Torna lo spettro del dissesto a Palazzo di Città. La Corte dei Conti ribadisce: “Solo spese obbligatorie”

La relazione riguarda il secondo semestre 2016: la situazione è critica e non sono stati raggiunti gli obiettivi prestabiliti. La massa passiva ammonta a 200 milioni di euro

L'interno del Comune di Foggia

“La ripresa della procedura di dissesto potrà avvenire anche in tempi brevi, e quindi già in occasione del prossimo monitoraggio semestrale, in assenza di significativi miglioramenti della situazione accertata: emersione nuovi debiti, insufficiente riscossione entrate, stato di profonda crisi di alcune società interamente partecipate, scadente valorizzazione del patrimonio. Risulta decisivo, per la sua entità, il contenzioso con la ex partecipata Amica, in grado da solo di pregiudicare l’intera procedura di risanamento”. Termina così, con un ritorno prepotente dello spettro del dissesto (termine abbandonato temporaneamente nei precedenti monitoraggi), la relazione di Cosmo Sciancalepore, il magistrato della Corte dei Conti deputato al controllo dei bilanci del Comune di Foggia.

La relazione riguarda il secondo semestre 2016 (manca, pertanto tutto il 2017, già trascorso) e torna a mettere in guardia il capoluogo dauno, invitandolo ad attenersi alle sole “spese obbligatorie”. “L’esame effettuato – scrive Sciancalepore - consente di affermare che la situazione finanziaria dell’ente, anche per la continua emersione di passività precedentemente non considerate, rimane complessivamente molto critica e non sono stati raggiunti tutti gli obiettivi prestabiliti. Ciò rende tuttora molto incerto il raggiungimento dell’auspicato riequilibrio finanziario dell’ente”.

Già nei precedenti monitoraggi i giudici avevano potuto accertare come la massa passiva da ripianare, quantificata inizialmente in 120 milioni di euro, ammontasse effettivamente a quasi 200 milioni di euro. Ed col 2016 aumenta il timore di involuzioni concrete. La speranza di potercela ancora fare, più che  “all’attività posta in essere dalla amministrazione”, si lega essenzialmente alle “numerose possibilità offerte dal legislatore che, tuttavia, fermo restando un esito tuttora molto incerto, di fatto determinano un ulteriore notevole allungamento dell’arco di tempo entro il quale il Comune di Foggia dovrà conseguire il risanamento e durante il quale preziose risorse saranno destinate alla copertura di passività vetuste piuttosto che a nuovi investimenti e a spese utili per la collettività” (basti pensare che, allo stato, il Comune di Foggia chiuderà il suo debito con lo Stato nel 2044; una ipoteca pesante sul futuro della collettività che verrà).

E tuttavia, ribadisce Sciancalepore, “la possibilità di riequilibrio potrebbe essere seriamente compromessa nel caso in cui emergano nuove ingenti passività. Fondamentale importanza in questo quadro riveste il prossimo monitoraggio, potendo questa sezione presumibilmente essere a conoscenza del risultato dell’attività transattiva in corso di espletamento per il contenzioso relativo alla ex partecipata Amica”, che ricordiamo ammontare a 8,7 milioni di euro; la curatela ne ha chiesti 80 di milioni: è in corso una transazione.

Quindi il magistrato torna ad introdurre con decisione il tema del dissesto. “E’ bene precisare – scrive - che la pendenza della procedura di riequilibrio finanziario non consente agli enti interessati di evitare la dichiarazione di dissesto. Non sono infatti due istituti giuridici alternativi applicabili discrezionalmente dall’ente, ma diversi. Al ricorrere dei relativi presupposti, infatti, anche in pendenza della procedura di riequilibrio finanziario, l’ente è tenuto a dichiarare il dissesto non sussistendo alcun margine di valutazione discrezionale, anche al fine di evitare un aggravarsi della situazione finanziaria. L’indebita prosecuzione della procedura di riequilibrio risulterebbe infatti molto pericolosa per l’ente e idonea ad occultare le responsabilità di carattere personale (per amministratori e revisori dei conti)”.

Pertanto, “premesso che la relativa procedura, già avviata da questa Sezione, era stata sospesa, si evidenzia che nel caso di mancato e reiterato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, è comunque prevista l’applicazione guidata della procedura di dissesto, con assegnazione al Consiglio comunale, da parte del Prefetto, del termine non superiore a 20 giorni per la relativa deliberazione”.

L’amministrazione comunale dovrà produrre ora i correttivi, come sempre, che dovranno convincere evidentemente i magistrati. Il suddetto controllo si inserisce in un momento molto delicato per l’ente, che sta provando ad usufruire delle finestre offerte dalla Legge di stabilità per la rimodulazione del piano e la destinazione del maggior recupero del disavanzo (circa 8 milioni di euro) alle assunzioni del personale. L’aula ha deliberato nei giorni scorsi ma la proposta dovrà passare attraverso le forche caudine di Corte e Mef.

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