Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Mancano i numeri e il Consiglio comunale non elegge il presidente: maggioranza ridotta a brandelli, i Popolari fanno saltare il banco

Il gruppo capeggiato da Rignanese si è sfilato contrapponendo alla candidatura di Lucio Ventura la proposta di Massimiliano Di Fonso, che non ha risparmiato qualche stilettata a Franco Landella. "Da me nessuna ingerenza - ha detto il sindaco - Io avrei dato il ruolo all'opposizione"

Manca il numero legale alla seconda votazione per l'elezione del presidente del Consiglio comunale di Foggia e la seduta è andata deserta. La maggioranza colleziona un'altra figuraccia e si mostra non solo lacerata ma ormai ridotta letteralmente a brandelli. Erano due i nomi: il civico di Destinazione Comune Lucio Ventura e il consigliere dei Popolari Pugliesi Massimiliano Di Fonso.

Alla prima votazione nessuno dei candidati ha raggiunto il quorum dei 26 voti: Ventura ha ottenuto 12 voti, quattro sono andati a Di Fonso e tre sono stati gli astenuti - Iaccarino in quanto "indipendente e non, come diceva qualcuno, indipendente di maggioranza", Landella per non manifestare favoritismi e Giulio Scapato, in ossequio al ruolo super partes esercitato in quel momento.

Alla seconda votazione i Popolari, Iaccarino e Negro sono usciti: il risultato è stato di 11 voti per Ventura (Bove, Citro, De Martino, D'Emilio, Di Mauro, Fusco, Iacovangelo, Morese, Roberto, Soragnese e Ventura) e 2 astenuti (Landella e Scapato). E con 13 votanti la seduta è stata sciolta.

Non hanno partecipato al voto, come annunciato questa notte con una nota, 10 consiglieri di opposizione. I Cinquestelle sono rimasti a guardare. 

Pochi minuti prima del voto, era stato profetico l'ex presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino, apparso in videoconferenza con una vecchia foto che lo ritrae insieme al papà, suo mentore, e al sindaco Franco Landella, in posa col gesto della vittoria, impostata come sfondo virtuale di Zoom. "Se il principio del sindaco vale anche in questa circostanza, e cioè che in democrazia valgono i numeri - aveva detto - se dovesse avere un riscontro negativo, ovvero se per caso insieme a me qualche altro consigliere non dovesse partecipare alla seconda votazione e mancherà il numero legale, il mio apprezzamento sarebbe rivolto al sindaco nel momento in cui un minuto dopo rassegnasse le proprie dimissioni, perché non ha più una maggioranza".

Anticipando la sua astensione, il sindaco aveva annunciato anche l'apertura di un confronto con i partiti di maggioranza, compresi i Popolari, un volta archiviata la pratica della presidenza: "Quello che è successo ha già macchiato l'immagine di un intero consiglio comunale, che oggi si dovrebbe occupare da subito dei problemi della città e non può essere imbalsamato su chi deve fare il presidente del Consiglio". Ha promesso un tavolo politico, anche per verificare la tenuta della maggioranza: "Se non ci dovessero essere i numeri, le dimissioni, che non ho problemi a rassegnare, sarebbero consequenziali. Non mi voglio sottrarre, e capisco che se non ci sono le convergenze e i numeri bisogna prenderne atto e andare a casa".

Assenti Consalvo Di Pasqua, Alfonso Fiore ricoverato per Covid (a lui l'intero consiglio ha fatto pervenire gli auguri di pronta guarigione e il sindaco ha fatto sapere che "sta reagendo bene", rassicurando la massima assise) e Liliana Iadarola, assente giustificata per motivi di salute.

Inizialmente convocato in presenza, il Consiglio comunale si è riunito sulla piattaforma Zoom, a seguito di nuove disposizioni dall'ufficio di presidenza. 

Una volta aperta la discussione propedeutica all'elezione del presidente del Consiglio comunale, si è assistito a una manciata di secondi di imbarazzante silenzio. "Nessuno ha da spendere una parola sull'argomento?", ha domandato il vice presidente Giulio Scapato. "Se nessuno propone nessuno, non possiamo andare avanti con i lavori".

È toccato al consigliere Raffaele Di Mauro proporre la candidatura del centrodestra: "Ritengo che in un momento così particolare non possiamo andare oltre le appartenenze partitiche e politiche e io, in qualità di consigliere comunale e non certo in qualità di appartenente al gruppo di Forza Italia, indico una persona che ritengo oltre ogni tipo di schema e ritengo possa essere apprezzata e accettata assolutamente da tutta l'assise comunale, perché ha dimostrato in questi anni una di quelle caratteristiche che dovrebbero essere fondamentali in ogni presidente di un consiglio comunale: il massimo dell'equilibrio. Oltre a essere figura spendibile per le sue qualità morali, etiche e per la sua comprovata onestà. Ecco perché mi sento in maniera serena di proporre la figura dell'amico Lucio Ventura".

Su di lui, da ultimo, dopo la roulette russa delle ultime ore e i forfait in rapida successione, era ricaduta la scelta, sostanziata nell'indicazione del centrodestra per ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio, compito che appare ingrato, specie dopo l'insediamento della commissione di accertamento incaricata ai fini dell'accesso ispettivo antimafia dal prefetto Raffaele Grassi su delega del ministro dell'Interno, per verificare se ricorrano pericoli di infiltrazione o condizionamenti da parte della criminalità organizzata nell'ambito dell'amministrazione comunale.  

I Popolari Pugliesi sono rimasti sulle loro: "Noi abbiamo individuato una figura che a nostro avviso può rappresentare tutto il Consiglio - ha detto Pasquale Rignanese in qualità di capogruppo - nella scelta abbiamo tenuto conto anche della volontà popolare, così come espresso nei tavoli di maggioranza: Massimiliano Di Fonso, persona autorevole e sindacalista di lungo corso che ha sempre tutelato le esigenze dei lavoratori, e la città di Foggia soffre soprattutto nello sviluppo economico quindi nell'opportunità di lavoro".

Nella notte, con una nota inviata poco dopo l'una, 10 consiglieri comunali di minoranza hanno annunciato che non avrebbero partecipato al voto per l'elezione del presidente. Pasquale Dell’Aquila, capogruppo del Partito Democratico, e gli altri Dem, Lia Azzarone, Francesco De Vito, Michele Norillo e Annarita Palmieri, l'ex candidato sindaco del centrosinistra Pippo Cavaliere, i civici Rosario Cusmai (talia in Comune), Sergio Clemente (Popolari per Emiliano), Giulio Scapato (La Città dei Diritti) e Antonio De Sabato (Senso Civico) l'hanno detto e lo hanno fatto. "La decisione è coerente conseguenza dell'affermata necessità di procedere all'autoscioglimento del Consiglio comunale, che abbiamo provato a provocare firmando le dimissioni collettive, per la manifesta e la persistente incapacità della maggioranza di centrodestra e del sindaco Franco Landella a garantire alla città di Foggia un'amministrazione all'altezza del compito. Tale necessità è ancor più evidente e urgente dopo l'inchiesta che ha portato alla costituzione della Commissione d'accesso".

"Potrebbe sembrare una scelta strana, ma noi la riteniamo coerente e conseguente", ha spiegato anche nel corso della discussione Pippo Cavaliere.

"Noi facciamo parte dell'opposizione, naturalmente il Pd fa quello che gli pare, fa il comunicato e tutte le cose belle, io e Giovanni Quarato abbiamo deciso di essere presenti e verificare fino all'ultimo secondo, guardandovi in facci tutti, cosa succede", ha detto il capogruppo M5S Giuseppe Fatigato.

Ventura - considerato uno dei papabili già nei primi toto nomi - ha auspicato la "massima adesione. Il lavoro che abbiamo da svolgere è notevole - ha detto - e la collaborazione di tutti è fondamentale".

L'avversario Di Fonso ha speso per lui parole di stima: "Posso definire Lucio Ventura il mio maestro politico, ma - ha aggiunto in contrapposizione con Franco Landella - non posso accettare alcuni passi dell'intervento del sindaco". Non gli è piaciuta, in particolare, l'espressione "persona autorevole", riferita al solo Ventura. "Io continuo a stare tra la gente, Landella ha perso quello smalto".

Rispondendo alle stilettate di Di Fonso, il sindaco ha precisato di non aver fatto alcuna ingerenza per l'indicazione. "Tutte le proposte sono legittime, anche quella dell'amico che rivendica questa spinta elettorale che lo ha visto il più suffragato della città", ha detto in riferimento alla candidatura di Di Fonso. "Ero per un ruolo da dare all'opposizione", ha ammesso. "Di Fonso - ha aggiunto - lo stimo". 

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