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La Puglia è arancione nella cartina di Libera: 56 comuni non pubblicano l'elenco dei beni confiscati

'Rimandati' nel report sullo stato della trasparenza. Sono il 43% degli enti destinatari di immobili strappati alle mafie. Il monitoraggio vuole accendere una luce sulla mancata pubblicazione dei dati

La Puglia è arancione nella mappa di Libera sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali. In Puglia sono 56 i Comuni che non hanno pubblicato l'elenco, su 98 destinatari di beni immobili, pari al 43%.

È quanto si evince dal primo Report nazionale "RimanDati" redatto da Libera e promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, prima di una serie di iniziative in occasione dell’anniversario dei venticinque anni dall’approvazione della Legge 109/96 per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

La Puglia è la quarta regione per numero di beni immobili destinati, 1530 in tutto, dopo Sicilia, Calabria e Campania.

"RimanDATI è un forte richiamo alla necessità di dare priorità all'azione culturale della trasparenza: chiediamo, infatti, che i beni sempre di più diventino strumenti di partecipazione democratica e di coesione territoriale - si legge nella prefazione del report - I risultati che emergono dalla ricognizione esprimono la necessità di sostenere gli enti locali nella formazione dei funzionari e nel supporto nelle procedure di riutilizzo pubblico e di assegnazione a realtà del terzo settore, secondo i principi di trasparenza, pubblicità e parità di trattamento".

Il Report di Libera vuole accendere una luce sulla carente trasparenza e mancata pubblicazione dei dati dei comuni italiani in merito ai dati sui beni confiscati che insistono nei loro territori perché sono proprio i comuni ad avere la più diffusa responsabilità di promuovere il riutilizzo dei patrimoni. La base di partenza del lavoro di monitoraggio - spiega Libera - coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali. Il primo dato ricavato dal lavoro di monitoraggio è quello più immediato e risponde alla semplice domanda: quanti comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge?

Il monitoraggio ha avuto inizio nel mese di maggio 2020 e si è chiuso il 31 ottobre 2020.

Su 1.076 comuni monitorati ben 670 comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati non pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 62% del totale. Il primato negativo in termini assoluti spetta ai comuni del Sud Italia comprese le isole con ben 392 comuni che non pubblicano l'elenco, segue il Nord Italia con 213 comuni e il Centro con 65 comuni che non pubblicano dati. 

"L'esito di questo 'esame' cui abbiamo sottoposto i comuni - scrive Libera - ci impone di fare come per gli studenti e le studentesse che non riescono a superare a pieni voti l’anno scolastico e che, per questo, vengono 'rimandati a settembre'. Il nostro esame di riparazione dovrà avere i tempi e i modi di un’azione civica che induca i comuni a conformarsi pienamente a quanto impone loro la legge".  

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