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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Torremaggiore

Le morti sospette potrebbero essere più di sedici: una volta in clinica le presunte vittime erano dormienti

I familiari provano a ricostruire la degenza delle presunte vittime nell'hospice di Torremaggiore. Si indaga per omicidio volontario continuato, sospetti su un infermiere di 55 anni

Il numero delle morti sospette registrate all’interno dell’Hospice di Torremaggiore potrebbe essere superiore a sedici.

Alcuni familiari dei degenti deceduti prima del periodo finito nella lente della Procura della Repubblica di Foggia - vale a dire quello compreso tra novembre 2022 e febbraio di quest'anno - starebbero provando a ricostruire gli ultimi istanti di vita dei propri cari trascorsi all'interno della struttura della Asl di Foggia.

Al momento sono state disseppellite le salme di 16 malati terminali spirati nella struttura sanitaria. I sospetti, lo ricordiamo, sono caduti su un infermiere del posto di 55 anni - raggiunto da un avviso di garanzia - che potrebbe aver agito da ‘angelo della morte’ effettuando la somministrazione impropria di farmaci appartenenti alla categoria delle benzodiazepine.

L'attività di riesumazione delle prime cinque salme è partita il 26 aprile; per quanto riguarda gli esami tossicologici sui tessuti e per quelli autoptici che verranno eseguiti presso l'ospedale Masselli Mascia di San Severo, la Procura di Foggia ha fatto sapere che l'attività comincerà nei prossimi giorni.

L'individuazione delle salme sottoposte ad accertamenti è avvenuta anche attraverso la valutazione delle cartelle cliniche. Ora bisognerà attendere i tempi tecnici per la deposizione delle relazioni da parte dei medici legali, indicati tra i 60 e 90 giorni.

I consulenti sono chiamati ad accertare se nei campioni biologici prelevati vi sia la presenza del farmaco e di suoi metaboliti. E ad evidenziare, laddove sarà possibile, la concentrazione sul campione biologico prelevato. I consulenti dovranno indicare le ragioni medico-scientifiche, l'epoca, le cause e i mezzi che hanno provocato la morte dei sedici pazienti.

Le indagini delegate al comando provinciale dei Carabinieri proseguono al fine di verificare la fondatezza o meno dell'ipotesi di reato e le eventuali responsabilità.

La Procura della Repubblica di Foggia indaga per omicidio volontario continuato, ma non c'è stata la formulazione del capo di imputazione, di cui, al momento, vi è soltanto la contestazione.

L'infermiere - secondo quanto ha riferito ieri su queste colonne l'avv. Luigi Marinelli - sostiene di non avere alcuna colpa ma di aver fatto soltanto il suo dovere: “Il mio assistito è rimasto meravigliato, è tranquillo di non aver fatto nulla che non fosse consentito e autorizzato”.

Soltanto i risultati degli esami tossicologici sui prelievi fatti (se ne occuperà l'istituto di Pavia), diranno se il Midazolam sia stato o meno utilizzato: “Se c’è, bisognerà vedere se era stato prescritto” precisa il legale dei familiari di un degente deceduto, l’avv. Mauro Valente. 

Successivamente, a prescindere dalle quantità del farmaco iniettate, seguirà una valutazione sul nesso di casualità tra la somministrazione del farmaco e la morte dei degenti: “In soggetti particolarmente debilitati, tutti ormai incurabili, somministrare un farmaco con effetti di quel tipo, significa facilitare la morte” evidenzia l’avv. Valente a FoggiaToday.

Tra i parenti delle presunte vittime, nel frattempo, ricorrono le stesse sensazioni, “che in un certo senso sembrerebbero avvalorare le ipotesi della Procura” spiega il legale di San Severo.

Nelle more di avere notizie certe, i familiari dei pazienti deceduti nella clinica di Torremaggiore attendono alla finestra. L’avv. Mauro Valente prova a spiegare il sentimento che i suoi assistiti provano da alcuni giorni: “Proprio perché è una clinica dove le persone si recano per trascorrere gli ultimi giorni, dopo aver lottato contro malattie gravi ed essersi sottoposte a interventi e terapie molto pesanti - il che significa che si sono aggrappati con i denti alla vita – pensare che qualcuno possa essere intervenuto per porre fine alla vita dei loro cari, è pesante, molto pesante. E’ questo il rammarico delle persone che rappresento. Non è tanto l’idea della morte - sapendo che non c’era più niente da fare - quanto la mancanza di rispetto verso quella persona. Decidere per la vita degli altri è l’elemento di peso in questa vicenda”.

L’elemento ricorrente è il ricordo dei loro cari arrivati nell'hospice particolarmente energici, anche agitati e nervosi, ritrovati però dormienti e tranquilli durante il periodo di degenza in clinica. “Ci può stare che il piano terapeutico prevedesse la sensazione di qualche tranquillante o antidolorifico, però un soggetto sveglio che dopo pochi minuti o ore non fa altro che dormire, oggi fa pensare” conclude l'avv. Valente.

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