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Foggia Reagisce, foto di Roberto D'Agostino

Foggia Reagisce, foto di Roberto D'Agostino

Foggia, ora però tocca a te: reagisci!

Foggia Reagisce. Tante voci, diverse opinioni ma un unico ritornello al Teatro Giordano. Il procuratore antimafia Franco Roberti: “Punire gli imprenditori che cercano protezione dalla criminalità”

Foggia reagisce. Un’affermazione netta, che potrebbe anche convertirsi in un’esortazione: Foggia reagisci. Reagisci ancora. È questo il messaggio che passa dai vari interventi all’incontro tenutosi questa mattina al Teatro Giordano ricco di ospiti, tra i quali spiccava la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti. Una presenza non casuale, che si incastra alla perfezione nel giorno in cui il blitz della Squadra Mobile di Foggia, dei finanzieri della Polizia Tributaria di Bari e dello S.C.I.C.O., ha determinato l’arresto di dieci persone, sferrando un pesante colpo alla criminalità organizzata foggiana. Quella criminalità di cui fino a poco tempo fa si conosceva poco. Che c’era, ma non si vedeva. O forse si faceva finta di non notare, come polvere nascosta sotto il tappeto.

La giornata di oggi è servita a far capire a tutti che Foggia sta iniziando a reagire, che esiste una forte fetta di cittadinanza che non ci sta a far la parte della vittima consapevole, ma passiva. “Un’assemblea di speranza”, come l’ha definita Monsignor Pelvi. Perché la reazione deve essere collettiva. “Foggia non crescerà senza uno sforzo comune, senza l’assunzione di responsabilità di fronte all’inquietante malessere sociale che respiriamo. Ci stiamo abituando alla corruzione come se fosse un fatto normale”. Illegalità diffusa che si può combattere attraverso un lavoro della comunità nella sua interezza: “Si deve cominciare dal basso, tutti devono dare il proprio apporto per la rigenerazione dei rapporti sociali, in primis la stessa Chiesa”.

La criminalità spesso sottovalutata, in realtà molto più forte e radicata. Ma non per questo bisogna enfatizzarla. È il fermento culturale crescente nella nostra città, la vitalità delle associazioni, l’estenuante lavoro delle forze dell’ordine e della Magistratura a meritare di essere enfatizzati. È abbastanza chiaro il pensiero di Fabio Porreca, presidente della Camera di Commercio di Foggia, che fa appello alla comunità, il cui contributo già evidente deve essere corroborato ulteriormente. Un pensiero condiviso da tutti i relatori.

La palla passa a Roberti, che insieme al Procuratore Capo della Repubblica di Bari Giuseppe Volpe, anticipa quanto poi spiegato dettagliatamente nella successiva conferenza stampa, sul blitz. L’occasione per fare anche un excursus sul percorso evolutivo della mafia in Capitanata. Un’organizzazione piuttosto giovane, sorta alla fine degli anni ’70, quando Raffaele Cutolo decise di istituire a Lucera il primo nucleo mafioso pugliese. Un progetto che si poté realizzare solo grazie alla complicità delle istituzioni, della società civile e del tessuto imprenditoriale.

Roberti cita Don Ciotti, e sottolinea come proprio ciò che risiede fuori dalla Mafia la alimenta. “Fino a quando questo grumo non si scioglierà, la Mafia non sarà mai sconfitta. Serve collaborazione tra tutti. Falcone sosteneva che non si potesse pretendere gli slanci di eroismo da parte delle vittime, ma la collaborazione, sì”. Collaborazione che presuppone un’imprescindibile fiducia nei confronti delle istituzioni. “Ma la fiducia occorre guadagnarsela con i fatti, con le condotte, non solo con le parole, i proclami, o partecipando ai convegni”. Poi la proposta di punire penalmente gli imprenditori che cercano il contatto con la criminalità organizzata per cercare protezione.

Aspetto sul quale Tano Grasso non è del tutto d’accordo. “A Foggia molti imprenditori non denunciano perché c’è convenienza. È questa a fare la differenza oggi a Foggia, non la paura. Perché chi denuncia sa di non essere solo, che non si troverà in mezzo alla strada”. Due sono le proposte alternative: “Esiste una norma poco conosciuta e ancor meno applicata che esclude gli imprenditori acquiescenti dalle gare d’appalto per un anno”. La seconda coinvolge la cittadinanza: “Serve che facciano avvertire la riprovazione per chi paga il pizzo rifiutandosi di reagire. È così che si determina la svolta, non soltanto manifestando solidarietà per le vittime. Le istituzioni sono già avanti, ora tocca ai cittadini e agli operatori economici raccogliere la sfida”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Pippo Cavaliere della Fondazione Buon Samaritano, che nella sua ventennale attività, ha aiutato oltre 3500 famiglie, elargendo prestiti per decine di milioni di euro, salvando molte persone dalla rete degli usurai. “Eppure c’è amarezza guardando Foggia sempre in fondo alle graduatorie”. Il livello di ignavia è evidentemente ancora alto, nonostante il grande lavoro della Fondazione e delle forze dell’ordine. Quindici condanne in altrettanti processi, nei quali la Fondazione si è costituita parte civile. Numeri importanti, destinati a crescere se c’è partecipazione, e predisposizione alla reazione.

Il richiamo al tessuto sociale è formulato anche da Daniela Marcone, che opera e lavora nel ricordo di un padre vittima di carnefici rimasti ancora impuniti. Eppure c’è speranza: “Manifestazioni come quella di oggi, vent’anni fa non sarebbero state possibili. Vent’anni fa non conoscevo l’esistenza della mafia nonostante prima dell’omicidio di mio padre ci fossero stati quelli di Ciuffreda e Panunzio. Sono stati fatti passi in avanti evidenti, ma mi piacerebbe che a certe manifestazioni come quelle dello scorso 21 marzo ci fosse più partecipazione”.

Tante voci, diverse opinioni ma un unico ritornello. Serve la partecipazione maggiore della società civile, del tessuto imprenditoriale e delle istituzioni. A loro il compito di instillare soprattutto nei più giovani la cultura della legalità, ma per fare questo occorre che si legiferi bene: “Bisogna scrivere leggi buone e chiare, che preservino l’interesse della collettività”, il pensiero finale di Roberti, che poi cita Tacito: “Quanto più uno stato è corrotto, tanto più promulga leggi. Invece bisogna far capire a tutti che è più conveniente rispettare le leggi, quelle giuste, piuttosto che infrangerle”. Il punto di partenza per avviare la rinascita, per intraprendere un lungo e tortuoso percorso di affrancamento della Capitanata, e di tutto il Paese, da ogni forma di ingerenza mafiosa.  

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