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La bara che esce dalla Cattedrale

La bara che esce dalla Cattedrale

Giancarlo Ravidà, lacrime e dolore ai funerali: a Foggia l’ultimo saluto

Il 19enne di Foggia è morto a Prato, travolto e ucciso da un'auto. I funerali si sono svolti in una Cattedrale stracolma di gente. Rose e bara bianche, un casco, il rombo delle moto e l'addio lungo via Arpi

Foggia c’era, unita nel dolore, ai funerali di Giancarlo Ravidà, il ragazzo strappato alla vita su una strada di Prato, travolto e ucciso da un’auto all’uscita da una pizzeria. Un profondo senso di smarrimento e di incredulità, questa l’aria che si respirava nella imponente Cattedrale stracolma di gente, dove un migliaio di persone hanno partecipato alle esequie e all’omelia dell’arcivescovo Pelvi.

C’erano i genitori, la sorella, la nonna, i parenti e gli amici; c’era una bara bianca ricoperta di rose dello stesso colore, una foto e un casco, segno della passione del 19enne per le moto. Giancarlo è tornato nella sua terra, dov’era nato e cresciuto, dove aveva trascorso gli anni più belli della sua vita. E’ tornato dopo la parentesi di Prato e la morte, atroce, improvvisa, senza un perché.

Nei volti di chi lo ha vissuto la sofferenza; negli sguardi di chi ha condiviso la tragedia, il silenzio, il rispetto, il pianto, la vicinanza al dolore profondo. Un forte abbraccio all'uscita del feretro dalla Chiesa, dove ad attenderlo c’era il rombo rabbioso delle moto. Poi, da via Arpi ai Tre Archi, le lacrime struggenti e un clima di rassegnazione, in un percorso disseminato di petali bianchi e contrassegnato dal passo lento dell’addio. Ciao Giancarlo…

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