Doccia gelata sui migranti, il Governo firma il 'fine accoglienza'. Associazioni in rivolta: "Centinaia di famiglie per strada"

Un decreto del Ministero dell’Interno ha stabilito l’esclusione dei richiedenti asilo tuttora accolti nei progetti SIPROIMI, a partire dal prossimo 1 gennaio, dai servizi di integrazione. La Rete di prossimità di Capitanata ne chiede la revoca

La Rete di prossimità di Capitanata chiede al Governo e al Ministro Lamorgese di “sospendere immediatamente i provvedimenti di cessazione delle misure di accoglienza e di rivedere con urgenza ed in netta discontinuità con i governi precedenti, la complessiva gestione normativa delle politiche migratorie”. E’ quanto firmano in una nota AAIMS, Africa united, Anolf Foggia, coop. soc. Arcobaleno, ASGI, Caritas Borgo Mezzanone, Caritas CerignolaAscoli Satriano, Caritas Foggia-Bovino, Caritas San Severo, FLAI-CGIL Foggia, Idorenin, Intersos, coop. soc. Iris, coop. soc. Oasi2 San Francesco, Solidaunia.

“Nei giorni scorsi – scrivono le associazioni- il Servizio Centrale del SIPROIMI ha inviato agli enti locali e agli enti gestori dei progetti Siproimi, una nota informale per la cessazione delle misure di accoglienza dei titolari di protezione umanitaria al 31/12/19; il giorno successivo un decreto del Ministero dell’Interno ha stabilito l’esclusione dei richiedenti asilo tuttora accolti nei progetti SIPROIMI, a partire dal prossimo 1 gennaio, dai servizi di integrazione “nelle more della conclusione dell’iter di trasferimento”. La Rete di prossimità delle associazioni della provincia di Foggia esprime “forte preoccupazione in relazione agli effetti che tali disposizioni determineranno su un numero rilevante di persone (molte centinaia solo in Puglia), tra cui molti nuclei familiari anche monogenitoriali, donne, minori, vittime di tratta, persone con disagio mentale e in condizioni di vulnerabilità, che – in pieno inverno- rimarranno di fatto privi di qualunque alternativa reale”.

“Riteniamo – aggiungono - che entrambe le disposizioni presentino diversi profili di illegittimità e siano gravemente lesive del diritto d’asilo e dei diritti delle persone. Le suddette misure non considerano la irretroattività della legge 132/18 come da recente sentenza della Cassazione a sezioni unite, né il decreto ministeriale dello scorso 13 dicembre sulla proroga di sei mesi dei progetti esistenti. Inoltre, interrompono di fatto i percorsi già avviati di inclusione, studio, formazione, lavoro, cura, tutela delle persone in accoglienza senza tener conto dei loro diritti, bisogni e relazioni. Il d.lgs 113/2018, modificato nella L.132/2018, ha già inciso pesantemente sulla condizione dei cittadini stranieri in Italia, anche rendendo irregolari un numero rilevante di titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e favorendo la crescita di situazione di marginalità sui vari territori. La maggior parte di coloro che saranno colpiti da questi provvedimenti non avranno altra soluzione che la strada o gli insediamenti informali, aggravando ulteriormente la situazione attuale.”

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“Da tempo la Rete di prossimità ha espresso la propria posizione sugli insediamenti informali in Capitanata e sulla necessità di promuovere un’azione complessiva e multilivello per agire sullo svuotamento degli insediamenti informali, fornendo valide alternative e rimuovendo le ragioni che ne determinano l’esistenza, come esposto nella Piattaforma della Rete di Prossimità, documento di proposte multidisciplinari presentato a Settembre 2019 e consegnato personalmente al capo dipartimento Libertà Civili ed Immigrazione, Michele Di Bari, il 5 Settembre”. “Gli insediamenti informali sono la diretta conseguenza anche del fallimento del sistema di accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale e della carenza di piani di inclusione sociale – scrive la Rete -. Queste nuove disposizioni non avranno altro effetto che aumentare precarietà e marginalità sociale, aggravando la situazione dei singoli territori, rendendo socialmente ricattabili migliaia di persone ed esponendoli a condizioni di sfruttamento. Non è questo quello di cui abbiamo bisogno!” tuonano. La Rete si associa a quanti si sono già espressi sulla contrarietà ai suddetti provvedimenti.

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