Continui sbarchi di grano dall’estero, ma è potenzialmente contaminato: nave sotto sequestro

Sit-in di protesta di Granosalus al Porto di Bari dove il 16 giugno la nave arrivata da Vancouver è stata sequestrata dalla Procura della Repubblica. Arriverebbe merce arricchita di micotossina DON, Glifosate e Cadmio

Sbarco di grano

C’erano anche la consigliera regionale Rosa Barone e il deputato Giuseppe L‘Abbate del Movimento 5 Stelle, ieri mattina, al sit-in degli agricoltori e dei rappresentanti dell’associazione Granosalus presso il Porto di Bari, per protestare contro i continui sbarchi di grano, potenzialmente contaminato, proveniente dal Canada (600mila quintali sbarcati l’8 giugno). A questi se ne sono aggiunti altri 200mila di grano duro provenienti dalla Francia (“anche questo senza controlli sanitari perché non dovuti sul grano comunitari”). Si tratta della Bulk Carrier ARGYROULA  IMO 9159050 costruita nel 1997 e partita da Rouen l' 8 giugno scorso alle ore 5,23.

Maggiore chiarezza e trasparenza sui controlli, che sarebbero superficiali o che avverrebbero solo su base documentale. Cosa che non sarebbe avvenuta l’8 giugno scorso quando il carico proveniente da Vancouver è stato scaricato dopo appena due ore, quindi, precisa Barone “senza alcun controllo effettivo sulla qualità sanitaria dello stesso che aveva affrontato un viaggio lunghissimo in condizioni di temperatura ed umidità particolari; un controllo che solo successivamente è stato effettuato e comunque solo su una delle 7 stive”.

La consigliera cinquestelle racconta che, a quanto appreso, il primo controllo effettivo del grano sia finalizzato unicamente a verificare la corrispondenza tra ciò che è riportato nella documentazione di trasporto e la merce realmente trasportata; lo scarico a quel punto può avvenire ugualmente anche qualora contestualmente si decidesse di effettuare dei controlli volti a verificare la qualità sanitaria del grano duro potenzialmente contaminato da Don e Glifosate.

Evidenzia la pentastellata: “Scarico che dunque avviene contestualmente ai controlli che invece dovrebbero essere la sola e principale priorità per chi deve autorizzare lo sbarco della merce. Operazioni di questo genere sono la vera causa dei continui cali di prezzo del grano oltre ad essere estremamente pericolose per la salute dei cittadini che a loro insaputa, pensando di mangiare prodotti Made in Italy, si ritrovano sulle loro tavole pasta o pane fatto con farine non sempre controllate. Questa è la dimostrazione che anche chi afferma che il cibo italiano è super controllato potrebbe prendere un abbaglio, soprattutto se quel cibo è fatto di materie prime di origine straniera. Chi consuma un prodotto ha il diritto di sapere da dove proviene, dunque è necessario garantire in ogni momento la tracciabilità”.

GranoSalus, l’associazione che dà voce agli agricoltori e ai consumatori, il cui scopo è quello di fornire un deciso apporto alla sicurezza alimentare, poiché “pasta, pane, pizza, biscotti, taralli e tanti altri derivati del grano sono oggi sempre più condizionati dalla scarsa qualità delle derrate agricole, di provenienza estera, che hanno ridimensionato enormemente la vocazione originaria dei territori di produzione italiana, considerati dei veri e propri giacimenti d’oro sotto il profilo salutistico”

GranoSalus – che si pone come obiettivo di partecipare alla Commissione unica di mercato (CUN) per introdurre criteri qualitativi nella valutazione del grano, aumentare la trasparenza nei meccanismi di formazione dei prezzi e contrastare ogni forma di speculazione – sottolinea come la nave arrivata da Vancouver è stata sequestrata dalla Procura della Repubblica venerdì 16 dopo aver scaricato metà carico grazie ai (non) controlli 'documentali', come dichiarato da Usmaf e Agenzia delle Dogane alla presenza di alcuni parlamentari e consiglieri regionali del M5S”

Spiegano dall’associazione: “Una delle aree di provenienza dei grani esteri contaminati, che ritroviamo nella pasta, è il Canada da cui arriva merce arricchita di micotossina DON, Glifosate e Cadmio, in quantità industriali, che di certo non sono un toccasana per la nostra salute. Ma agli industriali il grano serve e non è affatto vero che l'Italia è deficitaria nella produzione. Gli agricoltori del Sud possono produrlo a prezzi equi e senza concorrenza sleale. Lo strumento per farlo, però, non è la filiera ma la CUN, Commissione unica nazionale”

“Quando abbiamo saputo dell’arrivo prossimo della ‘balena canadese’ contenente migliaia di tonnellate di grano, abbiamo condiviso e sostenuto la legittima protesta degli agricoltori pugliesi, già duramente provati da una crisi che ha provocato una contrazione di circa 60mila posti di lavoro con una perdita stimata nel 2016, per il crollo dei prezzi, pari a 145 milioni di euro. La notizia del sequestro del grano giunto a Bari per presenza di sostanze chimiche superiori ai limiti, impone una serissima riflessione in sede regionale: non solo c’è un settore in ginocchio, ma anche dei consumatori ignari che vanno tutelati”.

Ha aggiunto il consigliere regionale di Manfredonia: “Un fatto che alimenta le ragioni dei nostri agricoltori che producono grano di altissima qualità sostenendo, così, anche costi molto più alti rispetto ai produttori stranieri. Ed il problema della tracciabilità è il nodo centrale: il made in Italy è una garanzia che va assicurata ai cittadini. Purtroppo, invece, il grano arriva nel nostro Paese e utilizzato per fare la pasta che verrà identificata come italiana, quando in realtà non è così. La Giunta regionale  deve sollecitare il governo nazionale a richiedere obblighi più stringenti per identificare la provenienza della merce in sede Ue: la nostra è la prima regione d’Italia per produzione di grano duro. Abbiamo più di un motivo per lottare a sostegno degli agricoltori”

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