Omicidio Palumbo, esecuzione mafiosa in un negozio: ad agire tre persone

Severino Palumbo, ritenuto un esponente di spicco della criminalità organizzata, è stato ucciso in un negozio di Corso Leone Mucci a San Severo. Nessuno stub o elemento dalle telecamere di videosorveglianza

Severino Palumbo

Una notte di interrogatori, indagini, rilievi. San Severo è sotto shock dopo l’agguato stile far west messo a segno alle 21 di ieri, nel centralissimo Corso Leone Mucci, dove sotto una pioggia di proiettili è stato ucciso il 52enne Severino Palumbo, ritenuto dagli inquirenti un personaggio di spicco della criminalità organizzata sanseverese.

Gli agenti del commissariato di San Severo e della squadra mobile di Foggia sono al lavoro per chiarire la dinamica del fatto di sangue, un’esecuzione mafiosa in piena regola. Una ventina i colpi esplosi verosimilmente con una mitraglietta, forse una Skorpio calibro 7.65, che hanno raggiunto Palumbo almeno quattro volte, al capo e al torace. Da una prima ricostruzione dell’accaduto, il 52enne è stato sorpreso dai sicari - tre uomini incappucciati giunti sul posto a bordo di una Fiat scura - nel centralissimo corso Leone Mucci, poi è stato finito all’interno di un negozio di elettrodomestici, dove è avvenuto il “colpo di grazia”.

Quattro o cinque i proiettili esplosi all’esterno dell’attività commerciale, tutti gli altri esplosi all’interno, compreso quello fatale che ha colpito Palumbo alla testa, senza lasciargli scampo. Dei tre, una persona è rimasta in auto, un’altra è rimasta sull’uscio del negozio e la terza ha fatto fuoco con il mitra, prima dall’esterno e poi dentro all’esercizio commerciale. Chi voleva uccidere Palumbo sapeva bene dove trovarlo: il negozio nei pressi del quale è avvenuto l’agguato era spesso frequentato dalla vittima. Al suo interno, al momento dell’imboscata, vi era il titolare dell’attività ed un avventore, quest’ultimo rimasto ferito di striscio ad una gamba, ma senza gravi conseguenze.

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Durante la notte sono state eseguite una decina di perquisizioni e nessuno stub (l’esame che serve a verificare la presenza di polvere da sparo su mani, viso e abiti). Nessun elemento utile alle indagini sarebbe venuto fuori dalla visione dei filmati delle telecamere per la videosorveglianza piazzata in zona. Al momento si indaga ad ampio spettro. Gli inquirenti non si sbilanciano, ma non si esclude l’ipotesi del tentativo di un gruppo di nuove leve di emergere nella criminalità locale. A coordinare le indagini sono gli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, data la caratura criminale della vittima.

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