, ma in giornata verrà nominato un amministratore giudiziario.

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Negli anni, costa e mare sono stati trasformati in un ‘cimitero’ di reste (retine tubolari impiegate negli impianti di mitilicoltura) e rifiuti: “Molte sono sepolte sotto la sabbia, ma la maggior parte sono sul fondo del mare, con altri rifiuti provenienti dalle attività di mitilicoltura. Sono lì da anni, alterando gravemente l’ecosistema”, spiega il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro. “Un altro aspetto, non oggetto di questa inchiesta ma che verrà approfondito in seguito, sarà quello relativo agli effetti che le plastiche avranno, o potrebbero avere, sulla catena alimentare”.

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L’indagine, prima in Italia, è stata lunga e complessa: in un anno e mezzo è stato tracciato il ciclo di tonnellate di rifiuti, per individuarne la provenienza (e quindi le responsabilità). L’intero tratto di costa è stato tappezzato di video-trappole, sono stati impiegati droni e ci si è avvalsi di sub specializzati della Capitaneria di Porto, che hanno battuto palmo a palmo i fondali da Lesina a Peschici.

L’attività è stata condotta dal Nucleo Speciale d’Intervento del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, e ha permesso di accertare il nesso di causalità esistente tra le gravi condotte attive ed omissive di taluni operatori della mitilicoltura e il gravissimo stato di alterazione dell’ambiente e di portare alla luce la sistematica elusione di molteplici norme e procedure inerenti alla tracciabilità e alla gestione dei rifiuti prodotti nel ciclo operativo connesso alla coltivazione dei mitili.

L’ordinanza emessa ha disposto il sequestro preventivo di 10 aree demaniali marittime in concessione, per un totale di circa 30 milioni di mq, nonché degli impianti di mitilicoltura presenti, di un’area demaniale marittima occupata abusivamente con un impianto di mitilicoltura e di altre due aree a terra ubicate rispettivamente nei comuni di Lesina e Cagnano Varano, nella disponibilità di soggetti indagati.

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