Politica Agricola Comunitaria, in Capitanata effetti devastanti: “Colpiti piccoli proprietari”

La denuncia di Umberto Porrelli di Alpaa Cgil: "Il 60% di produttori che hanno piccoli terreni oggi hanno perso quel minimo di aiuto comunitario che utilizzavano per tenere attiva l'attività agricola"

Immagine di repertorio

Il nuovo sistema di incentivazioni all’agricoltura prevista dalla PAC - Politica Agricola Comunitaria è destinato a produrre notevoli cambiamenti nel sistema italiano e ad avere effetti devastanti in provincia di Foggia. E’ l’allarme che lancia Umberto Porrelli, presidente dell’Alpaa, la struttura della Flai Cgil che segue le figure miste del settore primario, piccoli proprietari e assieme braccianti.

Due provvedimenti in particolare richiamano l’attenzione dell’Alpaa, che si riverberano sui produttori agricoli e, per taluni aspetti, sulla stessa associazione. Entrambi si connettono. Il premio comunitario viene ora riconosciuto, con l'esclusione davvero di pochi soggetti, agli "agricoltori attivi" purché possiedano un terreno agricolo da cui derivi un contributo almeno di 250 euro (che tra due anni passerà a 300 euro). A prescinder da cosa vi si coltivi.

"Il nostro territorio – ricorda Porrelli - è coperto più del 60% di produttori che hanno piccoli terreni, sono questi che oggi hanno perso quel minimo di aiuto comunitario che utilizzavano per tenere attiva l'attività agricola. La Pac ha fatto dei tagli lineari, chi possiede 0,49 ettari di terreno agricolo ma ha un titolo di 800€ non può più ricevere il premio Pac, oppure chi ha una superficie di 1 ettaro ma ha un titolo base di 240€ non può anche lui ricevere il premio Pac. Come al solito viene colpito sempre il piccolo".
 
Il nuovo limite minimo ha già ridotto la platea degli aventi diritto di un buon 30-35%. I produttori agricoli che non si sono adeguati, trovando i giusti modi per meglio organizzarsi, sono stati spazzati via. Chi ha desistito deve sapere che la dimensione limitata della terra può non essere un handicap se riesce a trasformare l'handicap in opportunità, trovando modi e forme organizzative per mettersi insieme ad altri. E qui entra in campo l'altro tema.

"Il disaccoppiamento totale dell'aiuto comunitario. Ormai è chiaro a tutti che la nuova PAC lascia poche risorse alle colture accoppiate. E anche coloro che avevano preferito vedersi riconoscere il contributo ancorato alla produzione stanno rivedendo l'iniziale scelta.  Tutto ciò dunque è destinato a mutare atteggiamenti e scelte produttive. Riconoscere l'aiuto comunitario del primo pilastro della PAC senza  tenere conto di ciò che si produce in campo, mette in evidenza due altri fattori che da ora in poi andranno meglio ponderati: il mercato da una parte e dall'altra le possibilità di finanziamento che derivano dal secondo pilastro ovvero dai PSR e, dunque, dalle scelte strategiche che ciascuna regione metterà in atto".

Cosicché i piccoli produttori agricoli potranno continuare a produrre "a prescindere" da tali scelte solo se si orienteranno all'autoconsumo. "Se, invece, punteranno a incrementare il proprio reddito, dovranno dotarsi di capacità relazionali per dialogare con il potere politico regionale ed entrare nelle logiche del mercato, sia anche quello locale o di prossimità, nel contesto dell'agricoltura civica  e dell'economia solidale. In ogni caso il problema di "cosa produco quest'anno" non potrà più essere deciso in solitudine dall'agricoltore ma, entrando in gioco altri soggetti, bisognerà cambiare mentalità e comportamenti".
 
"Oggi più che mai non si può improvvisare. Anche nel rapporto con i piccoli mercati locali, siano essi GAS o GAC, bisogna essere in grado di garantire gli approvvigionamenti: basarsi solo sulla disponibilità dei prodotti e non anche sulla capacità organizzativa e di programmazione crea alla lunga problemi di credibilità. Questo è il terreno del confronto su cui come ALPAA dobbiamo misurarci, se vogliamo dare una prospettiva di reddito ai lavoratori produttori agricoli e accrescere la nostra capacità organizzativa".

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