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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Economia

Addio scuole dell'infanzia comunali a Foggia, i sindacati provano a salvarne almeno una: "Numeri incontrovertibili"

I plessi potrebbero chiudere già dal prossimo anno scolastico. Poche le iscrizioni per difenderle. I commissari, però, si impegnano a investire i risparmi nelle scuole statali di competenza comunale e nei servizi all'istruzione

Le scuole dell'intanzia comunali di Foggia sono spacciate: potrebbero sparire già dall'anno scolastico 2022-2023. In un anno di tempo, a Palazzo di Città sarebbero intenzionati a chiudere la pratica del ridimensionamento.

L'interpretazione autentica della chiosa finale della relazione allegata al Programma degli interventi per il diritto allo studio, approvato lo scorso 9 dicembre dalla commissione straordinaria su proposta della dirigente del Servizio Pubblica Istruzione Silvana Salvemini, non implica, a quanto si apprende, il processo di statalizzazione, che richiederebbe una trafila anche piuttosto complessa perché la proposta deve essere prima recepita dalla Regione e poi approvata dal ministero.

"Si postula, nel brevissimo periodo, la concreta ipotesi di chiusura con la conseguente proposta di statalizzazione", si leggeva in riferimento agli otto plessi della scuola dell'infanzia paritaria comunale. L'estensore intendeva, a giudicare dagli indirizzi odierni, il trasferimento degli alunni nella scuola statale. Anche perché non ci sarebbero i numeri per la statalizzazione in senso tecnico, ed è su quelli che si gioca il destino delle materne comunali.

I sindacati, Cgil e Cisl, hanno provato a salvarne un paio, o almeno una nell'ultima delle ipotesi. "Abbiamo chiesto di verificare se si può mantenere aperta almeno la 'Don Milani' che potrebbe anche incrementare le iscrizioni rispetto ai 96 alunni attuali", spiega Giuseppe Ciuffreda della segreteria provinciale della Flc Cgil di Foggia. Dopo aver preteso i dati aggiornati, deve ammettere che "la scuola dell'infanzia comunale oggettivamente non ha i numeri". Sono veramente risicati, al pari dei margini per difenderla. "È oggettivamente difficile tenere aperta una scuola con 11 bambini, anche in considerazione del calo demografico". Appare piuttosto complicato risparmiare la chiusura addirittura alla scuola 'Angela Fresu' che conta 62 iscritti, tanti quanti ne potrebbe ospitare.

I plessi saranno 'travasati' negli istituti statali, e c'è poco da fare, a fronte di "numeri incontrovertibili", e la pubblica amministrazione si basa su quelli. Gli spazi liberati, con tutta probabilità, saranno messi a disposizione delle scuole statali .

Incassate le rassicurazioni sul personale che sarà riassorbito dalla macchina comunale, senza ripercussioni sotto il profilo occupazionale, le organizzazioni hanno cercato un compromesso. "Abbiamo strappato la promessa che i risparmi saranno reinvestiti nel primo ciclo della scuola statale, di competenza comunale: sarà potenziato il servizio scuolabus, anche se la maggior parte dei plessi sono adiacenti alla scuola statale. Una in particolare, la 'Tagore', si trova nello stesso edificio della 'Livio Tempesta' - prosegue Giuseppe Ciuffreda - Abbiamo chiesto di attivare i servizi per la prima infanzia 0-3 anni, gli asili nido comunali dei quali ci sarebbe bisogno nelle zone di nuova urbanizzazione, anche approfittando dei fondi del Pnrr, e abbiamo proposto di avviare la discussione con le parti sociali su quelle risorse in un tavolo tecnico".

Giovedì 23 dicembre, in una prima riunione a Palazzo di Città, il Comune aveva presentato il piano di razionalizzazione ai sindacati e sembrava intenzionato a liquidare in fretta la questione con una comunicazione, più una formalità che una trattativa. Ma dietro quei numeri ci sono bambini e famiglie. Le organizzazioni volevano vederci chiaro e hanno chiesto i dati. La seduta è stata aggiornata al 27 dicembre. Cartina alla mano, hanno analizzato anche la distanza tra le scuole comunali e quelle statali, interpellate proprio come le famiglie che, stando a quanto riferisce il sindacalista della Flc Cgil, sarebbero disposte a trasferire i figli nella scuola statale, peraltro completamente gratuita, a differenza delle scuole comunali dove si paga una retta in base all'Isee.

I sindacati hanno cercato un compromesso, ora vigileranno sui risparmi, affinché vengano effettivamente destinati all'istruzione, al potenziamento del servizio scuolabus, della mensa e del tempo prolungato. Per il momento attendono l'informativa relativa al piano definitivo. Istanze e suggerimenti saranno prese in debita considerazione, a quanto è sembrato dall'ultimo incontro. L'impressione, però, è che ormai sia già stato decretato lo smantellamento dell'intero sistema delle scuole dell'infanzia comunali.

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