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Abuso d'autorità in Comune: insegnante con gravi patologie trasferita senza il suo consenso, ma "la legge lo vieta"

Grane per l'ente di corso Garibaldi. Per sopperire alla carenza di organico, trasferisce dipendente titolare di 104. Oggi la donna è allettata per un brutto incidente occorsole mentre era in servizio nella nuova sede

“Quando l’abuso d’autorità opprime il lavoratore con disabilità”. E’ sintetizzata in questa frase la vibrante denuncia che una donna, dipendente del Comune di Foggia, ha vergato nero su bianco presso le autorità competenti. Oggi è allettata, vittima di un brutto incidente occorso sul luogo di lavoro. Un luogo in cui, evidentemente, la malcapitata non doveva stare, a guardar le norme, ma presso il quale è stata inviata “d’imperio” dall’ente. Cosa è accaduto? Andiamo con ordine.

A raccontarci la vicenda è il marito della donna, una insegnante della scuola dell’Infanzia dipendente del Comune di Foggia da 22 anni, dopo esser risultata vincitrice di concorso per titoli ed esami. La donna in questione è suo malgrado affetta da disabilità grave e, pertanto, beneficiaria di 104.

“Inutile dire che la politica negli ultimi anni ha visto emigrare presso gli uffici un numero consistente di insegnanti delle scuole dell'infanzia del Comune di Foggia” esordisce il marito, L.L., commercialista conosciuto in città, ed il riferimento è alla determinazione del 20 marzo 2018 n. 207 del Registro Generale delle determinazioni con cui il dirigente al personale ha provveduto, in attuazione della deliberazione di giunta Comunale n. 65/2016, alla “attribuzione e cambio di profilo professionale di vari dipendenti”; atto che avrebbe scoperto di fatto i servizi educativi (il capogruppo Fdi, Mainiero, eccepì formalmente l’illegittimità del provvedimento, qui).

Il condizionale trova conferma nella brutta vicenda occorsa alla donna. “Oggi infatti – continua il marito della dipendente - la carenza di personale penalizza fortemente chi invece è rimasto, seppur faticosamente, a fare il lavoro con i bambini, lavoro usurante ed impegnativo. E cosa si fa per coprire il vuoto lasciato da chi comodamente ha preferito sedere dietro una scrivania? Il dirigente, con il beneplacito dell'assessore alla Pubblica Istruzione e di tutti i componenti politici del Palazzo, in primis il Sindaco, trasferiscono dopo anni di continuità didattica le insegnanti da una scuola ad un’altra, ed anche al nido. Ma, cosa ancor più grave, trasferiscono anche le titolari di 104 con disabilità gravi nonostante la legge lo vieti assolutamente in assenza di consenso del lavoratore disabile”.

Un’abnormità. L’Art 33 comma 6 della legge 104/92 lo dice chiaramente: “La persona disabile maggiorenne ha diritto a scegliere ove possibile la sede di lavoro più vicina al domicilio e non può essere trasferita senza il suo consenso”.

A questo punto, però, scrolla il capo la donna, l’azione di forza è fatta. Inutili le richieste di colloquio, inutili le PEC ed inutili anche le lettere del legale della famiglia, puntualmente inviate a sindaco, dirigente, scuole, personale, finanche al segretario generale del Comune. Tutto vano, tutte lasciate senza risposta. “Ignorati in tutto e per tutto” tuona il marito, “i sindacati sapevano e sanno, ma conviene stare zitti. Abbiamo altro da fare visto che si avvicina la campagna elettorale, giusto? Non vedo, non parlo e non sento”. E la donna, con patologie gravi, trasferita in altra scuola “con l’obbligo di supplire anche in altri plessi, oltre che all’interno del proprio, ove necessita” continua l’uomo, mostrando le carte. La coppia ha sporto denuncia per abuso d’autorità su disabile.

Ma non finisce qui. La faccenda si aggrava. Perché la donna, obbedendo a quanto richiesto, dopo alcuni giorni di servizio nella nuova scuola ha subito un incidente. Trasportata dal 118 in ospedale, si ritrova oggi allettata con contusioni e traumi. “E devo ringraziare il buon Dio per come è andata perché, per le patologie di cui soffre, l’incidente poteva esserle fatale” continua il commercialista foggiano, deciso a percorrere ora tutte le strade per ottenere giustizia. “A nome dei disabili e di tutti coloro – conclude- che, nel corso dei secoli, hanno lottato per vedere tutelati i propri diritti”.

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