Ghetto di Rignano, Anolf: “600 immigrati non hanno più i bagni chimici”

Diego De Mita: “Bisogni corporali vengono smaltiti in sacchetti di plastica, gettati il più lontano possibile nei campi. Situazione allarmante dal punto di vista igienico-sanitario”

Dal 9 aprile gli immigrati che stazionano nel cosiddetto “Ghetto”, tra San Severo e Rignano Garganico, non hanno più a disposizione i 30 bagni chimici, consegnati su iniziativa della Regione Puglia nell’anno 2011. Una situazione allarmante dal punto di vista igienico-sanitario per più di 600 persone, che nei prossimi mesi estivi potrebbero superare le 1200 unità, visto che il flusso proseguirà con l’approssimarsi della campagna del pomodoro.  

A denunciare la gravissima condizione, in cui son costretti a vivere sul nostro territorio centinaia e centinaia di lavoratori, è l’ANOLF (Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere) di Foggia. In collaborazione con l’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Manfredonia, guidato da padre Arcangelo Maira, l’associazione aderente alla CISL chiede, da tempo, l’attuazione di soluzioni adeguate e non repressive alle Istituzioni locali e nazionali.

In questo momento, oltre ad assicurare, senza interruzioni, la fornitura di acqua, è indispensabile – evidenziano il presidente provinciale dell’Anolf, Diego de Mita, e padre Arcangelo Maria - intervenire per garantire nuovamente la disponibilità di bagni chimici, come segno minimo di attenzione verso lavoratori agricoli che soffrono già condizioni di sfruttamento e povertà, malgrado contribuiscano positivamente all'economia locale.

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Dal mese di aprile, senza più i bagni chimici nel “Ghetto”, i bisogni corporali vengono smaltiti in sacchetti di plastica, gettati il più lontano possibile nei campi, con la molto probabile ira degli agricoltori quando mieteranno il grano o l’avena. Per evitare allarmismi, incomprensioni e soprattutto rischi igienico – sanitari evidentissimi, auspichiamo da parte delle istituzioni competenti, a partire dalla Regione che si era fatta carico del problema, il tempestivo ripristino dei bagni chimici ed una maggiore attenzione verso queste persone che vivono, a pochissimi chilometri dalle nostre città, nella più totale negazione dei diritti umani”.

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