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Antonella Vincenti

Antonella Vincenti

Bocciata la legge di iniziativa popolare per la riforma di legge 50/50

Introduceva nell'ordinamento la parità di genere nella rappresentanza e la doppia preferenza di genere. La rabbia di Vincenti, lo sconforto di Vendola

ANTONELLA VINCENTI | "Oggi il Consiglio Regionale ha scritto la più brutta pagina dei suoi ultimi otto anni. La bocciatura della legge di iniziativa popolare per la riforma della legge elettorale è uno schiaffo a quei trentamila cittadini pugliesi che con la loro firma hanno chiesto alle istituzioni regionali di introdurre un sacrosanto principio di democrazia ed insieme un'offesa a quelle migliaia di donne che si sono battute per questo obiettivo": così commenta Antonella Vincenti, coordinatrice regionale delle donne democratiche pugliesi, la bocciatura del Consiglio regionale della proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica della legge elettorale regionale, che introduce nell'ordinamento la parità di genere nella rappresentanza e la doppia preferenza di genere.

"Purtroppo per la maggioranza si è trattato di una figuraccia, in un'Italia che chiede cambiamento si risponde chiudendosi a chiave nelle proprie trincee. Naturalmente eravamo pronte a qualsiasi evenienza, ma è stato giusto interrompere i balletti, le contorsioni e i continui rinvii, il Consiglio regionale e la sua maggioranza dovevano prendersi le proprie responsabilità di fronte agli elettori", continua la Vincenti.

"Naturalmente non ci rassegnamo di fronte ad una battuta d'arresto, peraltro prevedibile. Riproporremo il testo tale e quale a quello bocciato come proposta di legge ordinaria. Una cosa è certa: se qualcuno pensa che le donne democratiche pugliesi recedano dai loro propositi si sbaglia: la battaglia per i diritti politici delle donne va avanti. Di certo non ci mancano gli strumenti" ha concluso la Vincenti.

NICHI VENDOLA | "Davvero un'occasione mancata. Il voto negativo sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la doppia preferenza avrebbe potuto essere davvero un varco di luce nel buio della politica".
 
"La casta del maschile inibisce qualunque percorso di autoriforma - ha continuato Vendola - si intende che la politica debba continuare ad essere un mestiere maschile e che le istituzioni debbano avere soltanto una presenza ornamentale di donne. Il consiglio regionale pugliese, che fotografa la realtà di una democrazia mutilata con i suoi 67 consiglieri maschi e le 3 consigliere donne, avrebbe davvero avuto l'occasione di un gesto forte di riparazione".
 
Per Vendola "l'iniziativa invece di alcuni consiglieri del centrodestra ha consentito di mettere in campo il voto segreto e cioè il rifugio della viltà dove si è nascosta ancora una volta la politica del conformismo e della conservazione. Sono sicuro che la battaglia delle donne continuerà e che l'assedio che la libertà femminile darà al nostro consiglio regionale potrà produrre un atto di risipiscenza".
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