“Sangue innocente e inaudita brutalità”. Foggia piange Francesco, ma c’è “silenzio e indifferenza” sui percorsi antimafia

La dura lettera dell’associazione ‘Giovanni Panunzio’, che si stringe attorno alla famiglia Traiano e pungola l’amministrazione comunale sui beni confiscati alla mafia: “La strada di chi cerca di dare un contributo contro mafia e illegalità si è fatta più difficile e solitaria”

Immagine di repertorio

“Francesco Traiano, titolare del bar-tabacchi ‘Gocce di Caffè’ di Foggia, è stato ucciso dalla violenza cieca, disumana e brutale della criminalità della nostra città, all'esito di una rapina nel suo negozio”. L’associazione ‘Giovanni Panunzio - Eguaglianza Legalità Diritti’ si stringe attorno alla famiglia del giovane commerciante.

“Abbiamo assistito sgomenti all'ennesimo episodio di inaudita brutalità a Foggia e fummo facili profeti quando dicemmo che rischiavamo di avere presto ancora sangue innocente nelle nostre strade per mano del crimine e ci augurammo una reazione netta, ferma, non episodica ed eticamente orientata da parte della città tutta. Ora questo avverrà? Abbatteremo una volta per tutte zone grigie, omertà e indifferenza morale?”, si chiedono in una dura lettera firmata dal presidente, Dimitri Cavallaro Lioi.

“Dobbiamo comprendere, tra le altre cose, che questi episodi di cieca brutalità e violenza estrema non accedono semplicemente a sanguinosi atti predatori (o vandalici), ma sono l'espressione della precisa e lucida volontà da parte della criminalità foggiana di marcare il proprio controllo sul territorio, di esprimere il proprio dominio e la propria prevaricazione. Perché molte e molti girano la testa dall'altra parte e fanno finta di non vedere verità lapalissiane? Perché dopi i fatti del gennaio scorso la parola ‘mafia’, che esprime un fenomeno che opprime da troppo tempo Foggia, è scomparsa ancor più di prima dal dibattito politico, sociale, culturale della città?”

“Il percorso di chi cerca di dare un contributo, anche piccolo, ma significativo, contro l'illegalità diffusa e la mafia in città si è fatto ancora più difficile e solitario. Perché questo accade? Noi, come associazione, da tempo siamo impegnati, tra le altre cose, nel cercare di dare visibilità alla questione dei beni confiscati in città, questione da troppi anni sottaciuta e privata del giusto risalto", continuano.

"Dare visibilità ai beni tolti alla mafia foggiana significherebbe affermare plasticamente che lo Stato (cioè noi tutte e tutti), è più forte, più forte della mafia con la sua capacità, quando vuole, di coesione pacifica, sociale e democratica in faccia alla violenza mafiosa. Abbiamo proposto al Comune di Foggia, come spiegheremo meglio nei prossimi giorni, di ricordare Giovanni Panunzio il prossimo 6 novembre di fronte ad un bene confiscato alla mafia foggiana, in località Salice Nuovo. Lo abbiamo chiesto da mesi e stiamo aspettando, ad oggi, una risposta concreta e fattiva".

"I tempi stringono e, se non avremo una risposta adeguata, dovremo a brevissimo dedicarci a soluzioni alternative per ricordare degnamente il sacrificio di Panunzio. Perché, ci chiediamo, dobbiamo riscontrare silenzio e indifferenza su un tema così cruciale da parte di troppi settori della vita cittadina: una buona parte della classe politica, dei mass media locali e della società civile. Dove sono tutte e tutti? Di fronte ad una morte tanto ingiusta e violenta possiamo, oggi, porre solo domande per scuotere le coscienze: da domani torneremo a dare le nostre risposte, il nostro contributo".

"Lo dobbiamo a Francesco, altro imprenditore foggiano che con il suo talento e la sua capacità è stato strappato alla vita, lo dobbiamo ai suoi familiari e lo dobbiamo a tutte e tutti noi. La città delle donne e degli uomini onesti deve sollevarsi tutta, non può permettersi assenze, perché diversamente non riusciremo a salvare Foggia da un destino mortifero, che, per qualcuno, pare essere già scritto. Lo dobbiamo fare anche nel nome di Francesco Traiano", concludono.

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