Sabato, 13 Luglio 2024
Economia

L'agevolazione alle 'società del vento' inguaia i comuni foggiani: solo 800 euro all'anno a concessione

Con la sua sentenza il Consiglio di Stato, nel superare e chiudere il contenzioso tra le parti, ha stabilito che anche le società che producono energia debbano pagare il canone agevolato, stimato in 800 euro annui per singola concessione, a prescindere dall’estensione dell’effettiva occupazione di suolo pubblico

“È urgente e fondamentale chiarire la norma nazionale relativa al Canone Unico Provinciale, da cui discende un danno gravissimo per la tenuta dei bilanci della Provincia e dei tanti comuni che ospitano impianti per la produzione di energie rinnovabili”. È la richiesta avanzata al Governo dai rappresentanti delle amministrazioni comunali di Lucera, Rocchetta Sant’Antonio, Candela, Celle San Vito, Orsara e Serracapriola, che assieme al presidente della Provincia, Nicola Gatta, hanno tenuto un incontro per esaminare le conseguenze della sentenza con cui il Consiglio di Stato, lo scorso 4 novembre, ha dichiarato improcedibili il ricorso presentato dall’Ente di piazza XX Settembre e quelli dell’Associazione Nazionale Energia del Vento, di Daunia Wind Srl, della Margherita srl, della Eolsiponto Srl, di Torretta Wind Srl e della Eolica Pietramontecorvino Srl, circa il regolamento relativo al Canone Unico Provinciale adottato dal Consiglio provinciale il 25 maggio 2021.   
 
Con la sua sentenza il Consiglio di Stato, nel superare e chiudere il contenzioso tra le parti, ha stabilito che anche le società che producono energia debbano pagare il canone agevolato, stimato in 800 euro annui per singola concessione, a prescindere dall’estensione dell’effettiva occupazione di suolo pubblico. “È nostra intenzione impugnare in Cassazione la sentenza del Consiglio di Stato, che comunque non ci impone alcuna modifica del regolamento adottato dando contestualmente vita ad una mobilitazione degli amministratori affinché, soprattutto in questo frangente in cui l’aumento dei costi energetici colpisce duramente i bilanci degli enti locali e le imprese energetiche realizzano extraprofitti, i comuni del territorio non siano ulteriormente colpiti e messi ancor più in ginocchio sul piano finanziario”.  

La sentenza del Consiglio di Stato, infatti, si fonda sul contenuto del Decreto Legge 146/2021, intervenuto successivamente all’approvazione del regolamento provinciale del Cup, e sull’interpretazione che ne ha dato la risoluzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze con cui si è ritenuto che la filiera energetica è da considerarsi unica, motivo per il quale anche il business collegato alla produzione di energia deve essere agevolato in termini di pagamento del canone.  “Un’interpretazione senza senso, nella misura in cui determina una tassazione per l’accesso ai fondi agricoli e l’accesso ai passi carrabili del territorio che genera per la Provincia un’entrata di 302mila euro annui, mentre l’occupazione di oltre 300 chilometri di demanio stradale da parte delle aziende del settore delle energie rinnovabili ne produrrebbe appena 220mila. Senza tenere conto, inoltre, del sacrificio imposto alla collettività con il danno arrecato alle nostre strade e del profitto conseguentemente ricavato dalle società”.  

“Una sconfitta non per l’Amministrazione provinciale, che comunque vede il rischio di una significativa perdita di gettito in entrata ma più in generale per tutto il territorio ed i suoi diritti, con il serio rischio di vanificare i rilevanti risultati finanziari, acquisiti e intangibili, ottenuti dalla Provincia con la regolamentazione introdotta sulla Cosap”. Il presidente della Provincia ed i primi cittadini, dunque, hanno convenuto sulla necessità che il Governo intervenga subito, chiarendo meglio il senso della norma generale e, di conseguenza, correggendo rapidamente la sua interpretazione contenuta nella Risoluzione del Mef.  “Un obiettivo da raggiungere anche con il prezioso contributo dei parlamentari eletti in Capitanata che intendiamo coinvolgere su questa materia così importante”.  “È decisivo adoperarsi subito – concludono Nicola Gatta e gli amministratori interessati – per scongiurare gli effetti nefasti di quella che è, con ogni evidenza, una stortura a cui va posto immediatamente rimedio”.   

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