Tempi duri per la ristorazione in Puglia: danni enormi e futuro incerto. C'è poco ottimismo: "Meglio riaprire nel 2021"

E' quanto emerge da unondaggio rivolto ai 70 associati con cinque domande che vanno al cuore delle maggiori criticità in vista dell’apertura prevista per l’1 giugno

Il direttore del consorzio 'La Puglia è Servita' Vittoria Cisonno ha realizzato un sondaggio rivolto ai 70 associati con cinque domande che vanno al cuore delle maggiori criticità in vista dell’apertura prevista per l’1 giugno. “In Puglia è emerso un mondo della ristorazione spaccato in due sull’apertura, ma tutti sono d’accordo su un punto: subiranno molti danni per il taglio dei posti a sedere. I ristoratori del nostro consorzio - fa notare il direttore Vittoria Cisonno - basano la loro attività sul convivio, sulla condivisione a tavola di una esperienza, che va ben oltre del semplice cibo. Non solo nutrimento, ma piacevolezza”.

Ed ecco le risposte emerse dal sondaggio della Puglia, regione in vetta ai sogni del turismo italiano e internazionale, come sottolinea il consorzio 'La Puglia è Servita'. Aprire il 1 giugno è giusto? Per il 45,8% servirebbe un piano di riapertura con data fissata al prossimo anno, con finanziamenti pubblici di sostegno”. C’è invece un 41, 7% più ottimista che ha voglia di verificare se vi sono condizioni effettive per ripartire.

Quale sarà la situazione economica della sua impresa? Dal 1 giugno, chi aprirà non sa se riuscirà a restare aperto (41,7%). Mentre il (29,2%) ipotizza di ridurre costi e quindi anche il personale, c’è invece chi pur nella grande difficoltà prevede che non ridurrà il personale e i costi (12,5%). Infine, c’è chi punta alla diversificazione come elemento di compensazione (16,7%). Cosa farà perdere più reddito? Per l’83% non ci saranno clienti a sufficienza per reggere i costi.

L'azienda può adottare il distanziamento? Anche qui due blocchi quasi contrapposti. Il 29,2 % ha già procurato i dip e sta formando lo staff. Uno su 8 subirà un danno sostenibile dovuto alla riduzione dei posti a sedere (12,5%). Un 37,5% teme soprattutto le disposizioni “sottintese” quindi non espressamente indicate nei provvedimenti legislativi. Molto delicata la situazione di chi (1 su 5) dichiara che il protocollo di distanziamento non è sostenibile con il tipo di ristorazione offerta.

Quanti posti a sedere andranno persi? Alcune strutture (12%) raggiungono una riduzione di oltre il 70% dei coperti mentre solo l’8% dichiara una riduzione dei coperti inferiore al 50%.

Che misure chiedere al Governo? “Al primo posto (37,5%) dal sondaggio è emersa la richiesta di accesso rapido a strumenti di liquidità finanziaria garantiti dallo stato con interessi bassi o a tasso zero, con lenta restituzione - risponde Beppe Schino, presidente de “La Puglia è Servita” - . Il 29,2% chiede la cancellazione di imposte e tasse per tutto il 2020 perché chi non incassa non può pagare le tasse. Come andare avanti? Il 20,8% indica, come unico modo, la cassa integrazione fino a fine anno”. C’è una bella differenza con quanto, in queste ore, secondo le prime indiscrezioni il Governo vorrebbe fare: cassa integrazione solo fino ad ottobre. Ma con una magra stagione estiva, come potranno sopravvivere le aziende della ristorazione e del turismo enogastronomico? Altro capitolo delicatissimo, prosegue il presidente Beppe Schino, è quello del credito d’imposta: il 12,5% degli operatori chiede che il 60% dell’ammontare venga riconosciuto al proprietario fino al 31.12.2020 con un 40% dell’imposta a carico del locatario”. 

I risultati del sondaggio condotto dal consorzio ​La Puglia è Servita "danno una fotografia puntuale sulla situazione attuale della ristorazione".

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Il documento finale, è stato condiviso e sottoscritto da BuonaPuglia e Agritourist Puglia. Le stesse esigenze, e preoccupazioni, vengono dall’indotto e cioè da Ais Puglia, Fis Puglia, Buonaterra - Movimento Turismo dell’olio Puglia, Movimento Turismo del Vino Puglia.

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